Dr.ssa Elisa Marcheselli

Specialista in Psicologia dello sviluppo e dell'educazione e Psicoterapia

Psicologo - Psicoterapeuta
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08 GIU 2020

Cosa provoca la fine di una relazione amorosa?

Cosa provoca la fine di una relazione amorosa?

Quando tornerò a vivere normale? Quando riuscirò a stare bene? Perché questo dolore non va via? Perché non riesco a pensare ad altro? Perché non ho voglia di far niente, e non mi trovo bene in compagnia di nessuno? Perché sento sensazioni diverse mai provate prima? Tornerò ad essere come prima? Queste sono alcune delle domande più frequenti di coloro che vivono la fine di una storia importante.

La psicoterapia per ricreare una nuova vita

Dal punto di vista psicologico è importante non sottovalutare il dolore che può generare questa particolare situazione; di solito le persone hanno bisogno di sostegno e supporto e spesso la compagnia degli amici e semplici distrazioni non sono sufficienti a placare la morsa fissa del dolore.

In psicoterapia esistono tecniche specifiche studiate per elaborare queste tipologie di dolore. Sono tecniche impegnative, a volte faticose, ma è sempre faticoso lavorare su se stessi. Il supporto psicoterapico aiuta a far decantare più velocemente il dolore, guidando la persona a recuperare una nuova routine e un nuovo stile di vita, insomma a ricreare una nuova vita e spesso una nuova identità. Il passaggio da essere impegnato/a in una relazione sentimentale importante e duratura nel tempo che poi finisce ha delle ripercussioni inevitabili anche sulla propria identità. Nel senso che una persona abituata a crescere a fianco dell’altra si ritrova a dover pensare a riempire un vuoto e a riflettere su sensi di colpa e ad accettare un fallimento che ha generato una rottura relazionale.

Le fasi dell'elaborazione del dolore

A seguito di una rottura amorosa, la persona è destinata a passare in diverse fasi che caratterizzano la vera e propria elaborazione del dolore.

Il primo stadio è caratterizzato da un effetto shock, dove non c’è la consapevolezza della situazione e la mente tende a disconfermare l’accaduto, spesso le persone si possono comportare come se non fosse successo niente di grave.

Nella seconda fase, dalla negazione si lascia spazio a un livello di consapevolezza, rendendosi conto della perdita, sentendo il vuoto incolmabile. In questa fase ancora la persona non razionalizza le cause dell’accaduto, tende a colpevolizzarsi o a scaricare sull’altro le colpe in maniera non lucida.

Nella terza fase la persona è stretta nella morsa del dolore, con evidente apatia, voglia di piangere, perdita di sonno e a volte problemi anche nel mantenere la concentrazione, così come problemi alimentari. Il tutto accompagnato a una visione negativa e catastrofica della propria vita. In questa fase le consolazioni sono come acqua che scivola su un tessuto impermeabile, non lasciano segno.
La tristezza che accompagna il dolore è un’emozione necessaria per poter attraversare e superare il momento, accelerare questo processo potrebbe essere dannoso. Una volta superata questa fase la persona ha le energie e la volontà per ricostruirsi una vita e prendere consapevolezza dei suoi errori.

La quarta fase è caratterizzata da una piena presa di consapevolezza dei propri errori, spesso il senso di colpa accompagna questo momento, fungendo da pensieri ossessivi che non lasciano le giornate del soggetto.

La quinta fase vede come protagonista il dolore trasformato in rabbia. In questa fase la persona è più reattiva e spesso va guidata nel non compiere errori di comportamento impulsivi e spropositati. Questo momento va sfruttato per aiutare la persona a canalizzare l’energia distruttiva della rabbia in un'energia mentale costruttiva, riprendendo la propria vita in mano.

La sesta e ultima fase è il livello più alto di consapevolezza contraddistinto dall’accettazione della situazione. A questo punto il soggetto è pronto per agire in modo funzionale e volge il suo sguardo al futuro non più al passato come prima.

Ogni dolore deve essere vissuto come un maestro di vita, che ci rende migliori e pronti per costruire nuove cose con modalità funzionali rispetto alle precedenti. Il dolore fa parte della vita e va accettato e siamo programmati per superarlo, ma l’unico ingrediente fondamentale è sempre la volontà del soggetto nel volerne uscir fuori, quindi il buon lavoro su se stessi porta sempre dei risultati positivi.

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Chi sono
Sono la Dott.ssa Elisa Marcheselli, mi occupo di salute mentale e benessere psico-fisico. Tratto disturbi clinici come depressione, ansia, attacchi di panico, disturbi alimentari e di personalità. Aiuto le persone a risolvere disagi emotivi e relazionali in ambito personale e professionale. Studio i comportamenti connessi alla dipendenza da internet e i comportamenti antisociali che nascono dall'uso improprio delle tecnologie (cybercrime, cyberbullismo, sexting, pedofilia on line, hatespeech). Lavoro all'interno dei sistemi organizzativi per favorire un clima positivo e produttivo e per potenziare la performance. Studio ed utilizzo la Tecnologia Positiva, per aumentare il benessere individuale e organizzativo. Promuovo l'uso positivo e consapevole delle nuove tecnologie.