# Nativi digitali e immigrati digitali: ecco le differenze

> Le nuove tecnologie digitali hanno modificato i meccanismi di percezione, gratificazione e apprendimento nelle vecchie e nuove generazioni.

- **Autore:** MFL 
- **Pubblicato:** 2013-01-16
- **Aggiornato:** 2015-06-06
- **Tag:** 62,547
- **URL:** https://www.paginemediche.it/medici-online/punti-di-vista/nativi-digitali-e-immigrati-digitali-ecco-le-differenze

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Non c’è dubbio che gli enormi **progressi tecnologici** abbiano cambiato le nostre vite e abbiano permesso all’umanità di fare grandi passi avanti dal punto di vista evolutivo.

Nella generazione che gli esperti definiscono di '*immigrati digitali*' (cioè quelli nati prima del 2000), la diffusione [Capillare](https://www.paginemediche.it/glossario/capillare) degli strumenti tecnologici ha **modificato anche le funzionalità del cervello**, facendo perdere alcuni circuiti e facendone sviluppare altri, soprattutto legati alla percezione. A dedicarsi allo studio dei cambiamenti che la tecnologica ha provocato nello sviluppo umano è stata recentemente la psicologa Maria Beatrice Toro, autrice del saggio '*Tecnoliquidità*'.

Intervistata dall’Ansa, l’esperta ha spiegato che la tecnologia ha **livellato le diverse generazioni** fino a crearne una sola, che va dall’adolescenza fino ai 40-50 anni, che trova soddisfazione immediata dall’aspetto ludico – dai giochi dei social network fino ai videogiochi – esattamente come accade con il cibo, e che in una **società liquida**, sempre più incerta, ci siamo ormai adattati a conservare in un cloud personale nel nostro cervello **emozioni**, foto, vissuto e relazioni.

Ma la diffusione della tecnologia e il suo utilizzo [Capillare](https://www.paginemediche.it/glossario/capillare) nella vita di tutti i giorni non ha portato solo vantaggi, ha anche contribuito a **creare nuove dipendenze**, come quella da videogames, o da **Internet**. E tra i primi esperti a studiare il fenomeno c’è Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta. Secondo le stime dell’esperto circa il 10% degli '*immigrati digitali*' è a rischio di tecnodipendenza.

Cantelmi, però, è fiducioso che se gli adulti possono essere maggiormente esposti al rischio di**tecnodipendenza**, ciò non è tanto vero per i cosiddetti '*nativi digitali*', i bambini nati dopo il 2000 che hanno una capacità quasi innata di integrare realtà e tecnologia, senza correre il rischio di confonderle al punto da sviluppare una pericolosa dipendenza.

Si tratta di individui capaci, sin dai primi anni di vita, di distribuire l’attenzione su 4-5 dispositivi allo stesso tempo, e che usano questi strumenti tecnologici per giocare, studiare, mantenere rapporti sociali e amicizie, e per i quali anche le**modalità di apprendimento** sono diverse: il loro cervello richiede un’interattività rapida e possibilmente divertente. Insomma per loro la definizione di **multitasking**sembra essere quasi limitante.

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
