Dr.ssa Maddalena Zippi

Specialista in Gastroenterologia e endoscopia digestiva

Medico Ospedaliero
Roma (RM) | Vedi mappa
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25 MAG 2018

Pancreatite cronica: sintomi, fattori di rischio e terapia

Pancreatite cronica: sintomi, fattori di rischio e terapia

La pancreatite cronica (PC) è il risultato di un processo infiammatorio prolungato che determina, a lungo andare, una lenta, progressiva e irreversibile sostituzione del tessuto pancreatico con quello fibrotico. Ciò comporta la perdita della normale funzione pancreatica, andando ad agire su due componenti: esocrina (ridotta produzione di enzimi pancreatici – amilasi e lipasi – con conseguente maldigestione degli alimenti e steatorrea, ossia feci poco formate, maleodoranti ed untuose) ed endocrina (ridotta produzione di insulina con conseguente aumento della glicemia e dunque comparsa di diabete mellito).

Pancreatite cronica: sintomi caratteristici e fattori di rischio

A questa sintomatologia si possono associare perdita di peso e dolore addominale. Spesso è proprio quest’ultimo il sintomo di esordio più frequente, localizzato nei quadranti addominali superiori, il cosiddetto dolore “a barra” o “a cintura”. Generalmente, quando il dolore si riduce di intensità e frequenza, compare l’insufficienza pancreatica. Sappiamo che un 10-20% circa di pazienti può presentare insufficienza esocrina in assenza di dolore.

L’incidenza della pancreatite cronica è aumentata negli ultimi anni grazie alla presenza di migliori metodiche di diagnostica radiologica. La prevalenza di questa patologia non è ben definita. Essa varia tra 3-41/100.000 ab, ma bisogna sottolineare come questi dati derivino da studi condotti in centri specialistici e non sul territorio, il che porta ad una sua sottostima.
L’abuso cronico di alcolici ne costituisce la causa principale (circa il 70% dei casi nell’adulto), seguita da ostruzioni del dotto pancreatico principale (calcoli/neoplasie), malattie genetiche (fibrosi cistica), malformazioni congenite pancreatiche (pancreas divisum) e la pancreatite autoimmune.
La forma da abuso alcolico ha una prevalenza nel sesso maschile con un’età media alla diagnosi compresa tra i 35 e i 55 anni.

Diagnosi di pancreatite cronica

Come per la gran parte delle malattie, anche per la pancreatite cronica sono la clinica e un’accurata anamnesi a guidare la diagnosi. Le ultime linee guida della Società Europea di Gastroenterologia pubblicate nel 2017 asseriscono che la Colangio-risonanza è sufficiente a porre diagnosi di PC qualora siano presenti alterazioni tipiche (irregolarità, dilatazioni e stenosi del dotto pancreatico principale, dilatazione dotti secondari), ma un esame negativo non esclude una forma lieve o iniziale. Ecco il ricorso all’esame diagnostico più sensibile che è l’ecoendoscopia. Queste metodiche consentiranno di valutare la presenza di eventuali ostruzioni del tratto finale del dotto pancreatico principale, stenosi/restringimenti dello stesso, calcoli pancreatici, calcificazioni (pancreatite cronica calcifica) e la presenza di pseudocisti. Infine, il dosaggio dell’elastasi fecale permetterà di valutare il grado di compromissione della funzionalità pancreatica. I pazienti possono presentare deficit di vitamine liposolubili (A, D, E, K). Ecco la necessità di dosare la vitamina D e richiedere una MOC (mineralografia ossea computerizzata) per il rischio di sviluppare osteoporosi conclamata e fratture ossee spontanee.

Terapia e cura della pancreatite cronica

La terapia si basa principalmente sull’astensione dall’alcool e dal fumo che soprattutto se in associazione rappresentano un fattore importante di rischio per la progressione della malattia, su un corretto regime alimentare, sul controllo del dolore (inizialmente analgesici), sulla terapia sostitutiva con enzimi pancreatici e, in caso di diabete mellito, sul controllo della glicemia con ipoglicemizzanti orali e/o terapia insulinica.

Questi pazienti presentano un rischio di sviluppare nel tempo un tumore pancreatico, tale percentuale si attesta sul 3-4% dei casi. In alcune circostanze si rende necessario ricorrere ad un approccio endoscopico terapeutico (Colangio-Pancreatografia-Retrograda-Endoscopica ERCP) che consente di effettuare la sfinterotomia, la dilatazione pneumatica della papilla, il posizionamento di protesi e la rimozione di calcoli.

In ultimo, il trattamento chirurgico, soprattutto interventi di derivazione pancreatica, viene riservato alla gestione del dolore non controllato con le comuni terapie e delle complicanze. Entrambi questi trattamenti, endoscopico e chirurgico, non influiscono sulla progressione della malattia.

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Specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva