07-07-2017

Si può curare il tumore della colecisti?

Gentile Dottore, faccio questa domanda per la diagnosi di mia madre che è stata riscontrata questa mattina; qui elenco il testo della diagnosi; la mia domanda è: si può curare?
Colecisti con pareti ispessite a contenuto eterogeneo per la presenza di grosso calcolo a sede infundibulare; a livello della parete laterale del corpo si evidenzia area di restrizione del segnale di circa 3 cm per la presenza al alta cellularità che infiltra il parenchima epatico del V segmento. Il controllo ecografico conferma la presenza di tessuto solido-iso-ecogeno delle stesse dimensioni a livello della parete laterale della colecisti. La VBP appare lievemente ectasia con armonica riduzione di calibro del tratto ampollare senza evienza di calcoli endolume. Pancreas surreni e reni selza alterazioni di morfologia e segnale. Cisti renali cotricali bilateralmente. Non si evidenziano significative tumefazioni dei linfonodi delle stazioni in esame. Utiloe esame Tc total body e con mdc. Grazie in anticipo per la risposta.

Risposta di:
Dr. Gabriele Prinzi
Specialista in Chirurgia d'urgenza e pronto soccorso e Chirurgia laparoscopica
Risposta

Gentile signore, dalla lettura della sua domanda deduco (ho ragione?) che l'esame che sta descrivendo sia un referto ecografico. L'ecografia, nello studio del fegato e delle vie biliari è sicuramente il primo approccio, ma per poter fare diagnosi "di natura", e per poter poi valutare il percorso terapeutico più opportuno, è necessario che all'ecografia seguano esami di "imaging" più avanzati e più dettagliati, magari con l'uso di quei mezzi di contrasto che permettono di porre diagnosi di natura (cioè: se ci troviamo di fronte ad una neoplasia, o ad un tumore).

Stabilire l'operabilità sulla base solo di un'ecografia significa - a mio modesto parere - peccare di presunzione. Primo perché non si sa la natura, secondo perché una volta stabilita una certezza sulla natura (diamo per scontato sia un'eteroplasia) e l'estensione della patologia, a questo punto piuttosto che di operabilità dovremmo parlare della "migliore strategia" per la cura della stessa. VI sono, in medicina, parecchie situazioni in cui la decisione dell'operabilità non dovrebbe spettare solo al chirurgo, ma ad una equipe interdisciplinare al cui interno vi sia anche un oncologo clinico, figura specialistica che nell'ambito medico si muove sulla base di protocolli internazionali molto precisi e molto rigidi. Non è il mio campo ovviamente (sono chirurgo), ma sapere che in certi casi la chemioperapia "neoadiuvante" (cioè eseguita prima di un intervento) può essere quella scelta terapeutica giusta che riduce la neoplasia al punto tale da renderla operabile, e da assicurare con un buon margine che l'intervento sia radicale, di sicuro come chirurgo mi rincuora, e mi fa sentire parte di una "squadra terapeutica".

Non sono certo di aver risposto correttamente alla sua domanda, anche perché alcuni chirurghi ritengono che prima di tutto vada fatta una valutazione direttamente, magari con una telecamera, con la laparoscopia (che io considero a tutti gli effetti l'ultimo atto del percorso diagnostico e il primo del percorso terapeutico chirurgico) e solo successivamente coinvolti gli oncologi. Per quanto mi riguarda, pur essendo specialista in chirurgia d'urgenza, ho avuto una collaborazione con gli oncologi, e a volte le loro valutazioni e le loro soluzioni sono sicuramente d'aiuto. Se le potessi essere ulteriormente d'aiuto con le mie risposte e/o informazioni, può trovarmi qui. (Dr. G. Prinzi)

TAG: Chirurgia generale | Fegato | Oncologia | Tumori
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