# Mamma e madre, qual è la differenza?

> Esistono delle differenze enormi, soprattutto sul lato psicologico del figlio, tra la figura della mamma e quella della madre.

- **Autore:** Dr.ssa Grazia Aloi (Specialista in Psicologia e Psicologia clinica)
- **Pubblicato:** 2013-05-08
- **Aggiornato:** 2020-10-19
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- **URL:** https://www.paginemediche.it/medici-online/interviste/mamma-e-madre-qual-e-la-differenza

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Il rapporto con la mamma e le madri-simbolo: intervista alla **Prof.ssa Grazia Aloi**, Specialista in Psicologia e Psicoterapia e Sessuologia. 

## In genere si dice la mia 'mamma' oppure mia 'madre'. Qual è la differenza?

Per un figlio dire mamma o madre è come utilizzare dei sinonimi solo in apparenza, perché, psicologicamente, c'è un'enorme differenza. Ma vorrei fare una premessa: fintanto che un'epoca sociale e culturale non ha caratterizzato nuove forme di maternità e genitorialità (e mi riferisco alle varie forme di procreazione assistita e ai casi particolari di adozione), la mamma era la donna che all'interno o in conseguenza di una relazione con un uomo, dava la vita ad un figlio, lo faceva nascere, rispettando una legge naturale. Il figlio, per definizione, sapeva che - nell'ordine naturale delle cose - aveva dei genitori biologici. Da lì in avanti, dal saperlo in poi, sarebbe stata tutta un'altra storia.

## Ci sembra di capire che, allora, è una questione che potremmo definire 'affettiva'?

Infatti, questa consapevolezza, per quanto rassicurante e protettiva, non portava (e mai comunque porterà) alla comprensione di madre (e di padre), bensì alla 'semplice' (per quanto appunto molto importante) conoscenza - potremmo effettivamente dire 'affettiva' - di essere figlio di una mamma-donna e di un papà-uomo, con tutta la sua valenza emotiva e ad essi, ai loro sentimenti e alle loro esistenze si conformava. Punto.

Una mamma e un papà devono, assolutamente devono, esserci: biologici o non, essi devono esistere, pertanto anche i sostituti 'vanno bene' (tra virgolette perché non sempre è tutto così facile, visto che ai figli occorre sempre dire la verità). Basti pensare a Konrad Lorenz. (Lorenz, etologo del secolo scorso, studiò il fenomeno dell'imprinting: un anatroccolo, tolto alla nidiata e alla vera mamma e messo in altro luogo con un'altra 'mamma', istintivamente seguì la seconda figura, come se fosse - e quindi lo divenne - la vera mamma).

## Dunque, figura da 'seguire' a cui riferirsi?

È assolutamente rilevante, determinante ed indispensabile che ci siano figure di ancoraggio evolutivo, che permettano lo sviluppo e la crescita e che permettano anche la conoscenza del mondo, con tutti i sentimenti necessari all'equipaggiamento che la vita richiede. Dunque, due persone: una donna e un uomo, nonostante le 'riparazioni' concettuali che - ad avviso di una non certo superata indicazione psicoanalitica - ritengono che anche coppie non eterosessuali possano andar bene.

I figli hanno bisogno di un reale, concreto, visibile, toccabile riferimento femminile (mamma o 'mamma') e di uno maschile (papà o 'papà'). Differente, davvero enormemente differente, è l'intima e soggettiva comprensione di avere una madre e un padre. Che esistano realmente oppure no, è 'psicologicamente' indifferente. Non lo è 'affettivamente' ma per la psicologia - e la psicoanalisi, freudiana in particolare - l'esistenza della vera mamma e del vero papà è 'simbolicamente' irrilevante. È irrimediabilmente rilevante che esistano le 'rappresentazioni simboliche' di esse, non certo le 'vere' figure. Ossia, è assolutamente indispensabile che il figlio possa 'costruirsi' una rappresentazione interna che permetta di passare dal 'concetto' di mamma a quello di madre.

## Ritornando alla questione mamma/madre, ci può fare un 'quadro' delle differenze?

Certo. Come dicevo è tutt'altro che una questione dialettica, e quindi occupiamoci di chi, psicologicamente per il figlio, sia la Mamma e la Madre, lasciando spazio insaturo a ulteriori riflessioni. Della mamma si ha il [DNA](https://www.paginemediche.it/glossario/dna) (per assurdo, anche quando non è la mamma naturale), della Madre si ha l'immagine; della mamma si ha il 'genotipo psichico', della madre il '[Fenotipo](https://www.paginemediche.it/glossario/fenotipo) psichico'; della mamma si ha la fotografia 'reale', della madre si ha l'immagine 'inventata'; della mamma si ha la somiglianza, della madre si ha la coscienza.

