# DCA: come affrontare i disturbi del comportamento alimentare

> L'intervento sui disturbi del comportamento alimentare è complesso e spesso per una buona riuscita necessita della congiunzione di una terapia individuale e familiare, oltre che nutrizionale.

- **Autore:** Dr.ssa Silvia Rotondi (Specialista in Psicoterapia)
- **Pubblicato:** 2023-03-15
- **Aggiornato:** 2023-03-16
- **Tag:** 250,508,569,552,275,62,234,547,238,593
- **URL:** https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/disturbi-e-malattie/dca-come-affrontare-i-disturbi-del-comportamento-alimentare

---

## DCA cos'è?

Il più importante tra i manuali diagnostici, il DSM-5, al quale i professionisti a livello internazionale si riferiscono per diagnosticare i disturbi psicologici e psichiatrici definisce i **disturbi del comportamento alimentare (DCA)**come*“caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati con l’alimentazione che determinano un **alterato consumo o assorbimento di cibo** e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”.*

Il manuale identifica le seguenti categorie diagnostiche:

- Pica
- Disturbo di ruminazione
- Disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo
- [Anoressia nervosa](https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/disturbi-e-malattie/anoressia-nervosa-i-rischi-per-gli-adolescenti),
- [Bulimia nervosa](https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/disturbi-e-malattie/bulimia-come-si-riconosce-e-come-si-cura)
- Disturbo da alimentazione incontrollata
- Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione con specificazione
- Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione senza specificazione.

Con queste categorie riusciamo ad inquadrare tutti i disturbi che **già a partire dalla prima infanzia** possono presentarsi.

Bisogna specificare però che **le categorie diagnostiche non ci dicono nulla sulla persona che soffre di un disturbo del comportamento alimentare, ogni persona è più di una diagnosi**; quando diciamo “*la ragazza soffre di anoressia nervosa*” non diciamo nulla sul significato profondo che il disturbo acquisisce per questa giovane paziente, anzi a volte l’abuso della diagnosi può in chi è sofferente indicizzarlo **spingendolo a cronicizzare il disturbo piuttosto che ad uscirne.**

## Terapia individuale, familiare e nutrizionale per la cura dei disturbi del comportamento alimentare

Ovviamente la diagnosi clinica è utile per poter parlare tra colleghi professionisti e definire quelle che sono le linee comuni di questo disturbo. Definire a volte permette di sapersi orientare e controllare l’ansia ma non è la cura.

**L’intervento sui disturbi alimentari è complesso e spesso per una buona riuscita necessita della congiunzione di una terapia individuale e familiare, oltre che [nutrizionale](https://www.paginemediche.it/benessere/alimentazione-e-dieta/dieta-per-i-magri-l-alimentazione-per-mettere-peso)**. La terapia individuale è utile per lo sviluppo individuale della persona; è importante avere una terapeuta che diventa un punto di riferimento interiore nei momenti difficili che la paziente dovrà affrontare; mentre gli incontri familiari sono utili ad elaborare nuove modalità relazionali più funzionali per tutta la famiglia e utili a garantire il giusto sostegno emotivo della persona sofferente, aiutandola ad uscire dalla stasi evolutiva in cui si trova e in cui è sospesa tutta la famiglia.

## Disturbi del comportamento alimentare: qual è il significato relazionale?

Un disturbo del comportamento alimentare significa infatti una**stasi allo sviluppo, ovvero l’impossibilità di crescere ed evolvere**; questo vale praticamente quasi sempre per tutte le varianti dei disturbi; è come se la persona che ne soffre manifesta un’impossibilità di fare un salto evolutivo ad esempio: [il passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza](https://www.paginemediche.it/benessere/mamma-e-bambino/adolescenza-come-affrontare-il-periodo-critico) che implica appunto l’ingresso nel mondo degli adulti, e quindi la necessità di un confronto atto alla costruzione dei propri valori e interessi, oltre che la spinta sessuale con la conseguente scelta dei primi partner.

**L’insorgere di un disturbo alimentare ha quindi quasi sempre un significato relazionale** che va colto, capito e sviscerato. Ad esempio cosa il sintomo vuole comunicare all’interno della sua famiglia? alla madre, al padre, ai fratelli e sorelle? E così via.

Nella terapia sarà importante **ripercorrere la storia della famiglia** creando e generando una nuova narrativa, una nuova storia condivisa e costruita dalla voce di tutti i familiari. Spesso le famiglie raccontano di se stesse “storie” che hanno sempre la stessa trama; la terapia permette di cambiare trama, creando capitoli all’interno di un percorso che sembrava già scritto ma che era solo la lettura circoscritta di pochi o di un determinato tempo storico.

Un altro aspetto importante sarà capire**a partire da quale evento è insorto il disturbo alimentare** e come questo si collega al blocco evolutivo della/del paziente.

Oltre la diagnosi quindi esiste la persona e questa è unica; bisogna ricordare che soffrire non è una vergogna ma un dono perché**è solo attraverso la fragilità che incontriamo il vero volto dell’essere umano** e dell’essere noi stessi umani e creativi. È nel porgere una mano all’altro che incontriamo la sua forza e il suo bisogno ed è solo attraverso questo contatto intimo e fiducioso con l’altro che possiamo arrivare all’essenziale, e quindi a noi stessi con l’altro.

---

*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
