# Condizioni psicologiche reattive post parto

> Il parto, così come la gravidanza, è un momento di grande valore psicologico capace di cambiare radicalmente la vita di una donna.

- **Autore:** Dr.ssa Grazia Aloi (Specialista in Psicologia e Psicologia clinica)
- **Pubblicato:** 2013-07-11
- **Aggiornato:** 2019-10-08
- **Tag:** 27,267,62,281,547
- **URL:** https://www.paginemediche.it/benessere/corpo-e-mente/gravidanza-parto-e-condizioni-psicologiche-reattive

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**Gravida**è la donna che porta dentro di sé il suo bambino e **puerpera**è colei che lo ha dato alla luce. Di mezzo, una delle esperienze più significative della vita: il **parto**. Molto spesso, si dà risonanza ad uno solo degli aspetti ad esso collegato: quello della nascita, che – proprio perché evento di grande valore psicologico – non contiene simultaneamente la totalità degli effetti conseguenti.

Tante le verità sul significato del parto, ma altrettanti i luoghi comuni, quali ad esempio l’istinto e l’amore materno e la certezza che le sofferenze fisiche e i disagi psicologici saranno dimenticati. Questi pensieri mettono già la puerpera nella condizione di 'dover essere' in un modo atteso e desiderato, senza che possa totalmente rendersi conto delle sue emozioni e dei suoi desideri.

Un risvolto poco considerato è il **ritorno ad uno stato precedente** che non potrà mai più essere realmente il precedente; 'quello' che prima era dentro la pancia, ora non c’è più, la pancia stessa non c’è più... e non c’è più nessun legame diretto con il proprio bambino. Dal [Parto](https://www.paginemediche.it/glossario/parto) in poi, ogni relazione dovrà essere creata e, quindi, scelta. Dover amare il proprio bambino è un’imposizione sociale che spesso traduce l’amore già spontaneo, ma non sempre. Infatti, è possibile, per parecchie donne, non essere nelle condizioni psichiche per accudire liberamente la propria creatura.

Molti gli elementi scatenanti e molti quelli conseguenti. Nell’antica Grecia, Ilizia era la Dea che assisteva al parto e proteggeva le partorienti ed è pertanto a lei che ogni puerpera, consapevolmente o non, si 'affidava' per la protezione e la tutela delle difficoltà emotive e psichiche rispetto all’amore e all’accudimento della propria creatura.

## Le situazioni puerperali post parto

In letteratura si parla essenzialmente di **depressione post parto**tenendo in scarsa considerazione quella forma francamente depressiva che già all’interno della gravidanza si manifesta normalmente con attacchi d’ansia e modeste manie persecutorie rispetto alla salute del nascituro, investendo tutta una logica propria della gravida, della sua autostima e della sue capacità immaginative di adattamento verso l’evento prossimo. Quindi, di [Depressione](https://www.paginemediche.it/glossario/depressione) si può, e si dovrebbe, parlare anche durante gli ultimi mesi della gravidanza.

## Baby blues

Si tratta di una condizione emotiva post – natale, molto vicina alla **tristezza**, che non ha effetti patologici. I sintomi sono legati al radicale cambiamento dello stile di vita, allo spossamento del travaglio e del parto, alla fatica e allo stress, al debilitamento fisico, alla mancanza di abitudine alla nuova situazione familiare, all’ansia per l’attesa della montata lattea, alle condizioni del neonato eccetera; tristezza dovuta, cioè, a situazioni concrete con i loro relativi risvolti psicologici che non comportano gravi difficoltà o impedimento nell’assolvimento dei compiti.

**I sintomi compaiono tra il terzo e il quinto giorno**e scompaiono, normalmente, entro due settimane. L’esperienza del baby blues è vissuta da una percentuale variabile tra il 15 e l’85% ma solo una donna su cinque, in genere, sviluppa depressione post-parto. Essendo per definizione una situazione transitoria, non sono previsti interventi, se non quelli riguardanti l'educazione alla nuova situazione e la rassicurazione sulla benignità dei sintomi.

## Depressione post partum

È una forma depressiva, non psicotica, del dopo parto. Insorge nel secondo/terzo mese dal parto e può mantenersi fino ai dodici mesi; l’incidenza maggiore è registrata nelle prime 6 settimane e il 3-6 % di queste forme va incontro ad una vera e propria psicosi puerperale.

