# Malati terminali e cure anti-dolore

> Circa 90.000 malati terminali non sono sottoposti ad adeguate cure anti-dolore. L'Italia è l'ultima in Europa per la cura degli oppiacei.

- **Autore:** Prof. Rosa Palomba (Specialista in Anestesia e rianimazione e Cure palliative)
- **Pubblicato:** 2007-12-10
- **Aggiornato:** 2007-12-10
- **Tag:** 215,317
- **URL:** https://www.paginemediche.it/medici-online/punti-di-vista/malati-terminali-e-cure-anti-dolore

---

Il**70% dei malati terminali** in Italia non gode di adeguate **cure anti-dolore**; circa 90.000 sono i pazienti che lottano contro la sofferenza e che collocano il nostro Paese tra i peggiori in Europa nella diffusione della cultura della riduzione del dolore.

**Morfina**, **fentanil**, **tilidina**, **ossicodone**, **idromorfone**e **buprenorfina**: con una spesa media annua pro-capite pari a 0,52 euro in oppioidi anti-sofferenza, lo Stivale è ben lontano dalle medie rispettive di 7,25 euro e 7,14 euro della Germania e della Danimarca. I pregiudizi sui derivati dell’oppio, una scarsa informazione e una carente diffusione della cultura della riduzione del [Dolore](https://www.paginemediche.it/glossario/dolore) sono alla base della situazione italiana.

A lanciare l’allarme è stato l’italiano **Costantino Benedetti**, professore di anestesiologia e [Terapia](https://www.paginemediche.it/glossario/terapia) del dolore presso la Ohio State University di Columbus, uno dei più apprezzati specialisti in questo settore e allievo di Giovanni Bonica, pioniere della moderna terapia del dolore. *“Ogni anno in Italia si consumano ventidue milioni di dosi di oppioidi per ridurre il dolore di 60.000 malati terminali*– ha spiegato Benedetti –*e, nello stesso lasso di tempo, ne muoiono 150.000. Ciò si traduce in 90.000 pazienti che muoiono soffrendo atroci dolori. Se a questi dati si aggiungessero quelli relativi agli altri tipi di [dolore cronico](https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/disturbi-e-malattie/dolore-cronico-cause-e-rimedi), si raggiungerebbe un numero di malati altissimo, pari quasi al 15% dell’intera popolazione*”.

Molti sono, infatti, i pregiudizi sull’utilizzo della morfina nel nostro Paese: un’analisi condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dimostra che, nel 2004, l’utilizzo annuale della morfina pro-capite in Italia era pari a 5,32 milligrammi, contro i 115,7 milligrammi dell’Austria.
 L’associazione**CittadinanzAttiva/Tribunale** dei diritti del malato e la LICD (**Lega Italiana Contro il Dolore**) da tempo si battono per trovare una risoluzione ai problemi legati allo scarso utilizzo di cure anti-dolore e nel maggio 2006 hanno sottoscritto il cosiddetto Manifesto di Venezia, appello firmato da alcuni dei più importanti rappresentanti del mondo medico-scientifico in questa materia. Il documento presenta quattro obiettivi precisi: il riconoscimento del dolore cronico come malattia sociale; la disponibilità e rimborsabilità di tutte le categorie di farmaci per il trattamento del dolore; la destinazione di fondi per la ricerca nell’ambito delle terapie anti-dolore e per la promozione di adeguati programmi di formazione.

“*Sono passati sette anni da quando l’allora ministro della Sanità Umberto Veronesi ha iniziato a rimuovere alcune importanti barriere che potevano impedire ai medici di**prescrivere più facilmente gli oppiacei, ma l’Italia resta ultima in Europa nell’uso di questi farmaci, nonostante si collochi terza nella prevalenza del dolore cronico e prima per il dolore cronico severo*” ha concluso Benedetti.

Nel frattempo, da Pisa giunge una buona notizia: il team medico guidato da Paolo Poli, direttore dell’Unità di Terapia Antalgica all’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana (AOUP) e dal genetista Paolo Barale dell’ateneo toscano, ha messo a punto un test del [Sangue](https://www.paginemediche.it/glossario/sangue) in grado di misurare la soglia del dolore individuale e la risposta di ogni paziente ai farmaci. “*Si tratta di un test piuttosto efficace: un semplice esame del sangue permette di identificare la risposta genetica personalizzata alla terapia farmacologia* - ha spiegato Poli – ed è frutto di ben tre anni di studi condotti su trecento pazienti”.

Il campione preso in esame dal team dell’istituto pisano comprendeva un 40% di **malati oncologici** ed un restante 60% di individui con **malattie non-oncologiche** e colpiti da patologie come mal di schiena o dolori artrosici. Il test, presentato sulle pagine di *Clinical Pharmacology and Therapeutics*, verifica lo specifico impiego della morfina su questi pazienti e consente di quantizzare la dose trasportata, tramite una proteina, al suo specifico recettore cellulare.

---

*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
