# Intolleranze alimentari, un disturbo al femminile

> Le intolleranze alimentari condizionano l'uso dei farmaci e la scelta contraccettiva, compromettendo seriamente l'efficacia delle terapie.

- **Pubblicato:** 2013-08-01
- **Aggiornato:** 2015-08-05
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- **URL:** https://www.paginemediche.it/benessere/alimentazione-e-dieta/intolleranze-alimentari-un-disturbo-al-femminile

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Le**intolleranze alimentari** fanno parte di un vasto gruppo di disturbi comunemente definiti “**reazioni avverse al cibo**”, ossia, reazioni anomale che seguono l’ingestione di un alimento, non provocate, come nel caso delle allergie alimentari, dal sistema immunitario ma da una incapacità dell’organismo a digerire correttamente un alimento o alcune sostanze.

Nonostante le prime osservazioni sui disturbi legati all’ingestione di cibo risalgano addirittura ai tempi di Ippocrate – il quale aveva osservato gli effetti negativi del consumo del latte di mucca -, le **intolleranze alimentari rappresentano ancora un’area dibattuta della medicina**: non sono perfettamente chiari, infatti, i meccanismi che ne sono alla base e persiste ancora molta incertezza sui test diagnostici utilizzati per accertarla e persino sulla sintomatologia che, essendo molto varia (mal di testa, mal di stomaco, nausea, diarrea, pancia gonfia e perdita di peso), è comune a più disturbi e patologie.

Eppure, numerose evidenze epidemiologiche suggeriscono che **la diffusione delle intolleranze alimentari** (tra cui le più frequenti sono l’intolleranza al lattosio e quella al glutine), dovuta in gran parte alle abitudini alimentari e agli stili di vita, **è in continuo aumento**: in media si stima che il **malassorbimento di lattosio interessi il 40% della popolazione italiana** e che **1 italiano su 100/150 sia affetto da morbo celiaco**. In entrambi i casi si rilevano differenze di genere: la [Celiachia](https://www.paginemediche.it/glossario/celiachia) è infatti **più comune nelle donne**che, inoltre, riportano un inasprimento dei sintomi gastrointestinali rispetto alla controparte maschile.

Tanto per la celiachia quanto per l’intolleranza al lattosio, il primo approccio consiste nel **modificare le abitudini alimentari**e quindi nel seguire una dieta gluten-free e nel ridurre o eliminare gli alimenti che contengono lattosio.

Ma non basta. Oltre a portare a scelte obbligate a tavola, le intolleranze **condizionano l’uso dei farmaci** (in particolare dei medicinali che contengono lattosio e glutine come eccipienti) **e quella del contraccettivo**. Il danneggiamento della [Mucosa](https://www.paginemediche.it/glossario/mucosa) intestinale e i frequenti episodi di [Diarrea](https://www.paginemediche.it/glossario/diarrea) tipici delle intolleranze alimentari, infatti, interferiscono con l’assorbimento dei farmaci assunti per via orale (tra cui, ad esempio, la pillola anticoncezionale). Trascurare questi aspetti può compromettere l’efficacia delle terapie farmacologiche e dell’anticoncezionale e, quindi, esporre a seri **rischi per la salute**, in un caso, e a **gravidanze indesiderate**, nell’altro.

Occorre, quindi, che le persone affette da intolleranze alimentari informino il medico della propria condizione affinché possano essere indirizzate verso un**percorso diagnostico appropriato**. In particolare, è opportuno che le donne che presentano questi disturbi, e le manifestazioni tipiche delle intolleranze alimentari, parlino apertamente con il proprio ginecologo che potrà raccomandare il **metodo contraccettivo che garantisca la maggiore affidabilità possibile**. I contraccettivi ormonali che prevedono una via di somministrazione e di metabolizzazione alternativa a quella orale, come ad esempio la via transdermica (il cerotto) o quella vaginale (l’anello), rappresentano la soluzione più valida.
 In particolare la prima si può rivelare la più indicata per le donne che soffrono di intolleranze: in una situazione già caratterizzata da disagio e disturbi addominali, la via vaginale poiché già di per sé associata a maggior frequenza di irritazioni vaginali con perdite e a dolore durante il rapporto sessuale (dispareunia) potrebbe non essere la scelta più adatta. Inoltre, processi flogistici a livello intestinale possono estendersi anche a livello vaginale e aumentare la suscettibilità alle vulvovaginiti da Candida. Dunque, anche e soprattutto **in questi casi, meglio il contraccettivo transdermico.**

**Fonti:**

- [Accademia Lancisiana](http://www.accademia-lancisiana.it/)
- [European Food Information Council (EUFIC)](http://www.eufic.org)
- [EpiCentro](http://www.epicentro.iss.it)
- [paginemediche.it](https://www.paginemediche.it)

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
