Prof. Giorgio Enrico Gerunda

Specialista in Chirurgia generale e Chirurgia dell'apparato digerente

Medico Ospedaliero
Padova (PD) | Vedi mappa
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05 NOV 2019

Trattamento del cancro alla prostata: come si cura

Trattamento del cancro alla prostata: come si cura

La prostata è presente solo negli uomini, in condizioni normali ha le dimensioni di una noce, ma con il passare degli anni o a causa di alcune patologie può ingrossarsi fino a dare disturbi soprattutto di tipo urinario. Il cancro della prostata è uno dei tumori più diffusi nella popolazione maschile e rappresenta circa il 20% di tutti i tumori diagnosticati nell'uomo: le stime, relative all'anno 2017, parlano di 34.800 nuovi casi l'anno in Italia, ma il rischio che la malattia abbia un esito infausto è basso, soprattutto se si interviene in tempo.

Quali sono i fattori di rischio e come si manifesta

Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della prostata è l’età: le possibilità di ammalarsi sono molto scarse prima dei 40 anni, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e circa due tumori su tre sono diagnosticati in persone con più di 65 anni. Vi sono molteplici fattori di rischio, ma quelli legati allo stile di vita sono:

  • una dieta ricca di grassi saturi
  • l’obesità
  • la mancanza di esercizio fisico.

Nelle fasi iniziali il tumore della prostata è asintomatico. Viene diagnosticato in seguito alla visita urologica, che comporta una esplorazione rettale o un controllo del PSA, con un prelievo del sangue. Quando la massa tumorale cresce, dà origine a sintomi urinari:

  • difficoltà a urinare (in particolare a iniziare) o bisogno di urinare spesso
  • dolore quando si urina
  • sangue nelle urine o nello sperma
  • sensazione di non riuscire a urinare in modo completo.

Spesso i sintomi urinari possono essere legati a problemi prostatici di tipo benigno come l'ipertrofia: in ogni caso è utile rivolgersi al proprio medico o allo specialista urologo che sarà in grado di decidere se sono necessari ulteriori esami di approfondimento. Nella valutazione dello stato della prostata, il medico può decidere di eseguire il test del PSA e l'esplorazione rettale, che si esegue nell'ambulatorio del medico di base o dell'urologo, e permette a volte di identificare al tatto la presenza di eventuali noduli a livello della prostata.

Quali esami bisogna fare?

L'unico esame in grado di identificare con certezza la presenza di cellule tumorali nel tessuto prostatico è la biopsia prostatica. La risonanza magnetica multiparametrica è diventata fondamentale per decidere se e come sottoporre il paziente a tale biopsia, che viene eseguita in anestesia locale, ambulatorialmente o in day hospital, e dura pochi minuti. Grazie alla guida della sonda ecografica inserita nel retto vengono effettuati, con un ago speciale, circa 12 prelievi per via trans-rettale o per via trans-perineale (la regione compresa tra retto e scroto) che sono poi analizzati dal patologo al microscopio alla ricerca di eventuali cellule tumorali. La biopsia prostatica può essere anche eseguita in maniera mirata sotto la guida della risonanza magnetica multiparametrica effettuata in precedenza.

Come si cura il tumore della prostata?

Oggi sono disponibili molti tipi di trattamento per il tumore della prostata ciascuno dei quali presenta benefici ed effetti collaterali specifici. Solo un'attenta analisi delle caratteristiche del paziente (età, aspettativa di vita eccetera) e della malattia (basso, intermedio o alto rischio) permetterà allo specialista urologo di consigliare la strategia più adatta e personalizzata e di concordare la terapia anche in base alle preferenze di chi si deve sottoporre alle cure.

In alcuni casi, soprattutto per pazienti anziani o con altre malattie gravi, si può scegliere di non attuare alcun tipo di terapia e "aspettare" con una "vigile attesa" che non prevede trattamenti sino alla comparsa di sintomi. In pazienti che presentino caratteristiche della malattia a basso rischio esistono opzioni terapeutiche che consentono di posticipare il trattamento nel momento in cui la malattia diventi "clinicamente significativa", effettuando inizialmente solo controlli abbastanza frequenti (PSA, esame rettale, biopsia) che permettono di controllare l'evoluzione della malattia e verificare eventuali cambiamenti che meritano un intervento (“sorveglianza attiva”).

