# Fichi d'India: proprietà, benefici e utilizzi

> Originari del Messico, i fichi d'India hanno proprietà astringenti, depurative e diuretiche e aiutano ad alleviare dolori e malanni.

- **Autore:** Paginemediche 
- **Pubblicato:** 2012-01-02
- **Aggiornato:** 2021-07-14
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- **URL:** https://www.paginemediche.it/benessere/alimentazione-e-dieta/fichi-d-india-proprieta-benefici-e-utilizzi

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## Origini e diffusione dei fichi d'India

I fichi d’India, o anche fichidindia, in linguaggio scientifico *Opuntia Ficus Indica*, sono prodotti da una pianta per noi tutta particolare, appartenente alla famiglia delle *Cactacee*, che come rami ha i cladodi, le pale, foglie carnose, irte di spine che si sovrappongono dando origine ad un arbusto, nel quale i rami sono costituiti dai cladodi stessi, che sviluppano anche la fotosintesi clorofilliana, vicariando in realtà la funzione delle foglie, che poi sono le spine, ed anche il tronco è costituito da cladodi basali legnificati dopo il quarto anno della pianta.

L’habitat originario era il **Messico**da cui tali piante, in epoca ancora precolombiana, erano state già diffuse anche in **America Centrale**. Le coltivavano già e ne facevano commercio gli **Aztechi**, considerando le piante e relativi frutti non solo di forti valori simbolici ma anche di grande importanza come alimento basilare della loro dieta: lo attesta il **Codice Mendoza** nel quale si afferma altresì l’importanza commerciale dell’Opuntia, allora come ora, indispensabile per la produzione del **carminio**, anch’esso elencato tra i beni commercializzati dalle medesime popolazioni.

In epoca successiva, ma sempre precolombiana, la diffusione si ebbe anche in **America Meridionale**: non è dato sapere quando ma lo si deduce dal fatto che gl’**Incas**lavorassero il carminio, la cui produzione ancora oggi è strettamente correlata all’Opuntia.

Queste cactacee fra la fine del 1400 e gl’inizi del 1500 furono importate in Europa sia da **Cristoforo Colombo** che da altri navigatori immediatamente successivi. La prima descrizione dettagliata risale al 1535 ad opera dello spagnolo **Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdès**, mentre Linneo nel 1753 ne descrisse due differenti specie: Cactus Opuntia, e Cactus Ficus-Indica; Miller nel 1768 definì la specie Opuntia Ficus-Indica, come ufficialmente viene denominata a tutt’oggi.

Queste varietà di piante, come molte altre cactacee, attecchiscono bene e dovunque, per talea o per semina; per assicurarne la riproduzione è sufficiente interrare parzialmente una o due pale tratte dalla pianta madre; un po’ di acqua è richiesta nella sola fase iniziale; temono soltanto le basse temperature. Anzi, a voler essere precisi, esse attecchiscono e si diffondono fin troppo, entrando a far parte del paesaggio, come in **Sicilia**e a **Malta**, persino modificando lo stesso.

È stata proprio quest’ultima motivazione ad indurre alcune regioni a limitarne la coltura che in **Toscana** è stata semplicemente vietata per effetto di una legge regionale.

Proprio in Sicilia infatti non è strano vedere, anche come limiti di poderi o barriere frangivento, lunghissimi filari di fichi d'India che vegetano da soli, non necessitano di cure da parte degli uomini né tampoco di [INTERVENTI](https://www.paginemediche.it/glossario/interventi) chimici: e questo particolare è di grande importanza, trattandosi dell’unico frutto che non sia mai sottoposto a trattamenti chimici; per migliorare la resa è sufficiente una concimazione fosfo-potassica, preferibilmente organica.

In cima alle pale, a tempo debito, fioriscono i caratteristici fiori di colore giallo o arancione da cui si sviluppano i **frutti**, a botticella, ovoidali di forma, di color giallo o rosso o bianco o senza semi in base alla varietà, **munititi di spine**, i quali in fondo portano un’aureola di piccole spine, mentre la polpa, succosa e piena di vitamine, contiene numerosi semi legnosi.

Anche per la raccolta non c’è niente di tecnologico: si usano ancora i vecchi 'coppi' come al tempo dei nonni e degli altri avi. Nutrizionalmente parlando, il frutto contiene fosforo, calcio, Vitamina C e la polpa fresca è oltremodo ricca di [Zuccheri](https://www.paginemediche.it/glossario/zuccheri) quali fruttosio, glucosio e saccarosio.

## I benefici dei fichi d'India

Ecco in sintesi, per concretezza di discorso, la Tabella dei Valori Nutrizionali considerata su un campione di 100 gr, tratta dall'**Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la [Nutrizione](https://www.paginemediche.it/glossario/nutrizione) - INRAN**:

| Acqua | g | 83,2 |
| --- | --- | --- |
| Proteine | g | 0,8 |
| Lipidi | g | 0,1 |
| Carboidrati | g | 13 |
| Fibra | g | 13 |
| Energia | Kcal | 5 |
| Sodio | mg | 53 |
| Potassio | mg | 1 |
| Ferro | mg | 190 |
| Calcio | mg | 30 |
| Fosforo | mg | 25 |
| Vitamina C | mg | 18 |

Con la **polpa concentrata** e privata dei semi, specialmente in Sicilia, si prepara uno **sciroppo**, simile a quello di acero, da utilizzare nella preparazione di dolci tipici; e succhi simili con finalità similari vengono preparati anche in altre regioni. Né si può sottacere la *'sapa'* di fico d’India, **specialità sarda** a base di succo cotto preparato anche con aggiunta di **buccia d’arancia** e di finocchio selvatico, usata un tempo dalla povera gente per inzupparci il pane ed oggi come ingrediente per la preparazione di dolci tipici o come sostitutivo della sapa di mosto.
 È questo forse il punto dolente da chiarire: i fichi d’India come frutta vanno consumati in modeste quantità per volta, onde evitare la formazione di tappi dopo l’assorbimento della polpa.
 In molte zone del **Meridione**, i fichi d'India vengono consumati freschi, come frutta di stagione, dopo che sono stati sbucciati e in Sicilia, al tempo della **vendemmia**, si accompagnano o si accompagnavano al pane in gustose colazioni e merende: l’accompagnamento è d'obbligo per evitare l’effetto tappo causato dai semi.

