Milano, 10 gen. (AdnKronos Salute) - Una mostra per non dimenticare "gli errori del passato", ma anche "per osservare sotto un'altra luce il contesto culturale e sociale attuale, cogliendone i possibili pericoli". E' lo spirito con cui Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, e la Sip, Società italiana di psichiatria, portano al Palazzo di Giustizia di Milano la mostra storica 'Schedati, perseguitati e sterminati. Malati psichici e disabili durante il nazionalsocialismo'.
L'esposizione è stata ideata dalla Società tedesca di psichiatria, psicoterapia e psicosomatica (Dgppn), in collaborazione con la Fondazione memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa e la Fondazione Topografia del terrore di Berlino. La scelta della sede per questa tappa meneghina, presentata oggi, non è casuale, ma ha un valore simbolico: "Restituire giustizia a chi è stato perseguitato ingiustamente", spiega Francesca Merzagora, presidente di Onda. Visitabile fino al 16 febbraio 2019 (dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 19 e sabato dalle 8.30 alle 13), sono previsti percorsi guidati gratuiti per le scuole lombarde.
L'evento milanese, reso possibile con il contributo di donatori privati e di Fondazione Laps Libera Accademia Progetti Sperimentali Onlus, ha il patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Milano, Associazione nazionale magistrati, Consolato generale della Repubblica federale di Germania, Goethe Institut Mailand e Ordine dei giornalisti, nonché del ministero della Salute, del Senato e della Camera per l'evento inaugurale. "Purtroppo - osserva il past president della Sip, Claudio Mencacci - bastano appena 4 generazioni perché tutto venga dimenticato, perché le posizioni razziste e stigmatizzanti prese 80 anni fa siano considerate lontane e irripetibili".
Mencacci pensa al presente: "Viviamo in tempi di incertezza e paura, il sentimento prevalente è una pervasiva sensazione di allarme di fronte a minacce vaghe, difficili da afferrare e combattere, che minano soprattutto la coesione fra individui. Di fronte alla violenza che cresce, i legami sociali si indeboliscono, aumentano isolamento e rifiuto del dialogo, ma anche diffidenza e sospetti. Le diversità degli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi: a confermarlo il recente 52esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese".
Un report "che evidenzia come gli italiani siano più diffidenti verso gli immigrati rispetto alla media europea: il 63% vede in modo negativo l'immigrazione da Paesi non comunitari e il 45% anche da quelli comunitari", contro il dato europeo rispettivamente "del 52% e del 29%". Ancora: il 59,3% dei connazionali, ricorda lo psichiatra, "è convinto che tra 10 anni in Italia non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse".
Il viaggio di questa mostra è partito nel gennaio 2014 nel Parlamento tedesco a Berlino, ed è proseguito nel mondo, da Vienna a Toronto. In Italia dallo scorso anno con l'adattamento realizzato dal Network europeo per la ricerca e la formazione in psichiatria psicodinamica (Netforpp), l'esposizione è stata arricchita di una sezione curata dalla Sip, dedicata alla condizione dei malati psichiatrici ai tempi del fascismo e delle leggi razziali.
Tra il 1939 e il 1945, spiegano i promotori dell'esposizione, più di 200 mila persone ricoverate in ospedali psichiatrici tedeschi furono assassinate. La storia si può ripercorrere nella sezione tedesca della mostra.
Anche la Società italiana di psichiatria, viene ricordato, sostenne posizioni razziste e appoggiò le leggi razziali. In Italia tra il 1943 e la fine della guerra, si verificarono ripetuti 'prelevamenti' di pazienti ebrei dagli ospedali psichiatrici per essere portati in campi di concentramento e uccisi. "Per molto tempo fu steso un velo di silenzio". La sezione italiana a cura della Sip (titolo 'Malati, manicomi e psichiatri in Italia - dal ventennio fascista alla seconda guerra mondiale') illustra la condizione dei malati psichiatrici ai tempi del fascismo grazie a testimonianze e reperti storici "per restituire alle persone colpite quella individualità che gli autori dei crimini volevano cancellare".
Ai più giovani, annuncia la presidente di Netforpp Europa Annelore Homberg, è dedicato "il progetto 'Memory against Inhumanity' cofinanziato dall'Ue. Liceali di 4 paesi europei hanno prodotto dei cortometraggi che saranno presentati in occasione dell'evento conclusivo", il 28 gennaio all'università Milano-Bicocca. "Al più votato sui social network sarà conferito il Mai Più Global Award".