Roma, 15 mag. (AdnKronos Salute) - Italiani fra i più longevi d'Europa, ma ancora troppo in sovrappeso, e non accennano a smettere di fumare anche se aumenta la propensione all'attività sportiva. Tuttavia i sedentari sono ancora molti: un esercito di oltre 22,4 milioni. Non a caso, il grande problema per il presente e per il futuro sono le cronicità che assorbono l'80% della spesa sanitaria. E' quanto emerge dalla XVI edizione del Rapporto Osservasalute, curato dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, che opera nell'ambito di Vihtaly, spin off dell'Università Cattolica di Roma, con la direzione scientifica di Alessandro Solipaca e la direzione di Walter Ricciardi, ordinario di Igiene generale e applicata alla Cattolica.
Il volume, di 639 pagine, è frutto del lavoro di 318 ricercatori su tutto il territorio italiano che operano presso università, agenzie regionali e provinciali di sanità, assessorati regionali e provinciali, aziende ospedaliere e aziende sanitarie, Istituto superiore di sanità, Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori, ministero della Salute, Agenzia italiana del farmaco, Istat. L'Osservasalute 2018, suddiviso in due parti principali - la prima dedicata alla salute e ai bisogni della popolazione, la seconda ai sistemi sanitari regionali nonché alla qualità dei servizi - traccia un identikit della salute del Belpaese. Ebbene, gli italiani risultano ancora lenti a cambiare abitudini nocive per la salute come fumo, sedentarietà e alimentazioni scorrette. Ma nella Penisola si muore sempre meno, "grazie soprattutto ai miglioramenti nell'assistenza sanitaria e ai traguardi della medicina moderna".
Un dato rilevante è rappresentato dalla forte riduzione della mortalità prematura (calcolato rispetto alle principali cause di morte della fascia di età 30-69 anni): diminuita, dal 2004 al 2016, del 26,5% per gli uomini e del 17,3% per le donne. In generale, in poco più di 30 anni il tasso standardizzato di mortalità totale si è ridotto di oltre il 50% (nel periodo 1980-2015), e il contributo delle malattie cardiovascolari è stato quello che più ha influito sul trend in discesa della mortalità (la mortalità per malattie ischemiche del cuore si è ridotta di circa il 63% e quella delle malattie cerebrovascolari di circa il 70%). Si muore meno anche per i tumori, che restano però la prima causa di decesso tra i 19-64 anni: tra il 2006 e il 2016, la mortalità diminuisce del 24% per gli uomini (da 12,5 a 9,5 decessi per 10.000) e del 12,6% per le donne (da 8,7 a 7,6 per 10.000).
Anche la mortalità neonatale e infantile è significativamente diminuita nel nostro Paese e ha raggiunto livelli tra i più bassi del mondo, "anche migliori di quelli osservati nei Paesi occidentali più sviluppati". Il tasso di mortalità infantile è passato da 3,16 decessi per 1.000 nati vivi a 2,81 per 1.000 nell'arco temporale 2010-2016. Non a caso l'Italia, con 83,4 anni di vita media attesa alla nascita nel 2016 (ultimo anno disponibile per i confronti internazionali), è da anni uno dei Paesi più longevi nel contesto internazionale, secondo dopo la Spagna (83,5 anni) tra i Paesi dell'Unione europea.
Sempre nel 2016, il nostro Paese si colloca direttamente al primo posto in Europa per la più elevata speranza di vita alla nascita per gli uomini (81,0 anni), secondo gli ultimi dati disponibili da fonte europea Eurostat. Per le donne, invece, si colloca al terzo posto (con 85,6 anni) dopo Spagna (86,3 anni) e Francia (85,7 anni). L'Italia, rispetto alla media dei Paesi dell'Ue, presenta un vantaggio di circa 3 anni per gli uomini (la media dell'Ue è pari a 78,2 anni) e 2,0 anni per le donne (la media dell'Ue è 83,6 anni).
Quanto agli stili di vita, sono circa 10 milioni e 370 mila i fumatori in Italia nel 2017, poco più di 6 milioni e 300 mila uomini e poco più di 4 milioni e 70 mila donne. Si tratta del 19,7% della popolazione di 14 anni e oltre. Il numero di coloro che fumano è rimasto pressoché costante a partire dal 2014.
La bilancia resta un problema: nel 2017 più di un terzo della popolazione di 18 anni e oltre (35,4%) è in sovrappeso, mentre poco più di una persona su dieci è obesa (10,5%); complessivamente, il 45,9% degli over 18 anni è in eccesso ponderale. Valori che non presentano variazioni significative rispetto al 2016. Se la quota dei bambini e degli adolescenti in eccesso di peso è pari al 24,2%, la prevalenza più elevata è tra i 6-10 anni (32,9%). Al crescere dell'età, il sovrappeso e l'obesità diminuiscono, fino a raggiungere il valore minimo tra i ragazzi di età 14-17 anni (14,4%).
Dai dati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) relativi al 2012-2013 e a 19 Paesi (Albania, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Macedonia, Moldavia, Norvegia, Portogallo, Romania, Repubblica di San Marino, Slovenia, Spagna, Turchia e Italia), l'Italia è risultata tra i Paesi a più alta prevalenza di sovrappeso e obesità nei bambini di età 8-9 anni insieme a Grecia e Spagna, mentre i Paesi del Nord Europa presentano prevalenze più basse.
Quanto all'attività fisica, "i dati di lungo periodo evidenziano un aumento della propensione alla pratica sportiva in modo continuativo (dal 19,1% del 2001 al 24,8% del 2017) - si legge nell'Osservasalute - tuttavia i sedentari sono ancora molti, oltre 22,4 milioni, pari al 38,1% della popolazione".