Si tratta di una domanda molto vaga su cui si potrebbero scrivere dei libri.
In genere se non complicato l’infarto miocardico al giorno d’oggi richiede pochi giorni di ospedalizzazione, che dovrebbe concludersi possibilmente con l’esecuzione di un esame coronarografico o quantomeno di test valutativi, compatibilmente con l’età e le condizioni cliniche generali del paziente. La probabilità di morte intraospedaliera dell’infarto è circa del 5-10 % e le principali complicanze sono la rottura di cuore, la disfunzione valvolare acuta, le aritmie, l’insufficienza cardiaca acuta, il versamento pericardio. Nelle prime 24 - 48 ore è necessario l’allettamento ed il paziente richiede uno o più accessi venosi, plurimi prelievi ematici per il monitoraggio di vari parametri, un eventuale cateterismo vescicole, il monitoraggio di pressione arteriosa, frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno, diuresi, temperatura corporea ed ovviamente, dell’ECG.
La invito quindi a porre una domanda più precisa.