# Comunicazione tra esseri umani: quanto conta lo sguardo?

> Secondo uno studio le emozioni influenzano il nostro sguardo e il modo in cui interagiamo con gli altri. Banalità? No, pura scienza.

- **Autore:** MFL 
- **Pubblicato:** 2011-07-21
- **Aggiornato:** 2021-07-20
- **Tag:** 62,547,579,596,562,587,598
- **URL:** https://www.paginemediche.it/medici-online/punti-di-vista/comunicazione-tra-esseri-umani-quanto-conta-lo-sguardo

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Gli **occhi**sono un filtro attraverso il quale si manifestano **emozioni**, come agitazione o **gioia**, e in alcuni casi i sintomi di veri e propri disturbi dell’umore, come la **depressione**, e possono influenzare, negativamente o positivamente, la qualità della comunicazione e il **rapporto con gli altri.**

A confermare che **guardando una persona negli occhi**si possono capire molte cose, anche del suo **benessere psicologico**, è stata una ricerca condotta qualche anno fa in Gran Bretagna da **Peter Hills** dell'Anglia Ruskin University di Cambridge e Michael Lewis della Cardiff University. Questi studiosi hanno arruolato 36 giovani studenti che sono stati coinvolti nell’ascolto di tre diverse musiche.

Il *Requiem di Mozart*, che favorisce una sensazione di **meditazione**e tristezza, la sigla di *A-Team*, foriera di allegria e gioia, infine un brano neutro: la colonna sonora del film *Caccia a Ottobre Rosso*. Ciò che interessava gli scienziati era soprattutto studiare le **espressioni degli occhi** e i movimenti dello sguardo nel momento in cui i giovani ascoltavano le varie musiche, e quindi provavano precise emozioni.

Quali i risultati? Una persona che prova una **sensazione di allegria** sposta lo sguardo e lo sofferma sul volto del suo interlocutore in un modo del tutto diverso da come si muove lo sguardo di una persona triste.

Ad esempio una persona che sta provando una **sensazione di tristezza**, ma anche che soffre di un particolare stato depressivo, tende a non guardare negli occhi il proprio interlocutore e ciò crea un cortocircuito nella comunicazione non verbale e nel rapporto con l’altro: sfuggire allo sguardo, essere distante, può generare nell’interlocutore una certa freddezza che peggiora ancora di più la qualità e l’equilibrio della comunicazione.

Questo perché nel momento in cui interagiamo con un altro individuo lo valutiamo, giudichiamo a livello inconscio la sua reazione e la sua risposta facciale.

I ricercatori statunitensi sottolineano che a giocare un ruolo chiave in questo processo di 'valutazione' del viso dell’altro è l’**amigdala**, una zona del cervello che si attiva in risposta ad un’**espressione facciale** **di paura** e che risulta essere particolarmente impegnata anche nel momento in cui veniamo chiamati a giudicare l’altro guardandolo negli occhi.

Infatti l’amigdala è coinvolta nella valutazione affettiva dei soggetti con cui interagiamo e riflette un aumentato stato di [Vigilanza](https://www.paginemediche.it/glossario/vigilanza) causato dall’incontro con una persona sconosciuta. Insomma, gli occhi non sono solo lo specchio dell’anima e nemmeno soltanto uno strumento di seduzione ma anche un vero e proprio passepartout per entrare in comunicazione con l’altro.

Una banale intuizione? Non proprio. Lo **studio del comportamento facciale**e dell’espressione degli occhi è una scienza che sta trovando ampio seguito non solo tra gli studiosi di psicologia ma anche nel mondo forense.

Ne è un esempio la **prossemica**, la scienza introdotta nel 1966 dall’antropologo **Edward Hall**che cerca di comprendere in che modo l’essere umano interagisce con lo spazio (e gli altri) intorno a sé e studia le modalità di comunicazione, verbale e non verbale, degli esseri umani. Inoltre sono numerosi gli studi che analizzano il processo di identificazione e riconoscimento di un volto e quindi anche dello sguardo.

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