Ultime, ma non per importanza sono le **marmellate**, mostarde, gelatine, gelati, dolcificanti e quanto altro. Ed anche le bucce trovano la loro utilizzazione: opportunamente ripulite e private delle spine, infatti, vengono lavorate nella creazione di **creme liquorose** e liquori, come ad esempio il *'nanassino'*, specialità tipica campana simile al 'ratafià', ottenuta anche in casa macerando le bucce in alcool, come anche alcune altre specialità di liquori siciliani.

E nel mondo contadino tutto torna utile, non si butta niente. Anche i **cladodi** trovano la loro applicazione: in Campania, oltre che per la pacciamatura, sono tradizionalmente utilizzati in zootecnia come **foraggio**di alcuni animali. In una cultura più mediterranea che italiana le pale giovani sono consumate fresche, sott’aceto, sott’olio, candite.

In Messico e in California, che poi sono le zone d’origine dei fichi d'India, anche la cultura culinaria è diversa: i frutti e le pale giovani, ripuliti delle spine, sono affettati e consumati arrostiti oppure conditi o anche fritti nel burro e accompagnati con formaggio; ma nella cucina di quelle zone vari sono i piatti che per materia prima hanno questi frutti.

In tema di proprietà terapeutiche è opportuno ricordare che in tempi pregressi i fichi d'India, per la loro ricchezza in **Vitamina C**, atta a prevenire lo **scorbuto**, venivano imbarcati sulle navi come frutta ad uso e consumo degli equipaggi; anche a tale consuetudine è dovuta la loro rapida diffusione nel bacino del Mediterraneo, non escludendo l’azione degli uccelli che, mangiando i frutti, andavano disperdendone i semi.

Oggi i frutti sono utilizzati come alimento con funzione astringente per la presenza dei semi, o lassativa, utilizzando il solo succo. Importanti sono altresì le funzioni depurative, anche a livello epatico, nonché quelle diuretiche: si facilita la **diuresi**favorendo nel contempo l’eliminazione dei [calcoli renali](https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/disturbi-e-malattie/calcolosi-urinaria-e-coliche-renali-come-si-manifestano-e-cosa-fare); né di poco conto è l’impiego come**rimedio alle scottature**; eccellenti si rivelano poi le **proprietà antiossidanti**, molto efficace è l’estratto di fico d'India nella cura dei postumi della intossicazione alcolica. Recenti studi ne hanno evidenziato, infine, anche la possibilità di utilizzazione nel trattamento del **diabete**e del **colesterolo.**

Tanto premesso, però, per la presenza dei semi è opportuno che le persone sofferenti di **stipsi**o di **diverticolosi intestinale** si astengano dal consumo di questi frutti o ne limitino l’uso al solo succo.

I cladodi macerati vengono usati per alleviare **mal di testa**, **mal di denti**, lesioni degli arti e contusioni ma molti sono i preparati per alleviare un rilevante numero di malanni. I giovani cladodi infatti, riscaldati al forno, sono utilizzati come emollienti, applicati sotto forma di cataplasmi. Nella **cultura contadina siciliana**, secondo un antico rimedio, si applica la polpa dei cladodi direttamente su ferite o su piaghe con risultati antiflogistici, riepitelizzanti e cicatrizzanti.

Fiori, frutti e cladodi spesso, dunque, vengono utilizzati nelle ricette della **medicina alternativa**per la cura sia degli uomini che degli animali; il decotto di fiori vanta sempre le sue proprietà diuretiche.

Nel mondo industriale, come già al tempo degli Aztechi e degl’Incas, i cladodi costituiscono la base di allevamento del *Dactylopius Coccus*, la cocciniglia che parassita le pale, da cui si ricava quel pregiato colorante naturale che è il carminio. A niente purtroppo sono valsi i reiterati tentativi di portarne in Europa la produzione, fermatasi per motivi climatici nelle isole Canarie, ove costituisce una fiorente attività economica: qui da noi gl’inverni sono troppo freddi perché la cocciniglia li possa superare.

Per quanto attinente agli utilizzi nell’industria, l’Opuntia Ficus serve a produrre **compost**; trova il suo utilizzo nella produzione di adesivi e gomme, nonché di fibre per manufatti ed infine della carta; nel settore della cosmetica viene utilizzata per la produzione di creme umettanti, saponi, shampoo, lozioni astringenti e per il corpo, rossetti.

E dunque? Che aspettiamo a consumare queste autentiche **leccornie della natura** che rivendica a buon diritto il suo posto nell’ambito della Dieta Mediterranea.

L’unica attenzione semmai è da rivolgersi alle spine al momento di [**sbucciare**il frutto](https://www.paginemediche.it/benessere/alimentazione-e-dieta/come-sbucciare-e-mangiare-i-fichi-d-india), ma è semplice evitarle. Bastano un coltello possibilmente affilato ed una forchetta: si tagliano le due estremità del frutto precedentemente immerso in acqua, si incide longitudinalmente la buccia, aprendola anche con l’ausilio dei due utensili che si stanno usando; è più semplice farlo che dirlo! Buon assaggio a tutti, ne vale la pena!

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
