# Echinococcosi Epatica

> L'Echinococcosi Epatica è una malattia parassitaria dovuta allo sviluppo nel fegato della larva dell'Echinococco granuloso.

- **Pubblicato:** 2009-11-16
- **Aggiornato:** 2015-03-26
- **Tag:** 24,297,34,299
- **URL:** https://www.paginemediche.it/medicina-e-prevenzione/disturbi-e-malattie/echinococcosi-epatica

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**Storia naturale**

La **cisti di echinococco** del fegato è una **malattia parassitaria**dovuta allo sviluppo in questo organo della larva dell'**Echinococco granuloso**. Questa larva prende la forma di una o più [Cisti](https://www.paginemediche.it/glossario/cisti) piene di liquido simile ad "*acqua di roccia*" che si sviluppano nel parenchima epatico.

Il ciclo del parassita si compie attraverso un "*ospite definitivo*" che è il cane nel cui intestino tenue vive la tenia.

Le uova della tenia vengono eliminate dal cane con le feci e contaminano i terreni da pascolo. Animali erbivori, ovini e bovini, pascolando in terreni contaminati, ingeriscono le uova che arrivate nello stomaco di questi "*ospiti intermedi*" liberano gli embrioni che attraverso la vena porta raggiungono il fegato.

Il **fegato**rappresenta quindi il primo filtro ed è in questo organo che nella maggior parte dei casi la cisti si sviluppa: se superano questo filtro, gli embrioni passano nei **polmoni** dove possono impiantarsi e sviluppare una**cisti polmonare**; se superano anche il filtro polmonare penetrano nella grande circolazione e allora possono impiantarsi in qualsiasi punto dell'organismo.

L'uomo è un ospite intermedio accidentale che può infettarsi o mangiando alimenti contaminati o attraverso contatti con cani infestati dalla tenia. Se il cane ad esempio si lecca l'ano per alleviare il prurito provocato dalle uova emesse con le feci, le uova restano nelle **papille linguali**o nelle **mucose** della bocca del cane e possono facilmente infettare le mani dell'uomo che viene a contatto con l'animale.

Di qui la definizione di "*malattia delle mani sporche*" data all'echinococcosi epatica nei paesi di particolare endemia come quelli del bacino del Mediterraneo.

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**Sintomatologia**

La malattia è a lungo **asintomatica**. L'evoluzione è lenta; l'infestazione verificatasi nell'infanzia può manifestarsi solo in età adulta. Accade di frequente che la malattia è scoperta casualmente durante un **esame radiologico** dell'addome o, sempre più spesso, durante un'ecografia.

A volte il malato lamenta vaghi dolori all'**ipocondrio destro**, manifestazioni orticarioidi, crisi di prurito. Più raramente constata da solo la presenza di una**tumefazione****addominale**. Non è raro che il riconoscimento di una cisti d'[Echinococco](https://www.paginemediche.it/glossario/echinococco) si verifichi in occasione di una complicanza, che è quasi sempre biliare.

Nel caso in cui la cisti o le cisti siano voluminose o si sviluppino anteriormente, la**diagnosi clinica** è facile perché alla palpazione si apprezza una tumefazione rotonda, con superficie regolare, di consistenza tesa, non dolente.

Nel caso invece in cui la cisti abbia uno sviluppo superiore, centrale o posteriore, si può apprezzare soltanto un'epatomegalia senza caratteristiche particolari.

Mancano in genere segni di**colestasi**o di **ipertensione portale** e non c'è alcuna alterazione delle condizioni generali. La diagnosi è facilitata dalle notizie anamnestiche: contatti con cani, ambiente agricolo, paesi di maggiore endemia. Tuttavia non è raro che manchi qualsiasi elemento che faccia sospettare il contagio.

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**Diagnosi**

Le**prove epatiche**di laboratorio sono in genere normali. L'**eosinofilia** non è sempre presente. Solo lo **studio immunologico**consente di confermare con certezza la diagnosi già fortemente sospettata con l'ecografia.

Il valore diagnostico principale resta tuttavia affidato ai procedimenti d'immagine.

L'ecografia è l'esame più utile perché mette in evidenza una o più cisti e permette subito di affermarne la natura.

