# Alzheimer, dagli USA ricerca per recuperare i ricordi perduti

> L'Alzheimer è una delle malattie più tristi perché colpisce i ricordi. Ma dagli Stati Uniti giunge una buona notizia.

- **Autore:** Walter Giannò  (Giornalista esperto in salute e benessere)
- **Pubblicato:** 2016-03-17
- **Aggiornato:** 2016-03-21
- **Tag:** 51,574
- **URL:** https://www.paginemediche.it/news-ed-eventi/alzheimer-dagli-usa-ricerca-per-recuperare-i-ricordi-perduti

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L’Alzheimer, senza dubbio, è una delle malattie più tristi perché colpisce le tracce della vita che conserviamo dentro di noi: i ricordi. Ma dagli Stati Uniti giunge una buona notizia: la possibilità di **recuperare la memoria** che solo apparentemente sembra perduta ma, in realtà, è immagazzinata nel cervello che, quindi, è come se eseguisse, durante gli anni, operazioni di backup dei dati.

 Ciò riguarderebbe solo le fasi iniziali dell'Alzheimer e il recupero dei ricordi avverrebbe attraverso lo **stimolo specifico di neuroni** che si trovano nella regione dell'ippocampo.

 La dimostrazione è stata opera dei ricercatori del Riken-Mit Center for Neural Circuit Genetics di Cambridge, negli Stati Uniti, i quali - come si apprende dall'[ANSA](http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Scienza_e_salute/Alzheimer-recuperare-ricordi-perduti/17-03-2016/1-A_023353883.shtml) "sono riusciti a riaccendere la memoria nei topi stimolando il cervello con un raggio di luce, grazie alla tecnica dell'optogenetica finora mai sperimentata sull'uomo".

 I risultati sono stati illustrati sulla rivista scientifica [Nature](http://www.nature.com/news/memories-retrieved-in-mutant-alzheimer-s-mice-1.19574) e, secondo gli autori dello studio, "rappresentano solo una prova di concetto" ma dimostrano che le persone con l'Alzheimer dimenticano i volti o dove si trovano gli oggetti familiari, perché il loro cervello non riesce a trovare dove ha messo quei ricordi.

 Non è una scoperta da poco, perché in questo modo si contraddice l'idea che l'Alzheimer impedisca al cervello di creare nuovi ricordi e suggerisce - come detto - che **la stimolazione cerebrale**potrebbe migliorare temporaneamente i ricordi dei pazienti nei primi stati della malattia.
  

 Nel dettaglio, la ricerca si è basata su un precedente lavoro svolto dal neuroscienziato Susumu Tonegawa e dai suoi colleghi presso il Massachusetts Institute of Technology di Cambridges, dove l'anno scorso hanno dimostrato che, in alcuni tipi di amnesia, **i ricordi sono stati conservati**ma non è stato possibile recuperarli.

 Su Nature si legge che "è difficile rilevare la **differenza tra una memoria conservata e una recuperata**negli esseri umani, per cui l'unico modo per testare la memoria è chiedere ai pazienti di ricordare informazioni. Ma i ricordi possono essere manipolati nei topi: così Tonegawa e i suoi colleghi hanno testato la loro teoria con due ceppi di topi, gli uni con geni mutati e legati alla malattia di Alzheimer, gli atri no”.

 Dopo che entrambi **sono stati inseriti in una scatola** e dove hanno ricevuto una scossa elettrica, i ricercatori hanno evidenziato che i topi normali hanno imparato a temere l'area in cui si trovano ma quelli 'mutati' no, perché non ricordavano di avere provato [Dolore](https://www.paginemediche.it/glossario/dolore).

 Ma quando i ricercatori hanno stimolato con una luce blu la rete dei neuroni definiti ‘engrammi’, associati alla formazione di un ricordo, i topi 'mutati' hanno recuperato la memoria della scarica.

 **Per approfondire guarda anche "Malattia di Alzheimer"**

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*Fonte: [Paginemediche](https://www.paginemediche.it) — contenuto a scopo informativo, non sostituisce il parere del medico.*
