# Dolore, tipologie e cause

> Il dolore è un esperienza soggettiva, fisica e psichica che causa sofferenza. Esistono diverse tipologie di dolore e ognuna deve essere trattata nel modo adeguato.

- **Autore:** Paginemediche 
- **Pubblicato:** 2017-06-05
- **Aggiornato:** 2018-02-06
- **Tag:** 169,215,552,593,555,356,282,281,589,598
- **URL:** https://www.paginemediche.it/benessere/corpo-e-mente/dolore-tipologie-e-cause

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Il [Dolore](https://www.paginemediche.it/glossario/dolore) si può definire come **un’esperienza fisica e/o psichica spiacevole che comporta uno stato di sofferenza nell’individuo**. Il dolore è innanzitutto **un’esperienza soggettiva, fisica ed emotiva, causata dal danno di un tessuto o di un organo.** Ciò che percepiamo come dolore deriva **dall'interazione tra l’impulso dolorifico trasmesso lungo le vie del sistema nervoso e una sorta di coloritura psicologica attribuita dall’individuo all’impulso dolorifico**, che ne modifica la percezione a livello della coscienza.

Da un punto di vista **fisiologico**, il dolore ha una funzione di **protezione dell’organismo**. In questo caso il dolore è il segnale/sintomo che indica una minaccia per l’integrità del corpo. Tuttavia, quando il dolore persiste, in caso di malattia cronica oppure perché i meccanismi stessi che regolano il dolore non funzionano correttamente, questa sensazione diventa inutile e si trasforma **da [Sintomo](https://www.paginemediche.it/glossario/sintomo) a malattia vera e propria ([dolore cronico](https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/disturbi-e-malattie/dolore-cronico-cause-e-rimedi))**.

La percezione del dolore è fortemente influenzata dall’esperienza soggettiva e dai significati ad essa attribuita. Esempi sono l’influenza sulla percezione del dolore esercitata da precedente sofferenze fisiche (l’intensità del dolore può apparirci lieve o grave secondo le nostre precedenti esperienze) oppure l’apparente insensibilità al dolore in particolari stati di eccitazione psicofisica.

## Fisiologia del dolore

Il dolore è presente nella vita dell’uomo fin dalle sue origini e a questo fenomeno gli esseri umani si sono accostati sin dall’antichità con un atteggiamento di interesse, curiosità e al tempo stesso di timore.  Nonostante l’uomo sia stato in lotta contro il dolore fin dai tempi più remoti e nonostante gli sforzi dedicati alla risoluzione di questo problema nel corso dei secoli, solo **in tempi recenti si sono raggiunti adeguati livelli di conoscenza in tema di fisiopatologia della nocicezione** e di meccanismo d’azione delle sostanze analgesiche. Infatti sulla scorta di approfonditi studi di neurofisiologia si è riusciti a definire la via di trasmissione dei segnali dolorifici. **Lo stimolo algico** è veicolato dalla periferia (dove sono localizzati specifici ricettori sensoriali detti nocicettori) al midollo spinale, per mezzo di piccole fibre del tipo A nonché di fibre del tipo C. Entrate nel midollo attraverso le radici posteriori, le fibre dolorifiche si portano in alto o in basso e infine terminano sui neuroni delle corna posteriori. Da qui la massima parte dei segnali risale verso l’encefalo attraverso la via spinotalamica laterale e si porta alle aree del talamo e alla corteccia somestesica. Le regioni del cervello che svolgono un ruolo fondamentale nella percezione e codificazione dolorosa sono:

- la formazione reticolare
- il sistema limbico
- il talamo
- la corteccia cerebrale.

La** formazione reticolare** è organizzata in modo da svolgere un ruolo critico nell’integrazione dell’esperienza del dolore. Le**strutture limbiche**e l’ipotalamo svolgono un ruolo chiave per quanto riguarda il **dolore protopatico** e sono inoltre coinvolte nei meccanismi **dell’ansia** (in effetti in alcune zone di queste strutture sono presenti recettori specifici per le benzodiazepine strettamente associati ai recettori GABAergici). **L’ipotalamo** inoltre integra e regola il sistema nervoso vegetativo e le risposte neuroendocrine.