La TAC  aiuta a riconoscere il contenuto delle cisti, a differenziarlo da altre lesioni epatiche, a studiare i rapporti della cisti con le strutture vascolo-biliari, a fare un bilancio del **parenchima epatico sano**.

La risonanza magnetica fornisce le stesse immagini e le stesse informazioni con dettagli ancora maggiori. Lo studio del malato deve infine comportare la ricerca di altre cisti extraepatiche in particolare nell'**addome**e nei**polmoni**.

Un cenno a parte merita invece la**colangiografia retrograda endoscopica** (CPRE). Questo esame ha l'obiettivo di evidenziare una possibile comunicazione tra la**cisti**e le**vie biliari**.

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**Evoluzioni e Complicanze**

In assenza di trattamento, l'evoluzione della cisti d'echinococco è variabile. La cisti può andare incontro a calcificazione e può morire.

I **fenomeni di compressione**, per quanto possa sembrare paradossale in rapporto al grande volume spesso raggiunto dalla cisti, sono poco frequenti.

Rimane possibile la rottura delle cisti nell'albero biliare, a volte rivelata dalla comparsa di un ittero con dolore e febbre, a volte asintomatica e accompagnata solo da segni di colestasi biologica, a volte, rivelata da febbri suppurative per ascessualizzazione delle cisti.

L'apertura, o comunque la comunicazione della cisti con le vie biliari, è un evento la cui frequenza è talmente alta da farlo quasi ritenere un momento evolutivo naturale della malattia.

Altre complicanze, come la rottura nella**pleura**, nel polmone, nell'intestino o in peritoneo sono considerate assolutamente eccezionali e fanno parte di **quadri anatomo-****patologici** del passato che oggi non si osservano più.

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**Terapia**

Il trattamento della cisti d'echinococco è principalmente **chirurgico**: la [Terapia](https://www.paginemediche.it/glossario/terapia) medica da sola o associata alla chirurgia e la terapia percutanea hanno dei ruoli sempre maggiori.

La chirurgia deve essere fatta tenendo conto che si tratta di una malattia non neoplastica e quindi, pur privilegiando gli interventi radicali, cercando di limitare l'**aggressività chirurgica** in rapporto al rischio operatorio.

Gli interventi si distinguono in conservativi e radicali a seconda che conservino o asportino, in maniera più o meno completa, il pericistio.

Gli interventi conservativi come la **marsupializzazione** o la tunnellizzazione sono stati eseguiti per lungo tempo: purtroppo la conservazione del pericistio portava a ritardi nelle guarigioni, dovuti al persistere di fistole biliari e di infezioni del cavo residuo e ad insuccessi nel tempo per lo svilupparsi di cisti che causavano le recidive a distanza di anni.

La chirurgia radicale è definita dall'asportazione completa di tutto il **pericistio**.

La terapia medica è da valutare caso per caso. La decisione di far precedere l'intervento da uno o più mesi di terapia medica è attualmente raccomandata.
 La terapia percutanea rappresenta una terza via fra intervento chirurgico e terapia medica: iniziata da oltre un decennio ha ormai dimostrato la sua efficacia seppure con indicazioni selezionati e in casi particolari.

La tecnica prevede il drenaggio percutaneo della cisti seguita dall'iniezione di una **sostanza parassiticida**(soluzione salina ipertonica o alcool) e dalla successiva riaspirazione.

I centri che hanno trattato centinaia di casi non hanno finora riportato alcun incidente da**shock anafilattico**.

In conclusione la chirurgia non sembra più rappresentare l'unica possibilità di cura dell'echinococcosi epatica e come per tante altre patologie le scelte terapeutiche andrebbero fatte caso per caso secondo **valutazioni multispecialistiche**. Questo è sicuramente il modo per assicurare al malato il migliore trattamento possibile.

**A cura del**[**Prof. Gennaro Nuzzo**](http://www.policlinicogemelli.it/rep/?o=d&hw=5&idp=12371)
 [**Dirigente Medico responsabile di Struttura Complessa
 Chirurgia generale ed epatobiliare (UOC)**](http://www.policlinicogemelli.it/rep/?o=r&hw=5&id_reparto=589)
 [**Policlinico Gemelli**](http://www.policlinicogemelli.it/area/)

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