La mamma fa, la madre crea. La mamma lascia anche quando il figlio non vuole; la madre non lascia fintanto non sia il figlio a volerlo. La mamma è misteriosamente accessibile alla conoscenza, la madre è limpidamente nascosta alla scoperta. E poi, la mamma è colei (una donna) che si prende cura del figlio (del bambino) e con esso instaura una relazione sentimentale di qualsiasi genere, con umana alternanza di sentimenti; di lui si occupa nei bisogni pratici ed educativi (in senso ampio) come può, come vuole e come sa. Madre è... Non c'è una definizione sufficientemente pregnante che possa essere esaustiva per una imponenza così assolutamente soggettiva, privata, intima.

Ad ogni modo: la madre è una sola e solo 'lei' può esserlo. La madre è colei che ha saputo 'custodire' il figlio per se stesso e per donarlo al mondo. Non è madre chi lo ha voluto per qualcosa o per qualcuno: mai. Neppure l'amore giustifica. Per il figlio, la madre è colei che egli ha dentro, nell'anima, nelle istantanee giù nelle viscere, nella mente, nel [Cuore](https://www.paginemediche.it/glossario/cuore), nelle mani, nella vita. La madre è la Terra, è l'Universo, è colei che si è incarnata benevolmente nella moglie del figlio ed è colei che incarna benevolmente la figlia per il proprio marito.

## In conclusione?

Che dire? Assolutamente nessun luogo comune o scontato. La mamma è 'buona' così come è 'cattiva', perché è un essere umano. La vita di tutti i giorni, la storia, la letteratura ci offrono e ci hanno offerto esempi che forse resteranno eterni e, tanto per fare alcuni esempi, se volessimo rifarci alla mitologia - sempre apprezzata perché lascia libertà di fantasia - che dire di alcune madri-simbolo?

## Ci può fare degli esempi?

Prendiamo Cornelia, la mamma dei Gracchi che tanto ha voluto essere madre dei suoi 'gioielli' piuttosto che moglie. Chi è la 'madre-Cornelia'? È colei che si sacrifica per amore dei propri figli, ad esempio non si risposa e non si ricrea una vita, ma è anche colei che - proprio per lo stesso motivo - mette sulle spalle dei figli il peso e la responsabilità della sua 'felicita'. Essere il gioiello di mamma è un peso enorme da sopportare e molti figli diventano opachi e spenti dalla fatica piuttosto che essere brillanti e lucenti. Sono i classici figli che fanno tanto per gli altri, lo sentono come un dovere, e poco magari sanno fare per loro stessi.

Oppure Rea Silvia, la mamma di Romolo e Remo. Si tratta di una madre salvatrice, di una madre che ha fatto di tutto per far nascere i suoi figli. Madre astuta, dalla quale imparare a sapersela cavare, a stare al mondo con grinta, ma che responsabilità per un figlio essere l''oggetto' di una donna che, per causa del suo concepimento, non è più stata 'pura'! Come può sentirsi un figlio 'costretto' a 'rubare' e 'uccidere' per far fuori la rabbia dell'abbandono e 'costretto' a costruire di tutto e di più per recuperare l'amore e la benevolenza e 'morirci' anche di dolore sotto il peso di questo? Si tratta comunque di figli 'in gamba', aggressivi, magari un po' troppo ma decisamente capaci.

## Qualche altro esempio?

Ne avremmo davvero parecchi.... vediamone ancora qualcun'altra. Che dire di Aurelia, la madre di Giulio Cesare? La mamma che tanto ha fatto per proteggere suo figlio? È una mamma che trasmette sicuramente saggezza e intelligenza e che insegna tutto, al punto che il figlio, se diventa 'qualcuno' (e in genere lo diventa) sente di 'doverlo' a sua madre. Da madri così si impara il coraggio del combattimento ma non la responsabilità della necessità di dover combattere; per contro è una madre che lascia poco spazio all'organizzazione e alla decisione spontanea e quindi molto di quanto positivamente viene insegnato se ne va in poca assunzione di scelta e, quasi sempre, abbiamo davanti a noi figli che, pur adulti, poco sanno del concetto di premio-punizione.

Oppure c'è Elena, la madre di Costantino. È una mamma umile e servizievole che insegna ad essere mite e a sapersi mettere da parte, saper rinunciare e insegna la forza dell'attesa. Però, per un figlio, forse, sapere che la propria madre è così 'misera', in disparte e sofferente costringe un po' a prendersene cura volente o nolente, e difficilmente un figlio così 'riconoscente' può sperimentare una vita differente da quella esemplare a cui è stato abituato. Nel senso, sempre buoni, perché così deve essere.

In ultimo cito Tetide, la madre di Achille, la madre coraggio che rese quasi invulnerabile suo figlio. È una mamma che protegge sempre e che orgoglio essere il figlio audace e forte e mitico di tale mamma! Da lei si impara ad essere figlio per eccellenza, sì astuto ma con un forte senso dell'onore, della giustizia e dell'amicizia, però... che fatica avere sempre sul collo una madre così 'consigliera'!

## Insomma, ce n'è per tutti.

Sì, proprio così, ce n'è per tutti, perché le mamme fanno e disfanno in un battibaleno: è così... è l'amore di mamma e guai a non amarla, la nostra vera mamma e guai a non avere una madre 'interiore'. Nel bene e nel male, da amare anche dopo averla odiata.

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
