Innanzi tutto bisogna considerare se esistono delle indicazioni all’intervento di chiusura, dal momento che tale anomalia si ritrova in circa un terzo di tutta la popolazione e solo in pochissimi casi è causa di disturbi. L’intervento di chiusura si effettua con l’introduzione di cannule a livello delle vene femorali (previa anestesia locale a livello inguinale) attraverso cui viene fatto avanzare sino ad arrivare in atrio destro un device costituito da un doppio disco. Attraverso un filo guida che viene fatto passare attraverso il forame ovale uno dei due dischi viene fatto passare sul versante sinistro del setto atriale. Dopo aver controllato (in genere mediante eco intracardiaco (eseguito introducendo una sonda in atrio destro attraverso l’altra vena femorale) il corretto posizionamento del device, i due dischi vengono aperti e chiudono a mò di sandwich la porzione del setto in cui si trova il forame ovale che viene così sigillato. Alla fine si rimuove il tutto e si fa una compressione di alcuni minuti a livello delle vene sino al raggiungimento di una adeguata emostasi. La dimissione avviene in genere il giorno successivo all’intervento. Nei sei mesi successivi dovrà assumere due farmaci che, tramite una potente inibizione piastrinica, impediscano la formazione di trombi (coaguli) a livello del device.