Dr. Domenico Di MariaDottore Premium

Specialista in Otorinolaringoiatria

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Benevento (BN) | Vedi mappa
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26 FEB 2019

Le vertigini più frequenti

Le vertigini più frequenti

La vertigine è un’alterazione della percezione reale del movimento, una sensazione illusoria che può essere:

  • soggettiva, quando il paziente ha l'illusione di muoversi ma si sente instabile. Spesso riferisce di sentire "la testa vuota", di non riuscire a mantenere l'equilibrio e una stabile direzione di marcia;
  • oggettiva, quando il paziente vede l'ambiente circostante muoversi o con senso rotatorio ("la stanza mi gira intorno!") o oscillante sul piano orizzontale o verticale. Nella maggior parte dei casi, questa illusione di movimento è causata dal nistagmo, una condizione che indica una disfunzione del sistema dell'equilibrio di origine periferica e/o centrale.

In passato era diffusa la distinzione tra vertigine soggettiva quale espressione di altre patologie e di oggettiva come tipica dell’orecchio. In realtà, spesso, la vertigine soggettiva può essere la fase iniziale, meno intensa di una vertigine causata da malattie dell’orecchio interno che può peggiorare diventando oggettiva.

Le vertigini più frequenti

La canalolitiasi
La canalolitiasi è causata dal distacco degli otoliti dall’utricolo, un piccolo ed importantissimo organo dell'equilibrio. Questo ci permette, insieme ad un altro organo definito sacculo, di percepire le accelerazioni gravitarie (es.: l'automobile che procede in avanti o in retromarcia, l'ascensore che sale). Sono gli otoliti che facendo pressione su questo organo permettono di generare le informazioni necessarie al cervello. Un loro distacco, per cause traumatiche, di cattiva circolazione sanguigna, per fattori metabolici (diabete, ipercolesterolemia, ipretrigliceridemia, iperuricemia, carenza di calcio) o per cause idiopatiche (cioè che ancora non si conoscono), determina la vertigine posizionale poiché gli otoliti entrano nei canali semicircolari, organi che rilevano le accelerazioni angolari (es.: la rotazione della testa, l'inclinazione laterale, in basso, in alto della stessa). Questi microscopici sassolini, galleggiando nel liquido contenuto nei canali, stimolano il cervello provocando un nistagmo, il movimento involontario degli occhi, che dà una illusione di spostamento dell'ambiente circostante soltanto quando il soggetto si muove (di solito stendendosi a letto, girandosi nel letto, alzando la testa per prendere qualcosa da un mobile etc).

La nevrite vestibolare
La nevrite vestibolare è un’infiammazione acuta del nervo vestibolare che determina improvvisamente la comparsa di vertigini rotatorie, presenti anche senza muoversi, della durata superiore alle 24 ore con sintomi neurovegetativi associati (nausea, vomito, sudorazione). Di solito non si associa sintomatologia uditiva (acufeni, ipoacusia, ovattamento auricolare): questo la contraddistingue dalla nevrite cocleovestibolare (che coinvolge anche l'udito) o dall'ipoacusia improvvisa che invece presenta solo i sintomi uditivi senza la comparsa di vertigine. 
Anche in questo caso la diagnosi di nevrite vestibolare è facilitata dalla storia clinica e dall'osservazione del nistagmo che di solito batte dal lato sano. Le cause più frequenti sono le infezioni virali e i disturbi del microcircolo, ma spesso si tratta di condizioni idiopatiche o comunque non identificabili. 
La terapia si basa su farmaci antiedemigeni (glicerolo), cortisonici, vasoattivi (che facilitano la circolazione sanguigna) e, nel caso di una forma virale, anche di antivirali. 
La risoluzione del disturbo si ottiene entro 5 - 7 gg con la messa in atto da parte del cervello del compenso vestibolare: per questo motivo, non appena il paziente è in condizione di muoversi è indicata l'attività fisica che favorisce un più rapido recupero di tutte le attività.
Spesso, però, la nevrite vestibolare come l’ipoacusia improvvisa sono correlate ad un rischio aumentato di eventi cerebrovascolari e cardiovascolari, soprattutto in pazienti di età superiore a 50 anni e con fattori di rischio specifici (obesità, ipertensione, diabete, dismetabolismo dei grassi). In questi casi è necessaria la terapia di queste patologie associate ed eventualmente una terapia antiaggregante o anticoagulante di prevenzione. 

La malattia di Ménière
L'orecchio interno, sia nella porzione che regola l'udito che in quella che controlla l'equilibrio, contiene del liquido (l'endolinfa) che, se presente nelle giuste quantità, permette il normale funzionamento di queste strutture. Un aumento improvviso di endolinfa stimola le cellule contenute nel labirinto e causa la comparsa della triade sintomatologica tipica della Malattia di Meniere: acufeni, ipoacusia e vertigini, a cui si aggiunge un quarto sintomo, che spesso preannuncia una crisi ovvero l'ovattamento auricolare (fullness). Le cause di questa malattia sono ancora ignote: sono state proposte molte teorie ma al momento nessuna si è rivelata esaustiva.
La MdM è più frequente nelle donne, è rara al di sotto dei 20 anni e nel 25% dei casi può divenire bilaterale. A proposito di ciò, la tendenza alla bilateralizzazione è tanto più bassa quando più tardi esordisce la patologia. 

Diagnosi e trattamento

La diagnosi avviene attraverso:

  • la valutazione della storia clinica 
  • una visita ORL che escluda altre patologie in atto
  • un esame audioimpedenzometrico
  • un esame vestibolare in videonistagoscopia ad infrarossi
  • esami elettrofisiologici (ABR e VEMP's).

Considerato che le cause non sono ancora conosciute a fondo, le terapie proposte sono tante. Quella che funziona meglio e che adesso è il "Gold Sandard" è quella con il glicerolo (e.v. nelle fasi acute) per os come terapia cronica. Se la terapia con glicerolo non risulta efficace, si utilizzano:

  • diuretici
  • vasoattivi
  • farmaci emoreologici (per la circolazione)
  • cortisone.

Un ruolo fondamentale è quello che assumo una corretta alimentazione, che deve essere:

  • povera in sali, insaccati, formaggi salati ed alimenti che si ritenga scatenino la crisi;
  • senza sostanze eccitanti: caffè, coca-cola;
  • ricca di acqua oligominerale (almeno 1,5 - 2 litri al giorno).

L'aumento di acqua oligominerale nella dieta inibisce la produzione da parte dell'organismo di un ormone (ADH: ormone antidiuretico) che interagisce con le Acquaporine, recettori presenti nei reni ed anche nell'orecchio interno e che, come si evince da studi recenti, pare che favoriscano l'entrata di acqua nel labirinto e, quindi, l'idrope endolinfatica.

Leggi anche:
L'esame audiometrico è l'esame di elezione per verificare la funzionalità dell'orecchio e la capacità di avvertire i suoni.

Per approfondire guarda anche: “Canalolitiasi del CSP destro”

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