Quando si parla di terapia attiva, invece, la scelta spesso ricade sulla chirurgia radicale. La prostatectomia radicale - la rimozione dell'intera ghiandola prostatica e dei linfonodi della regione vicina al tumore - viene considerata un intervento curativo, se la malattia risulta confinata nella prostata. Grazie ai notevoli miglioramenti degli strumenti chirurgici, oggi l'intervento di rimozione della prostata può essere effettuato in modo classico (prostatectomia radicale retro pubica aperta) o per via robotica.

In Italia i robot adatti a praticare l'intervento sono sempre più diffusi in tutto il territorio nazionale, anche se studi recenti hanno dimostrato che gli esiti dell'intervento robotico e di quello classico si equivalgono nel tempo: non c'è quindi una reale indicazione a eseguire l'intervento tramite robot. Per i tumori in stadi avanzati, il bisturi da solo spesso non riesce a curare la malattia e vi è quindi la necessità di associare trattamenti come la radioterapia o l’ormonoterapia.

Per la cura della neoplasia prostatica, nei trattamenti considerati standard, è stato dimostrato che anche la radioterapia a fasci esterni è efficace nei tumori di basso rischio, con risultati simili a quelli della prostatectomia radicale.

Un'altra tecnica radioterapica che sembra offrire risultati simili alle precedenti nelle malattie di basso rischio è la brachiterapia, che consiste nell'inserire nella prostata piccoli "semi" che rilasciano radiazioni. Quando il tumore della prostata si trova in stadio metastatico, a differenza di quanto accade in altri tumori, la chemioterapia non è il trattamento di prima scelta e si preferisce invece la terapia ormonale. Questa ha lo scopo di ridurre il livello di testosterone - ormone maschile che stimola la crescita delle cellule del tumore della prostata - ma porta con sé effetti collaterali come calo o annullamento del desiderio sessuale, impotenza, vampate, aumento di peso, osteoporosi, perdita di massa muscolare e stanchezza.

Punti fondamentali da ricordare

  • La neoplasia prostatica è il più frequente tumore per incidenza e il terzo per mortalità nel maschio: un maschio su 8 svilupperà, nel corso della sua vita, una neoplasia prostatica, con un’incidenza che aumenta in modo significativo dopo i 50 anni.
  • La familiarità gioca un ruolo importante, in particolare avere due o più parenti di primo grado (papà, fratelli) affetti da tumore in giovane età aumenta il rischio di 5 volte. Per quanto riguarda i fattori di rischio ambientale, al momento attuale non si possono indicare con sicurezza ‘diete’ preventive per la neoplasia prostatica.
  • Alcuni stili di vita possono influenzare lo sviluppo della malattia, in particolare l’obesità è stata associata ad un maggiore rischio, mentre sono ancora in corso diversi studi per capire il ruolo di singoli fattori dietetici.
  • La maggior parte dei tumori della prostata, specie quando diagnosticati in fase iniziale, è perfettamente curabile, mentre molti altri casi sono controllabili per lungo tempo con diverse terapie. Esistono perfino molti casi di malattia a bassa aggressività che possono essere seguite nel tempo senza alcuna terapia!
  • La diagnosi della neoplasia prostatica si basa sulla biopsia (prelievo di tessuto prostatico per analisi al microscopio), l’indicazione a tale accertamento deve essere sempre vagliata dallo specialista Urologo dopo la visita.
  • La terapia delle forme localizzate di tumore prostatico prevede l’intervento chirurgico oppure la radioterapia locale, mentre nelle forme avanzate vengono utilizzate anche terapie con farmaci.
  • La sopravvivenza nelle forme localizzate è eccellente, la qualità di vita dopo il trattamento è un obiettivo di grande importanza che non viene mai perso di vista dagli specialisti coinvolti. Le complicanze più temute del trattamento chirurgico radicale, cioè l'incontinenza urinaria e l'impotenza sessuale, possono attualmente essere valutate in ambiente specialistico urologico e trattate con terapia medica o quando necessario interventi chirurgici mini-invasivi correttivi, con ottimi risultati. Per tali motivi, non devono costituire un deterrente per il paziente a eseguire controlli periodici urologici e favorire così la diagnosi precoce della malattia.
  • In caso di sospetto di neoplasia prostatica, il primo referente è il medico di famiglia, che può proporre esami come il PSA; successivamente è necessaria una visita urologica ambulatoriale per un inquadramento specialistico.
Chi sono
chirurgia dell'apparato digerente, epato bilio pancreatica, cirrosi epatica, trapianti di fegato, calcolosi della colecisti e della via biliare, tumori del fegato del pancreas e dell'intestino, malattie infiammatorie croniche dell'intestino, tumori dell'intestino
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