# Artrite reumatoide: i dati del Rapporto Sociale

> I dati rilevati dal primo Rapporto sociale sull'artrite reumatoide restituiscono una preoccupante fotografia della situazione italiana.

- **Autore:** Prof. Gianfranco Ferraccioli (Specialista in Reumatologia)
- **Pubblicato:** 2008-10-20
- **Aggiornato:** 2015-11-25
- **Tag:** 66
- **URL:** https://www.paginemediche.it/medici-online/punti-di-vista/artrite-reumatoide-i-dati-del-rapporto-sociale

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Sono circa **trecentomila**gli italiani che convivono con l’**artrite reumatoide**, una delle maggiori cause – nel mondo occidentale - di **disabilità**. È una malattia progressiva e invalidante in cui il sistema immunitario scatena – sbagliando - l’attacco contro sé stesso, coinvolgendo la membrana sinoviale delle articolazioni diartrodiali e distruggendo man mano le componenti cartilaginee e ossee delle stesse.
 Il primo **Rapporto Sociale sull’Artrite Reumatoide** firmato dal Censis e voluto dalla Società Italiana di Reumatologia e dall’Associazione Nazionale dei Malati Reumatici ha offerto una preoccupante fotografia sulle condizioni di assistenza offerte e sulla conoscenza che gli italiani hanno della malattia.

L’**82% degli intervistati** ha infatti dichiarato di non frequentare i centri specializzati per la cura della patologia per cause e ragioni differenti: il 31% per la lontananza del centro dalla propria abitazione, il 17% per l’assenza di centri nella propria zona e il 14% per la mancata conoscenza e/o per tempi di attesa troppo lunghi.

I dati che si ricavano dalle interviste alla maggioranza dei malati evidenzia la necessità di potenziare i centri di reumatologia, per creare una vera e propria rete [Capillare](https://www.paginemediche.it/glossario/capillare) e ben distribuita sul territorio nazionale, accompagnata da maggiori informazioni da parte dei media, sia sulla malattia ma anche sulle strutture e sulle possibilità relative a sgravi fiscali e visite ambulatoriali.
 Un ulteriore dato allarmante è quello relativo ai **tempi di attesa** per avere una buona diagnosi: spesso si può attendere anche due anni. Questo perché spesso ci si rivolge prima a un medico non specializzato, allungando notevolmente i tempi di [Diagnosi](https://www.paginemediche.it/glossario/diagnosi). L’attesa media è comunque, secondo il rapporto, di ‘soli’ 11 mesi. Ed in molti casi la malattia viene, almeno in prima battuta, confusa con altre patologie meno gravi o come sintomo di invecchiamento.

Questo però non avviene in tutta la penisola: come spesso accade, infatti, la situazione è differente al Nord, al Centro e al Sud. Il Nord-Ovest ricorre in generale al medico di famiglia (43%), il Centro corre immediatamente dal reumatologo pubblico (42%) e al Sud ci si affida invece al medico specializzato privato (33%). Questo avviene per svariati fattori: influisce la scarsa conoscenza di centri specializzati ma, in alcuni casi, è la totale assenza di strutture adeguate che costringe i malati ad affidarsi a cliniche private.

Per il futuro, venuti a conoscenza dei non rassicuranti dati del rapporto, la speranza di Antonella Celano, presidente Anmar, è “*sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere un’informazione di base sull’argomento. Questa è una malattia subdola che ha un andamento a sinusoide: oggi hai [Dolore](https://www.paginemediche.it/glossario/dolore), domani non lo hai più, dopodomani ritorna*”.

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
