# Hikikomori, perché i giovani scelgono il ritiro sociale?

> L'hikikomori è un complesso disagio psichico giovanile che sfocia in un vero e proprio isolamento dalla vita sociale.

- **Autore:** Mara Pitari  (Giornalista & web content editor)
- **Pubblicato:** 2019-02-20
- **Aggiornato:** 2019-02-20
- **Tag:** 250,562,542,569,493,61,62,547,598
- **URL:** https://www.paginemediche.it/benessere/corpo-e-mente/hikikomori-perche-i-giovani-scelgono-il-ritiro-sociale

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Uno stato di completo **ritiro sociale**, così lo psichiatra giapponese Saitō (1998) caratterizzò la condizione degli **hikikomori** (in giapponese “stare in disparte”), quei ragazzi – per lo più adolescenti – che si isolano nella loro stanza, rinunciando a tutto e tutti.

Il **fenomeno è sotterraneo**, quasi invisibile, come i ragazzi che ne soffrono, ormai sempre di più anche al di fuori della cultura giapponese. A partire dagli anni 2000, questa manifestazione psico-sociale, si è diffusa progressivamente anche in Italia dove, in ogni regione, sono moltissimi i giovani che conducono una vita “in disparte”.

## Hikikomori, perché i giovani scelgono il ritiro sociale?

In Emilia Romagna, per esempio, l’Ufficio Scolastico Regionale ha rilevato **346 segnalazioni** (164 maschi e a 182 femmine) da parte degli istituti scolastici. I dati sono stati diffusi con **l’interessante studio [Adolescenti “eremiti sociali”](http://istruzioneer.gov.it/wp-content/uploads/2018/11/2018-nov-6-alunni-ritirati-in-casa-ALLEGATO.pdf).** L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna ha dunque analizzato il tema, per chiarire alcuni fraintendimenti, aiutare a individuare i primi sintomi e suggerire possibili soluzioni.

Il fenomeno degli hikikomori potrebbe avere – spiegano gli psicologi emiliano-romagnoli - **cause diverse**, caratteriali, sociali e familiari, o essere il risultato di una serie di concause. Il denominatore comune è dato sia dall’**isolamento** - dovuto soprattutto alla paura del confronto con l’altro - che può durare mesi o anni, sia dal fatto che è **una manifestazione che non si risolve spontaneamente.**

Nel nostro Paese, l’identikit dei ragazzi hikikomori è quello di **[giovani tra i 13](https://www.paginemediche.it/benessere/mamma-e-bambino/adolescenza-come-affrontare-il-periodo-critico) e i 25 anni**, di famiglia benestante, spesso figli unici di genitori separati. In molti casi si tratta di **ragazzi senza problemi di rendimento scolastico**, che eppure tendono a chiudersi, fino a farlo completamente. Si tratta di **una modalità difensiva psicologica**, messa in atto volontariamente e in modo consapevole per far fronte alle eccessive aspettative sociali tipiche della società odierna, sempre più caratterizzata da un’esasperata competizione, tesa a rincorrere e superare l’altro.  

Quando il divario tra la percezione di sé e le sollecitazioni di genitori, insegnanti e coetanei, avvertite come [**pressioni psicologiche**](https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/disturbi-e-malattie/disturbo-d-ansia-generalizzato-che-cos-e-e-come-riconoscerlo), diventa troppo grande, **i ragazzi possono sperimentare sentimenti di impotenza**, **perdita di** **controllo** e di **fallimento**. Questi sentimenti negativi possono portare a un **atteggiamento di rifiuto verso tutte le situazioni relazionali** avvertite come cause di malessere, portando i ragazzi a difendersi **autoescludendosi** **nel tentativo di proteggersi dal mondo esterno**, del quale temono il giudizio.

## Hikikomori, la cameretta diventa un rifugio dal mondo esterno. “Ma il disagio va affrontato con l’aiuto dei genitori”

Si rifiutano di uscire, di vedere altre persone e di avere rapporti sociali, vivono interamente nella loro stanza. La camera diventa il rifugio dove **leggere, disegnare, dormire, mangiare, giocare con i videogiochi, chattare e navigare su internet**e dove salvaguardarsi dal sentimento della vergogna che nasce dal timore di non essere all’altezza delle aspettative. **Un hikikomori**, passando molto tempo nello stesso spazio, l’ambiente-stanza, ripetendo la stessa routine quotidiana e le stesse attività, **si costruisce un mondo che gli può apparire come l’unico possibile per sé**.

La sindrome di hikikomori, spiegano ancora gli psicologi dell’Emilia-Romagna che hanno analizzato il fenomeno, non è riconosciuta come malattia, **è un disagio che se non curato può portare a una situazione patologica**. Spesso viene **scambiata erroneamente con altre psicopatologie come la dipendenza da internet, la [depressione](https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/disturbi-e-malattie/depressione-maggiore) e fobia sociale**. Ma questi stati sono l’effetto non la causa.

**L’inizio e la fine delle scuole superiori sono tra i momenti di maggiore rischio**per l’insorgere del problema, perché i ragazzi si trovano a confrontarsi con contesti nuovi e, contemporaneamente, l’impegno per le scelte che indirizzeranno il loro futuro sociale e lavorativo richiede un’importante messa alla prova psicologica. **Il primo allarme può essere rappresentato da frequenti assenze da scuola**, altri segnali possono essere, oltre alla autoreclusione nella propria stanza, l’inversione del ritmo sonno-veglia e la preferenza per le attività solitarie.

Commenta Anna Ancona, presidente dell’Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna:

“Avere un figlio hikikomori è una sfida difficile per i genitori. Richiede un impegno quotidiano, soprattutto psicologico, che spesso necessita di un **supporto mirato**. Sono di fatto i genitori a chiedere l’intervento che avverrà nelle forme e nei modi che ciascuno psicologo riterrà opportuno, compresa **la possibilità di recarsi a domicilio**. Il ragazzo non vede il motivo per chiedere aiuto allo psicologo: a suo dire sta bene, avendo eliminato all’origine le fonti del proprio disagio”.

Secondo la psicologa,

“**condurre** **il ragazzo fuori casa non deve essere l’obiettivo principale** della relazione terapeutica; inizialmente è fondamentale poter stare insieme a lui, entrare nel suo mondo per favorire, rispettandone i tempi e attivandone le risorse, un cambiamento sia al livello del pensiero che dell’azione. L’accompagnamento verso il mondo esterno può avvenire solo successivamente, **quando il giovane sarà in grado di affrontare progressive esperienze relazionali** che ne favoriscano lentamente il reintegro nella società”.

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
