Roma, 10 apr. (AdnKronos Salute) - Troppe differenze tra Nord e Sud. In questi anni il Ssn, "pur avendo garantito un sostanziale universalismo, sembra avere tradito alcune aspettative: prima tra tutte quella della riduzione delle disparità geografiche. Il divario Nord-Sud rimane evidente e in larga misura immutato in termini di servizi offerti, per quantità e qualità, di speranza di vita, di accesso alle cure e di liste di attesa. Ne è ulteriore testimone l’ormai insostenibile peso della migrazione sanitaria che affligge una consistente porzione di nostri concittadini che risiedono nel Centro-Sud". Ad affermarlo è il ministro della Salute, Giulia Grillo, in audizione alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale.
"Il primo obiettivo del ministero della Salute non può che essere, dunque, ridurre le diseguaglianze e per far ciò torneranno utili le iniziative rivolte a perfezionare, se non a superare, il meccanismo dei costi standard, ed a contenere, se non ad eliminare, gli ingiustificati differenziali di costo nell’acquisizione dei beni e servizi - sottolinea Grillo - Pur nella piena consapevolezza della preminenza, ben scolpita nel nostro ordinamento, del ruolo regionale in materia sanitaria, va anche detto che l’attuazione dei piani di rientro, l’andamento dei commissariamenti e l’applicazione dei Patti per la salute ci dicono che il sistema, nel suo complesso, necessita di una 'manutenzione straordinaria', che non può prescindere da un ripensamento del ruolo del governo centrale".
Grillo ricorda le sfide per il nostro Ssn: "Nuovi e importanti flussi migratori influenzano l’Italia che, per la sua posizione (sia geografica che etica), non può esimersi dall’assumere importanti responsabilità. Allo stesso tempo, il progressivo invecchiamento della popolazione richiede un nuovo sforzo assistenziale. La popolazione italiana è la più anziana d’Europa (il 22% di over 65, il 7% di over 80) e, nel 2050, arriverà a toccare la quota di 63,5 milioni di persone (+4,6%) con un’età media stimata dagli attuali 44,7 agli oltre 50 anni nel 2065. Si aggrava il peso delle malattie croniche (che assorbono ormai il 70-80% dei budget dei sistemi sanitari) mentre le principali cause di morte sono le malattie del sistema circolatorio (36,8%) e i tumori (29,9%)".
E ancora: "Aumentano le differenze tra i territori, a causa del sempre più persistente fenomeno del turismo sanitario. Il nostro impegno deve essere rivolto a ridurre o contrastare le disuguaglianze di salute - sottolinea - affrontando tutti i determinanti socioculturali, ambientali ed emotivi che impattano sui contesti di vita e sulle scelte dei singoli, migliorando la qualità di vita delle persone, favorendo la produttività in età lavorativa e il mantenimento dell’autosufficienza in età più avanzata, anche - evidenzia - attraverso un maggior coinvolgimento della comunità".