Dr.ssa Elisa Marcheselli Dottore Premium

Specialista in Psicoterapia e Psicologia dello sviluppo e dell'educazione

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13 FEB 2020

Il rifiuto sociale: perché è una forma di violenza

Il rifiuto sociale: perché è una forma di violenza

Si sente tanto parlare di varie forme e tipologie di violenza. L’etimologia deriva da “violare”, ovvero infrangere i limiti. Da tempo la psicologia si impegna a classificare e a studiare le caratteristiche sottili delle violenze invisibili, in quanto non lasciano segni ma ferite interiori che possono essere peggiori.

La violenza psicologica è appunto un insieme di atti comportamentali, verbali e morali, costituiti da minacce, intimidazioni, umiliazioni utilizzati come strumento di costrizione e di oppressione per obbligare l’altro ad agire contro la propria volontà o per limitarne il senso di libertà decisionale. Questa violenza può portare a vivere un vero e proprio trauma psicologico che può manifestarsi con ansia, depressione cronica, disturbo da stress post traumatico, isolamento.
Molto spesso la vittima è legata al suo carnefice da un “doppio legame”, cioè dall’impossibilità di riconoscere la violenza e dall’impossibilità di lasciare il suo carnefice a causa di un’impotenza psicologica nel prendere una decisione.

La violenza psicologica può essere individuabile in certi tipi di discorsi o di atteggiamenti che mirano a controllare l'altra persona in assenza di violenza fisica conclamata. Molto spesso la violenza psicologica viene attuata attraverso il rifiuto sociale, portando la vittima a sentirsi inadeguata, disadattata, inutile e con grande senso di vergogna. Il rifiuto sociale è un atteggiamento trasversale a molti tipi di violenze ad esempio attraverso il bullismo, cyberbullismo, mobbing.

Il dolore del rifiuto sociale è stato così studiato da dare vita alla creazione di un gioco virtuale in grado di prevenire questo comportamento facendo simulare alla persone il disagio che si può provare attraverso il rifiuto e il disprezzo: il Cyberball. Consiste in un gioco di palla virtuale tra tre giocatori: il partecipante e due giocatori virtuali. Questo gioco è stato utilizzato dai ricercatori per studiare gli effetti dell’ostracismo. Gli studi hanno monitorato le reazioni dei partecipanti esclusi attraverso le tecniche di mapping cerebrale e i risultati sono significativi. Il rifiuto sociale attiverebbe in noi le aree adibite al dolore e crea sentimenti ed emozioni collegati al senso di vergogna.

I passi in avanti della tecnologia e gli studi dei fenomeni sociali ci aiutano a poter informare sui benefici della conoscenza di certi atteggiamenti, facendo sì che le persone possano aumentare il loro senso di responsabilità nell’attuazione dei propri comportamenti. Dalla violenza è possibile proteggersi solo se rompiamo il muro del silenzio, parlando e chiedendo aiuto; aspettare significa prolungare il problema.

“La violenza è l'ultimo rifugio dell'incompetente.”
Isaac Asimov

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Chi sono
Sono la Dott.ssa Elisa Marcheselli, mi occupo di salute mentale e benessere psico-fisico. Tratto disturbi clinici come depressione, ansia, attacchi di panico, disturbi alimentari e di personalità. Aiuto le persone a risolvere disagi emotivi e relazionali in ambito personale e professionale. Studio i comportamenti connessi alla dipendenza da internet e i comportamenti antisociali che nascono dall'uso improprio delle tecnologie (cybercrime, cyberbullismo, sexting, pedofilia on line, hatespeech). Lavoro all'interno dei sistemi organizzativi per favorire un clima positivo e produttivo e per potenziare la performance. Studio ed utilizzo la Tecnologia Positiva, per aumentare il benessere individuale e organizzativo. Promuovo l'uso positivo e consapevole delle nuove tecnologie.