# Primo giorno di scuola: quali emozioni?

> Ansia, stress dell'attesa o serenità sono le emozioni più frequenti che accompagnano i bambini al rientro o la prima volta a scuola.

- **Autore:** Dr.ssa Grazia Aloi (Specialista in Psicologia e Psicologia clinica)
- **Pubblicato:** 2013-09-05
- **Aggiornato:** 2019-10-08
- **Tag:** 598,255,562,266,272,62,547
- **URL:** https://www.paginemediche.it/benessere/mamma-e-bambino/rientro-a-scuola-quali-emozioni

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Riprendere o iniziare la scuola per la prima volta: **q****uali saranno le****emozioni che accompagneranno i bambini** in questa loro grande 'avventura' di vita?

Sia che i bambini dichiarino di essere contenti di ritornare o di iniziare la scuola, oppure che dichiarino il contrario, per cercare di cogliere il più possibile i loro stati d'animo e per aiutarli al meglio, **è il loro comportamento che occorre osservare**, con la capacità e la sensibilità di ciascun genitore (e insegnanti).

Chi è già stato a scuola sa già che cos'è, ne ha già una idea dovuta alla propria esperienza, mentre chi l'affronta per la prima volta ha in più l'[Ansia](https://www.paginemediche.it/glossario/ansia) del non sapere che cosa sia e, quindi, c'è molto più spazio per **emozioni correlate allo [Stress](https://www.paginemediche.it/glossario/stress) dell'evento nuovo** e sconosciuto. In ogni caso, lo **stress dell'attesa** è notevole per ogni bambino, stress che si aggiunge a quello legato alla perdita di una gran parte del tempo libero e del gioco.

Le emozioni che il ritorno o l'inizio della scuola possono suscitare sono collegate sia alla personalità del bambino, al suo modo di essere e di stare nelle cose della sua vita, sia al significato che la scuola – come 'luogo' - ha per lui, indipendentemente dal suo modo di essere.

Ossia, un **bambino può essere molto tranquillo e sereno**di suo ma diventare intollerante in un ambiente con maggiori regole e con una classe/folla con cui fare i conti. Questo tipo di bambino, probabilmente sentirà l'inizio della scuola come un dramma vero e proprio con cui, in alcuni casi, non saprà neppure fare i conti. Allora, potrà anche piangere e avere i classici mal di pancia o febbriciattole.

Può trattarsi di bambini timidi o semplicemente di bambini che tollerano una certa quantità di regole e 'confusione' e in situazioni in cui la quantità aumenta, diventano incapaci di gestire la loro emotività e – a loro volta – diventano difficili loro stessi da gestire nel loro dispiacere di 'non saper stare' nella situazione. In questi casi occorrerà una comprensione specifica e trattare la riluttanza del bambino non come un rifiuto o un capriccio ma proprio per quella che è: difficoltà a stare in un ambiente normato e abitato più delle sue possibilità di accettazione.

Per contro, può esserci il **bambino che si dimostra contento di ritornare a scuola** per rivedere i compagni e per ritrovare quello spazio 'protetto' in cui muoversi agilmente all'insegna della socialità e dell'apprendimento. In questi casi, i bambini sono già in grado di tollerare la frustrazione della perdita di spazio e attenzioni solo per loro stessi.

In ogni caso, l'importante è capire se a quanto dichiarato (“*sono scontento/sono contento*”) segue un comportamento consono, ossia in linea. Il bambino scontento dimostrerà un'ansia maggiore anche nei fatti; ad esempio, se abbastanza piccolo **potrebbe avere degli [episodi di enuresi](https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/prevenzione-e-terapie/enuresi-notturna-come-sconfiggerla) o di brutti sogni o di****inappetenza**, oppure dimostrerà disinteresse per lo zainetto, i nuovi quaderni, libri eccetera; per contro, il bambino contento dimostrerà impazienza e preparerà le sue cose con cura e allegria, magari al punto tale da diventare eccitato e perdere anch'egli l'appetito o il [Sonno](https://www.paginemediche.it/glossario/sonno).

Comunque, occorre **accompagnare i bambini in questa fase delicata** spiegando loro che la scuola, di per sé, non è luogo né di sofferenza né di divertimento, ma è luogo di apprendimento e di incontro, che ha una durata nell'arco della giornata (a volte purtroppo elevata) e che poi si ritorna a casa tra le proprie cose. Cioè, la scuola fa parte delle 'attività' che gli insegneranno a 'fare', così come va in piscina perché qualcuno gli insegni a nuotare. Solo che in piscina ci va se ne ha voglia e se il nuoto gli interessa, mentre a scuola ci deve andare obbligatoriamente perché lì si imparano tutte le 'attività' che servono per la sua crescita e per un sempre maggior inserimento nella vita.

La scuola (il suo significato) deve presentarsi ed essere presentata al bambino per quello che è e non per quello che lui vorrebbe che essa fosse, altrimenti non sarà mai consapevole del vero senso di che cosa ci vada a fare, sia che ci vada in modo scontento che contento.

Il **ruolo dei genitori e degli insegnanti** è notevole e a loro è destinato questo compito delicatissimo: presentare la realtà, ossia che cos'è la scuola e perché andarci, con tutti i risvolti emotivamente e concretamente impegnativi per la vita mentale e sociale del bambino.

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
