Il senso della risposta è questo: in tali casi la chemioterapia non modifica la storia naturale della malattia in termini di sopravvivenza; è, quindi, doveroso porsi l’obiettivo di migliorare al massimo la qualità della vita. Non è giustificata alcuna forma di migrazione sanitaria: il centro oncologico migliore è quello vicino alla residenza del paziente.