# Attività fisica: l'arma contro il rischio di infarto

> Fare attività fisica in modo regolare apporta numerosi benefici al corpo e, secondo alcuni studi, riduce le probabilità di avere un infarto.

- **Pubblicato:** 2013-02-27
- **Aggiornato:** 2015-03-12
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  Un'attività fisica sana, regolare e senza sforzi aumenta il **colesterolo buono** ([HDL](https://www.paginemediche.it/glossario/hdl)), diminuisce quello cattivo ([LDL](https://www.paginemediche.it/glossario/ldl)), abbassa la **pressione arteriosa** e i livelli di **glicemia** ma, soprattutto, riduce il rischio di **aritmie**minacciose e di morti improvvise. Lo sport praticato senza continuità e interrotto bruscamente può essere dannoso, meglio farlo con gradualità e costanza. Secondo recenti studi statunitensi, l'esercizio fisico ridurrebbe del 25% i rischi di mortalità da **infarto.**

Infatti, la probabilità di un primo **attacco cardiaco** risulta raddoppiato nelle persone sedentarie di sesso maschile rispetto a coloro che praticano sport. Gli esercizi anti-infarto sono: nuoto, tennis, footing possibilmente all'aperto e, comunque, mai meno di quattro volte a settimana per 40 minuti a seduta. Sì allo sport, quindi, anche se gli esperti sconsigliano di praticarlo quando fa caldo o troppo freddo o dopo aver mangiato abbondantemente.

 Nel caso in cui il paziente sia stato sottoposto a intervento chirurgico c'è la **ginnastica 'calistenica'**, che consiste in una serie di esercizi dolci da far eseguire dopo la seconda settimana dall'infarto e dopo la terza dall'operazione, in modo da evitare un secondo infarto ed un peggioramento della malattia ischemica di fondo.

 In dieci anni la [Sindrome](https://www.paginemediche.it/glossario/sindrome) coronaria acuta responsabile degli attacchi è scesa dal 10 al 5%. Ogni anno in Italia sono vittime di malattie cardiovascolari 242mila persone. Di queste, il 30 per cento, cioè 73mila, sono dovute all'infarto del miocardio: 187 decessi ogni 100mila abitanti.

Nel Bel Paese i pazienti affetti da cardiopatia ischemica, l'anticamera della sindrome coronaria acuta, sono un milione e 500mila. Un dato finale: gli uomini nell'età compresa tra i 50 e i 70 anni sono a maggiore rischio infarto rispetto alle donne, soprattutto nei paesi nordici dove è più alto il consumo di grassi animali.

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
