Milano, 2 lug. (AdnKronos Salute) - Per la prima volta il virus dell'Aids è stato eliminato dal Dna di topi geneticamente modificati per essere suscettibili all'Hiv, grazie a una terapia combinata che utilizza farmaci antiretrovirali a lunga durata d'azione seguiti da una tecnologia di editing genetico basata sulle 'forbici molecolari' Crispr-Cas9. Un traguardo storico al quale hanno contribuito anche gli italiani Pietro Mancuso, Pasquale Ferrante e Martina Donadoni.
Gli autori senior del lavoro - pubblicato su 'Nature Communications' e frutto di una maxi-collaborazione che ha coinvolto virologi, immunologi, biologi molecolari, farmacologi ed esperti del pharma - sono Kamel Khalili della Lewis Katz School of Medicine della Temple University (Lksom, Usa) e Howard Gendelman dell'University of Nebraska Medical Center (Unmc, Usa). "Solo unendo le nostre risorse - spiegano - siamo riusciti a fare questa scoperta rivoluzionaria". Considerata tale perché ad oggi, pur riuscendo a tenere sotto controllo l'infezione da Hiv con i farmaci antiretrovirali, curare la malattia in via definitiva non è possibile. Sospendendo i medicinali, il virus torna infatti a replicarsi poiché l'Hiv, quando attacca i linfociti T, integra il suo genoma dentro quello della cellula bersaglio e quindi di fatto resta vivo. Dormiente, ma pronto a risvegliarsi.
Da qui la portata dell'annuncio: su un totale di 13 roditori che in 2 trial separati hanno ricevuto il doppio trattamento (terapia antiretrovirale a lunga durata d'azione per sopprimere la replicazione del virus e 'taglia-incolla' del Dna che fisicamente estirpa l'Hiv dal genoma del topo), circa un terzo (5) non ha mostrato segni di infezione per 5 settimane dopo la terapia. Un risultato che, secondo i ricercatori, segna "un passo avanti cruciale verso lo sviluppo di una possibile cura per l'infezione da Hiv nell'uomo".
"Questo risultato non sarebbe stato possibile senza uno straordinario gioco di squadra", commenta Gendelman. "Il grande messaggio di questo lavoro - precisa Khalili - è che per curare l'infezione da Hiv servono sia Crispr-Cas9 sia la terapia antiretrovirale a lento rilascio e lunga durata d'azione", la cosiddetta 'Laser Art' (Long-acting slow-effective release Antiretroviral therapy), "somministrate insieme. Ora abbiamo chiaro il percorso per poter passare alla sperimentazione su primati non umani e possibilmente sull'uomo entro l'anno".
La Laser Art - ricordano gli esperti - è figlia del progresso farmacologico che ha permesso di modificare la struttura chimica degli antiretrovirali tradizionali (Art) 'impacchettando' i principi attivi in nanocristalli, strutture-serbatoio che si distribuiscono nei tessuti in cui l'Hiv si è insinuato e vengono rilasciati lentamente per settimane.
In questo modo non solo l'intervallo fra una somministrazione e l'altra si allunga, ma si crea una situazione in cui la replicazione virale resta soppressa per un periodo di tempo sufficiente a intervenire con le forbici molecolari che tagliano via l'Hiv dal Dna delle cellule immunitarie infettate. Se si usassero solo queste, o solo gli antiretrovirali, nei topi contagiati dall'Hiv il virus resterebbe rilevabile.
LO SCIENZIATO ITALIANO: "OBIETTIVO GUARIRE L'INFEZIONE" - "Un approccio rivoluzionario e in controtendenza", che abbina i farmaci antiretrovirali a lunga durata d'azione al 'taglia-incolla' del Dna e apre alla speranza concreta di "arrivare un giorno a curare l'infezione da Hiv nell'uomo". Guarire le persone contagiate dal virus dell'Aids è un traguardo futuro, ma un po' più vicino secondo Pasquale Ferrante, fra gli scienziati italiani che hanno partecipato al lavoro. "Siamo già passati agli studi sui primati - spiega all'AdnKronos Salute - e crediamo veramente di poter trasferire i risultati anche all'uomo".
"Contro l'epatite C abbiamo finalmente medicinali in grado di eradicare l'infezione - ricorda Ferrante, visiting professor alla Temple University School of Medicine, struttura americana protagonista della pubblicazione insieme allo University of Nebraska Medical Center - Si assumono e si guarisce. Perché non siamo ancora riusciti a farlo con l'Hiv? Il motivo è che l'Hiv è un retrovirus - precisa l'esperto che in Italia è professore ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all'università Statale di Milano, e direttore scientifico e sanitario dell'Irccs Istituto clinico Città Studi del capoluogo lombardo - Essendo un retrovirus integra il suo genoma in quello delle cellule infette, col risultato che ogni cellula infettata contiene il genoma dell'Hiv" diventando una sorta di "santuario virale". Nei linfociti T colpiti "il virus resta cioè in condizioni di replicarsi", pronto a risvegliarsi riaccendendo l'infezione.
La strategia adottata nella nuova ricerca mira proprio a distruggere questo 'serbatoio nascosto', perché insieme agli antiretrovirali che abbattono la carica virale si usano le 'forbici molecolari' del gene editing per estirpare il genoma dell'Hiv dal Dna dell'organismo infettato. "Un approccio rivoluzionario", ripete Ferrante, reso possibile dalla "tecnica Crispr/Cas9 che abbiamo iniziato a sperimentare qualche anno fa" prima in vitro poi in vivo. "Siamo davvero convinti che questo trattamento combinato potenzialmente possa funzionare anche nell'uomo", sul quale i trial clinici "inizieranno non appena avremo il via libera della Food and Drug Administration".