Dr.ssa Elisa Marcheselli

Specialista in Psicologia dello sviluppo e dell'educazione e Psicoterapia

Psicologo - Psicoterapeuta
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18 MAG 2020

Aumento dei casi di cyberbullismo durante il lockdown

Aumento dei casi di cyberbullismo durante il lockdown

La quarantena, con il suo inevitabile isolamento sociale forzato, ha creato degli effetti anche sul fenomeno noto agli studiosi dei comportamenti sociali: il cyberbullismo.

Didattica a distanza e cybercrime

I rischi per gli under 18 per quanto riguarda i cybercrime come adescamento, cyberbullismo e hatespeech sono aumentati drasticamente durante il lockdown. La didattica a distanza ha generato problemi nell’uso consapevole delle tecnologie in quanto molto spesso i giovani hanno trasformato le lezioni in occasioni per condividere, in maniera silenziosa con altri compagni, atteggiamenti sbagliati forse fatti per gioco, ma che in realtà sono riconoscibili come reato.

Mi riferisco a quei comportamenti che hanno a che fare con: prendere in giro i professori o altri compagni attraverso fotomontaggi e scambi di foto inopportune. Ancora molti non sanno che gli studenti minorenni, dai 14 anni in su, rispondono personalmente in sede penale dei fatti commessi, se sono imputabili, ovvero capaci di intendere e di volere. Dal punto di vista della responsabilità civile, a pagare i danni per i figli minorenni sono i genitori. Si chiama “culpa in educando” ed è stabilita dall’art. 2048 del codice civile. Le sanzioni disciplinari per gli studenti, poi, possono andare dalla sospensione fino alla espulsione o insufficienze in condotta che possono determinare anche la bocciatura. Tutto dipende dai regolamenti di istituto e dalla gravità dei fatti. Inoltre offendere o beffeggiare un professore rientra nei reati di offesa a un pubblico ufficiale. L’insegnante è un pubblico ufficiale, al pari di un poliziotto o un vigile urbano al lavoro. Insultare i prof è quindi un oltraggio.

Episodi di violenza in rete, in aumento i casi

I ragazzi si sono rifugiati nella tecnologia, luogo virtuale di condivisione sociale e anche di condivisione di una intimità da esplorare. Come conferma l’importante indagine «Giovani e Quarantena», promossa dall’Associazione Nazionale Dipendenze tecnologiche e Cyberbullismo, che ha intervistato 9.145 ragazzi tra gli 11 e i 21 anni. Nel 90% dei casi le piattaforme social sono state l’unico modo per mantenere un contatto con gli amici in questo periodo. Il 35% di loro afferma di essere sempre stato connesso. Il 6% dei ragazzi tra i 9 e i 17 anni sono stati vittime di bullismo in rete mentre il 19% ha assistito ad almeno un episodio di violenza verbale.

La Fondazione Carolina nata dal significato del gesto estremo dell’adolescente Carolina Picchio, che nel 2013 si suicidò a 14 anni dopo essere stata vittima di cyberbullismo con la diffusione in rete di alcune sue immagini intime, segnala che i comportamenti legati all’uso distorto delle rete sono saliti nell’ultimo mese con una media di 50 fenomeni a rischio. Questi comportamenti scorretti non riguardano solo i ragazzi ma anche in modo preoccupante gli insegnanti. Molti insulti avvengono sui gruppi WhtasApp, seguono i casi di scambio di foto sessualizzate sexting (23 casi), di revenge porn (11 casi).

Il ruolo dei genitori

Il problema della mancanza di rispetto nei confronti dell’altro è sempre più grave. Ed è sempre più importante che gli adulti educhino i giovani all’uso consapevole delle tecnologie. Le tecnologie in sé non sono né negative né positive, ma è l’utilizzo che le persone ne fanno a darne la connotazione. I reati che derivano dai comportamenti scorretti sul web vanno denunciati. Ricordo che la legge n 71/2017 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” aiuta a sostenere le vittime di cyberbullismo e a recuperare i ragazzi che commettono reati. Le agenzie educative e i genitori in primis devono monitorare e sorvegliare i propri figli anche nel mondo virtuale, insegnando regole di condotta e soprattutto aumentare la responsabilità e la consapevolezza che i reati digitali, allo stesso modo dei reati off line, lasciano delle tracce indelebili sul web che possono compromettere la reputazione sociale di giovani ragazzi che devono costruirsi un futuro personale e professionale.

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Chi sono
Sono la Dott.ssa Elisa Marcheselli, mi occupo di salute mentale e benessere psico-fisico. Tratto disturbi clinici come depressione, ansia, attacchi di panico, disturbi alimentari e di personalità. Aiuto le persone a risolvere disagi emotivi e relazionali in ambito personale e professionale. Studio i comportamenti connessi alla dipendenza da internet e i comportamenti antisociali che nascono dall'uso improprio delle tecnologie (cybercrime, cyberbullismo, sexting, pedofilia on line, hatespeech). Lavoro all'interno dei sistemi organizzativi per favorire un clima positivo e produttivo e per potenziare la performance. Studio ed utilizzo la Tecnologia Positiva, per aumentare il benessere individuale e organizzativo. Promuovo l'uso positivo e consapevole delle nuove tecnologie.