L’insorgenza di tale tipo di depressione è soggetta a fattori di rischio che normalmente sono così riassunti:

- storia personale di depressione precedente
- mancanza di sostegno sociale
- difficoltà di rapporto con il partner
- eventi stressanti recenti
- presenza di psicopatologia nella storia familiare
- gravidanza non pianificata
- presenza di altri figli
- stress parentale prenatale
- precarie condizioni economiche e di salute in genere.

Gli indicatori diagnostici, invece, sono i seguenti (*American Psychiatric Association*, presenza di 5 o più dei seguenti sintomi, perduranti per almeno due settimane):

- basso tono dell'umore
- perdita di interesse
- aumento o diminuzione dell'appetito
- insonnia
- [ipersonnia](https://www.paginemediche.it/benessere/corpo-e-mente/ipersonnia-cause-e-rimedi)
- rallentamento o agitazione psicomotori
- spossatezza o sensazione di perdita delle forze
- senso di colpevolezza o indegnità
- diminuzione della concentrazione
- pensieri ricorrenti di suicidio
- aggressività.

Nella letteratura anglosassone si preferisce accorpare questo tipo di patologia al disordine bipolare o alla [schizofrenia](https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/disturbi-e-malattie/schizofrenia), date le scarse differenze diagnostiche con queste ultime sintomatologie.

## Psicosi puerperale

Si tratta di un disturbo psichiatrico che colpisce 1-2 donne su mille. I sintomi più frequenti sono: stato confusionale, gravi oscillazioni del tono dell'umore, comportamenti eccentrici, delirio, allucinazioni. Fattori di rischio sono la storia personale o familiare di schizofrenia o di psicosi maniaco-depressiva.

Anche le donne con precedente psicosi puerperale sono ad alto rischio di recidiva nelle successive gravidanze (25 – 50 %). La comparsa può essere drammatica, con inizio subito dopo il parto o entro 48-72 ore. Nella maggior parte dei casi i sintomi si sviluppano entro due settimane dal parto. La mamma colpita da psicosi puerperale è **totalmente incapace di affrontare la vita quotidiana** e soprattutto non è in grado di prendersi cura del proprio bambino. È necessario un intervento terapeutico immediato ed appropriato.

## Le condizioni psicologiche reattive: stress spicologico

La definizione di **stress**proviene dall’ingegneria e indica la forza che, applicata ad un materiale, produce tensione o cambiamento meccanico; in psicologica, esso fu inizialmente inteso come sinonimo di stimolo nocivo e anche come l’insieme delle reazioni difensive – di natura fisiologica e psicologica – messe in atto per far fronte ad una minaccia o sfida e per ristabilire, in modo adattivo, l’equilibrio omeostatico.

Successivamente, in merito alla specifica indicazione di **stress di tipo psicologico**, si inserì la componente relazionale (emotiva e cognitiva) nei confronti dell’evento: ogni evento esistenziale, compresi quelli socialmente ritenuti di grande impatto emotivo/psicologico (tra cui il parto) non è di per sé stressante (nocivo) se non in misura dell’attribuzione quantitativa soggettiva di significato emotivo (e simbolico).

Si è quindi passati ad una relazione intima ed individuale con l’evento, fatto che permette di considerarlo più o meno stressante e di assoggettarlo ad una più o meno proficua gestione emotiva e razionale, senza tuttavia trascurare l''oggettività' della componente stressogena (ad esempio, considerazione sociale, caratteristiche intrinseche, durata e frequenza temporale dell’esposizione). In ultimo, si è definito che un evento è maggiormente più stressante quanto maggiormente il soggetto si riterrà inadeguato e sprovvisto di risorse per fronteggiarlo.

## Coping

Si tratta della dimensione psicologica coinvolta nel **processo di adattamento in situazioni stressanti**. Per definizione, tale dimensione è singolarmente posseduta ed utilizzata in misura differente e, applicata, mette in atto un processo strategico di valutazione delle proprie risorse; tale processo comprende l’elaborazione di pensieri finalizzati ad una serie di azioni cognitive e comportamentali per il controllo dell’impatto e della portata che l’evento stressante ha sulla propria esistenza.

## Empowerment

È la capacità individuale di praticare e **rendere operative le proprie risorse individuali nel percorso di raggiungimento del benessere**. La capacità individuale è, però, soggetta al contesto sociale nel senso che è mediante esso che le persone possono acquisire le competenze necessarie a sviluppare le abilità di adattamento e di modificazione rispetto allo stile di vita. Grazie al processo di empowerment ogni soggetto sente 'di avere potere' oppure 'di essere in grado di fare'.

**A cura di:**

**Prof.ssa Grazia Aloi**
 Specialista in Psicologia e Psicoterapia e Sessuologia

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
