06/08/2012

Fratture vertebrali: come trattarle

avatar mflMFL
fratture vertebrali come trattarle

Gestione del dolore e riduzione dei tempi di recupero: sono questi gli obiettivi principali da perseguire nel trattamento del paziente con frattura vertebrale. E le nuove tecniche a disposizione degli specialisti offrono interessanti opportunità. Un esempio?

La vertebroplastica percutanea è una procedura terapeutica mini-invasiva che utilizza le tecniche di imaging e non richiede l’anestesia generale. La tecnica prevede un’iniezione di cemento biocompatibile all’interno delle vertebre fratturate attraverso la pelle; l’iniezione viene praticata utilizzando speciali aghi metallici che vengono inseriti direttamente nelle vertebre e non provocano dolore.

Il cemento si solidifica nel giro di un quarto d’ora circa, dopodiché il paziente resta a letto a riposo per qualche ora e viene dimesso il giorno successivo senza dover seguire particolari accorgimenti. Questa metodica, che dura circa trenta minuti, può essere applicata anche ai pazienti anziani o con problemi cardio-polmonari che non possono essere sottoposti a un intervento con anestesia generale e che vengono dimessi, in media, nell’arco di due giorni.

In Italia una frattura vertebrale su tre è causata da osteoporosi e si verificano circa 100mila fratture vertebrali da osteoporosi l’anno; il trattamento convenzionale prevede una terapia antalgica e l’immobilizzazione per 4-6 mesi. Oggi due terzi delle fratture vertebrali non vengono nemmeno diagnosticate perché sono spesso paucisintomatiche e caratterizzate da dolore variabile, da moderato a serio.

Quando non è indicata la vertebroplastica percutanea? Nei pazienti asintomatici e nei pazienti in cui sono compromesse le strutture nervose, mentre va usata con cautela nei pazienti con tumori. La tecnica permette un’eliminazione del dolore rapida e significativa.

Neurologia

Le fratture vertebrali, soprattutto su base osteoporotica, sono molto più frequenti di quanto si possa pensare. In un paziente anziano, l’insorgenza di dolore vertebrale, insistente per oltre una settimana e resistente all’utilizzo dei comuni farmaci analgesici, deve sempre insospettire il medico curante, il quale dovrebbe poi celermente fare eseguire un esame di Risonanza Magnetica, con opportune sequenze, che dimostrano con assoluta certezza la eventuale presenza di fratture vertebrali di recente insorgenza.

Tale esame è necessario proprio perché solo le fratture vertebrali relativamente recenti (1-2 mesi) si giovano del trattamento percutaneo di vertebroplastica. L’esame di Risonanza, insieme con l’esame clinico del paziente, permettono di selezionare i casi di elegibilità alla procedura. La procedura vene eseguita in regime di ricovero (2 giorni) ed è, in genere, ben tollerata da tutti i pazienti, con scarse complicanze, spesso asintomatiche.

Nel nostro Istituto si utilizza un angiografo bi-plano rotazionale 3D di ultima generazione, sul cui lettino il paziente viene posizionato in posizione prona. La durata della procedura è di circa 30-40 minuti. Controindicazioni assolute sono le coagulopatie (eventuali farmaci anti-coagulanti vanno sospesi preliminarmente), le infezioni e la compromissione delle strutture nervose.

Se hai trovato interessante questo articolo condividilo su
0 0