Dr. Roberto Carlo Russo

Specialista in Neuropsichiatria infantile e Pediatria

Medico Specialista Privato
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07 FEB 2020

Sindrome da Scarso Sé

Sindrome da Scarso Sé

Nell’età della scuola dell’infanzia, in particolare all’inizio della scuola Primaria di Primo grado (scuola elementare), alcuni bambini presentano ansia, timore della realtà esterna all’ambito familiare, atteggiamenti infantili e ritardo nell’organizzazione strutturale della personalità. Già nel 1957 Marcella Balconi e Maria Elvira Berrini, tra le principali fondatrici della psicoanalisi infantile in Italia, avevano segnalato la presenza di questi segnali, sottolineando una incoerenza educativa dei genitori. Proprio a seguito di questa segnalazione e dall’analisi di numerosi casi, è stata da me proposta l’esistenza (10,23 % su una casistica di 1075 bambini segnalati per problemi neuropsichiatrici) della Sindrome da Scarso Sé (R. C. Russo 1986).

Molto spesso, soprattutto all’inizio delle scuole elementari, gli insegnanti segnalano bambini timidi, particolarmente riservati, che tendono a perdersi anche per piccole difficoltà e che non partecipano alle attività ludiche con i compagni. Se seguiti individualmente e in maniera adeguata, alcuni di questi possono avere buone potenzialità intellettive.

Nell’ambito familiare il comportamento non presenta particolari problematiche, mentre i primi segnali della sindrome da scarso sé si verificano durante il periodo della scuola materna:

  • marcato prolungamento dei tempi di adattamento nell’inserimento;
  • una scarsa disponibilità di confronto con gli altri compagni nelle attività;
  • la difficoltà a creare nuove amicizie;
  • il legame con un compagno con caratteristiche simili alle proprie.

Si tratta di sintomi spesso sottovalutati ma i bambini, se seguiti con fiducia dall’adulto, con il tempo possono superare le insicurezze. Altri bambini che, invece, non possono contare su un supporto e vivono in condizioni meno favorevoli, si troveranno a fare i conti con una personalità caratterizzata da una progressiva sfiducia nelle proprie capacità, da un atteggiamento di chiusura e una riduzione delle competenze scolastiche, erroneamente interpretate come deficit cognitivo.

Nonostante la presenza di sintomi quali la scarsa fiducia in sé e un atteggiamento di chiusura, i bambini non sempre vengono segnalati ai servizi di neuropsichiatria infantile. Quando questo accade, pur riconoscendo la tipologia del comportamento e le dinamiche relazionali, risulta difficile porre una diagnosi certa: i disturbi della sfera emozionale, quelli riferibili all’ansia e quelli che riguardano la socializzazione si combinano fra loro in modi diversi tanto da rendere difficile la classificazione.

Specificità della Sindrome da Scarso Sé

La sindrome da scarso sé si manifesta intorno ai 3 – 4 anni o all’inizio della latenza o dopo eventi ed esperienze particolarmente impegnativi come, ad esempio, l’ingresso alla scuola elementare. Le cause possono essere diverse: un atteggiamento eccessivamente iperprotettivo e di limitazione dell’autonomia da parte dei genitori, atteggiamenti che possono scatenare scarsa fiducia nelle proprie potenzialità in bambini molto sensibili e timorosi nei confronti delle nuove esperienze.
Il compromesso socializzante che il bambino si trova ad affrontare tra il terzo e il quinto anno di vita non viene favorito dall’insufficiente confronto con il coetaneo e dalla mancanza di sperimentazione di frustrazioni e gratificazioni tipiche nel gioco tra pari.

Come si presenta un atteggiamento iperprotettivo? Il genitore che tende a risolvere le varie difficoltà non permette al bambino di scoprire le proprie capacità; in altri casi, il genitore può rimuovere anticipatamente le difficoltà falsando la realtà e fornendo in questo modo un iter evolutivo privo di ostacoli. In altre situazioni vi è una totale concessione al soddisfacimento dei desideri del bambino. Questi atteggiamenti non consentono al bambino di entrare in contatto e affrontare le reali difficoltà tipiche di ogni percorso evolutivo, difficoltà che stimolano l’affermazione del Sé e il successivo compromesso socializzante.

I modelli educativi iperprotettivi determinano poco impegno del bambino nell’affrontare nuove sfide e le difficoltà quotidiane per l’accettazione delle regole. A scuola manca la figura iperprotettiva del genitore e il bambino si ritrova ad affrontare da solo la quotidianità e il confronto con i compagni con il facile innesto di sconfitte che aumenteranno la sfiducia del Sé anche in attività competenti.

Il disturbo ha origine tipicamente tra i 12 e 48 mesi. Dai 12 ai 24 mesi il bambino scopre, esplora, sperimenta le proprie potenzialità mentre il genitore vigila e rinforza o attenua la voglia di conquista. Dai 24 ai 48 mesi il bambino entra in contatto con il coetaneo, iniziano i contrasti per poi tendere a una mediazione e a un compromesso che prevede buoni rapporti di gioco e rispetto reciproco. Un modello iperprotettivo nel corso del secondo anno di vita può determinare un progressivo scarso impegno nelle attività di grande movimento prediligendo attività ludiche sedentarie, può arrivare a rifiutare attività di gioco che impegnano tutto il corpo e ad avere paura di affrontare ostacoli e confrontarsi sul piano corporeo con il coetaneo.

Un atteggiamento di iperprotezione in questo periodo della vita risulta avere minori conseguenze negative, in quanto nei mesi precedenti (12-24 mesi) il bambino ha potuto sperimentare le proprie abilità motorie nel suo spazio. Se l’iperprotezione è precoce crea insicurezza motoria nell’agire e la tendenza ad essere dipendenti sia dall’adulto che dal coetaneo. Nel secondo caso, invece, il bambino dominerà le difficoltà nel rapporto tra pari continuando però ad alternare momenti di insicurezza e crisi di pianto.

Dopo i 4 anni, il bambino con sindrome da scarso sé che subisce in maniera marcata gli effetti del modello parentale diventa dipendente dall’adulto, dimostra scarso impegno nelle attività motorie, presenta emotività e affettività infantili, instaura un rapporto di sudditanza nei confronti dei compagni, tende a instaurare legami con bambini di età inferiore, usa schemi motori infantili, carente autonomia, evita situazioni impegnative e mostra scarsa autostima.

Chi sono
Prof. Roberto Carlo Russo, neuropsichiatra infantile, pediatra e psicoterapeuta, effettua visite Neuropsichiatriche infantili costituite dalla raccolta dei dati storici della problematica, dall’analisi della situazione attuale e dall’osservazione psicomotoria anche con l’applicazione di test evolutivi atti ad approfondire i disturbi specifici. L'obiettivo principale è quello di aiutare il bambino ad affrontare le sue difficoltà e strutturare una personalità adeguata alle sue potenzialità e proiettata ad un valido processo di socializzazione. Autorizzato alla certificazione dei Disturbi Specifici dell’apprendimento (DSA).
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