Roma, 25 mar. (AdnKronos Salute) - La Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, chiede che "la circoncisione rituale sia inserita subito nei Livelli essenziali di assistenza (Lea)" e aderisce "all'appello lanciato ieri dal collega Foad Aodi per una legge nazionale che autorizzi le strutture pubbliche e private ad effettuare le circoncisioni in ambiente protetto e a costi accessibili, per garantire a tutti il diritto alla salute ed evitare i canali clandestini". Lo afferma Filippo Anelli, presidente della stessa Fnomceo, che rilancia quanto proposto ieri da Foad Aodi, fondatore dell'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), consigliere dell’Ordine dei medici di Roma e coordinatore area rapporti con i comuni e Affari esteri e area riabilitazione dell’Omceo.
Il nuovo appello arriva dopo la morte di un bambino a Scandiano (Reggio E.), a seguito di una circoncisione eseguita in casa, la seconda in pochi mesi dopo quella, avvenuta lo scorso dicembre a Monterotondo (Roma), di un piccolo di due anni. Secondo i dati elaborati dall’Amsi in collaborazione con l’Area rapporti con i Comuni e Affari esteri e Area riabilitazione dell’Ordine dei Medici di Roma, sono 11 mila le circoncisioni rituali fatte effettuare da cittadini di origine straniera e che vivono in Italia: di queste, 5000 nel nostro paese, le altre nei paesi d’origine. Delle 5.000 in Italia, il 35% è praticato nei circuiti clandestini, in casa o comunque in ambienti non protetti, e non da medici.
"Le circoncisioni eseguite clandestinamente, non da medici esperti, senza idonei strumenti e garanzie di igiene, asepsi e assistenza sono pericolose - conclude Anelli - È necessario continuare l’opera di sensibilizzazione e, nel contempo, fornire alle famiglie interessate risposte adeguate e reali alternative, con una normativa da applicarsi a livello nazionale. È infine opportuno sviluppare, nella formazione dei medici e degli operatori sanitari, i temi e le problematiche legate alla migrazione".