Il **talamo** funge sia da ingresso che da rinvio degli impulsi afferenti, f**ornendo la consapevolezza di possibile dolore**. Esistono anche dei **sistemi discendenti** che originano da varie parti dell’encefalo con azione modulatrice di natura prevalentemente inibitoria, meta dalla liberazione di enkefaline ed endorfine, che rappresentano gli **analgesici naturali**dell’organismo. Anche se queste scoperte sono state fatte solo in tempi recenti, ciò giustifica l’impiego già da tanti anni di [**farmaci oppioidi**](https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/prevenzione-e-terapie/trattamento-del-dolore)“centrali” come la morfina, che condivide con le endorfine i medesimi recettori. Ma accanto agli oppiodi forti si è sviluppata una vasta gamma di [farmaci analgesici](https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/prevenzione-e-terapie/trattamento-del-dolore)(FANS, oppioidi deboli, ecc.) distinti tra loro per natura, sede e meccanismo d’azione; tra questi svolgono un ruolo fondamentale i cosiddetti “adiuvanti” come gli **antidepressivi** o gli **antiepilettici**, che contribuiscono in vari modi ad un efficace **controllo del dolore soprattutto di tipo neuropatico**. Infatti, principalmente nel trattamento del dolore cronico, bisogna considerare non la causa scatenante, ma piuttosto il meccanismo di azione che lo ha generato (p.e. nevralgia post-herpetica).

## Tipologie di dolore

I dolori non sono tutti uguali, esistono dolori che dipendono direttamente da uno stimolo fisico e dolori che invece dipendono da un malfunzionamento delle strutture neuronali periferiche, dolori che sono utili ad evitare danni tissutali e dolori invece che peggiorano le condizioni del paziente e non aiutano il percorso di cura.

In tal senso, è possibile identificare due principali categorie di dolore:

- dolore acuto
- dolore cronico

Il dolore cronico a sua volta può dipendere da una malattia a decorso cronico oppure si può trattare di **dolore neuropatico.**

## Il dolore acuto

Il**dolore acuto** è il **sintomo di una malattia** e, proprio perché legato a un trauma o ad una malattia acuta,**tende a scomparire**, dopo qualche giorno o al massimo qualche settimana, con la risoluzione della condizione che l’ha provocato. Il dolore acuto può anche essere definito **“dolore sintomo”** e ad esso viene attribuita un’accezione positiva, poiché è **utile alla salvaguardia dell’individuo**; pensiamo ad un attacco di appendicite e all'utilità che il dolore in questo caso ha perché sintomo della patologia. Il dolore acuto viene trattato solitamente con anestetici ed analgesici, somministrati per il tempo necessario al corpo a guarire.

## Il dolore cronico

Il**dolore cronico** è quel dolore che **si presenta in maniera continua** (per oltre 3 mesi) o **ricorrente**ad intervalli di mesi o di anni. A differenza del dolore acuto, che è solo un sintomo di qualcos’altro, **il dolore cronico può diventare esso stesso la malattia**. Quando la causa del dolore cronico è una malattia a decorrenza cronica, si parla di **dolore cronico nocicettivo**; quando invece il dolore cronico si associa a disfunzioni, anche senza lesioni evidenti, dei nervi periferici e/o del sistema nervoso centrale, viene chiamato **dolore cronico neuropatico**.

A differenza del dolore acuto, che tutti sperimentiamo nel corso della loro vita (coliche, traumi e ustioni), il dolore cronico, nelle sue forme di dolore cronico 'nocicettivo' e 'neuropatico', colpisce il 25-30% della popolazione dei paesi industriali, ma è la causa più frequente di sofferenza e invalidità. Il dolore cronico va trattato come una vera e propria malattia e il paziente con dolore cronico va sottoposto ad una adeguata [Terapia](https://www.paginemediche.it/glossario/terapia) del dolore.

## Psicologia del dolore

La sensazione dolorosa, qualunque sia la sua causa, è generalmente associata ad emozioni e sentimenti negativi, come la paura e l’ansia, rendendolo **un fenomeno di competenza anche psicologica**. Esso non è una semplice sensazione, ma nella sua insorgenza sono coinvolti anche processi cognitivi superiori.  Il dolore è dunque un fenomeno che riguarda la percezione, la cognizione e anche la cultura dell’individuo.

**Il dolore sintomo** è sicuramente un prezioso alleato dell’essere umano, ma questo ruolo può rapidamente ribaltarsi e il dolore diviene uno spietato nemico. Il dolore acuto, campanello d’allarme, **può essere pertanto definito come dolore utile**, al contrario il dolore che ha perso la sua finalità positiva, si trasforma in dolore “malattia”.  **Il dolore cronico**, così come il dolore neuropatico è un dolore che non è più sintomo di una malattia, ma malattia esso stesso, inducendo sindromi ansiose o depressive. Le sue **implicazioni psicologiche** sono talmente gravi che il dolore cronico è stato definito come la “terza emozione patologica insieme ad ansia e depressione”,  definizione che sottolinea tutta la sua drammatica dimensione. Ogni sindrome dolorosa è pertanto una storia a sé, a evoluzione irripetibile. Si comprende quindi come la complessità del fenomeno dolore (soprattutto a causa delle molteplici implicazioni psicologiche  e delle connotazioni emotive) richieda di **intervenire efficacemente con approcci differenziati**in ciascun paziente, selezionando le misure adeguate ai singoli casi e alle diverse necessità.

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
