Roma, 10 mag. (AdnKronos Salute) - La cannabis si fa strada, soprattutto Oltreoceano, nel mondo della farmaceutica. Se la marijuana medica è oggi legale in 33 Stati americani e la Food and Drug Administration (Fda) ha approvato la prima medicina derivata dalla cannabis, Epidiolex*, tre sono i settori principali nei quali le aziende produttrici stanno lavorando per aggiungere nuove opzioni terapeutiche: "Il dolore, il sonno e l'umore sono tre aree in cui le persone cercano soluzioni a base di cannabis medica", spiega a MedicalMarketingMedia Amanda Daley, vicepresidente di Canopy Growth Corporation. L'esperta è convinta che "le opportunità di tipo farmaceutico per la cannabis, così come per il comparto benessere, bellezza e bevande, sono infinite".
Non sono solo gli Stati Uniti, infatti, ad aver imboccato questa strada. Anzi il Canada, dove ha sede Canopy Growth, è addirittura più all'avanguardia per quanto riguarda la regolamentazione e potrebbe finire per dettare le indicazioni su come gli stessi Usa andranno avanti con la materia.
"I pazienti che ricercano questi trattamenti - descrive Daley - sono stati spesso trattati, per decenni, con le terapie esistenti, che per loro non sono state sufficienti. Potrebbero non necessariamente dover ridurre le loro cure di base, ma sono alla ricerca di una migliore qualità della vita e cercano medici che abbiano una mentalità aperta sulla cannabis come opzione possibile". L'esperta traccia poi il trend della cannabis tra gli stessi medici: circa il 20% dei camici bianchi canadesi risulta prescrivere cannabis medica, mentre una percentuale ancora maggiore indirizza i propri pazienti a questi stessi medici, prescrittori di cannabis.
Daley, che ha una lunga esperienza nell'industria farmaceutica 'tradizionale', ha spiegato che il suo lavoro oggi non differisce di molto rispetto a quello del passato: "Facciamo informazione scientifica per aiutare i medici a capire meglio come funziona la cannabis, conduciamo ricerche sui molti composti che esistono all'interno della pianta e lavoriamo con gli enti assicuratori per garantire la copertura economica ai malati".
Tuttavia, a differenza dei farmaci 'classici', "la cannabis non funziona allo stesso modo in ogni individuo. E le compagnie devono anche lavorare per colmare la mancanza di dati su questo tema, oltre che il 'gap' di formazione nelle scuole di medicina su come la cannabis funziona nel nostro organismo".