Ad inizio anno il Ministero della Salute aveva chiesto alle Regioni di fare un censimento sul numero di protesi Pip impiantate in Italia tra il 2001 e il 2010. L’obiettivo era quello di valutare l’entità del fenomeno e stabilire una modalità unica di intervento a livello nazionale.

Oggi i dati conclusivi rendono noto che sono state impiantate 4525 protesi e il Ministero, in accordo con le Regioni, invita tutte le donne portatrici di queste Protesi a rivolgersi al proprio medico o al centro dove è stato eseguito l’impianto per sottoporsi ad una visita di controllo.

Se i medici dovessero avere dubbi circa l’integrità e la sicurezza della protesi verrà presa in considerazione l’ipotesi di rimuoverla a carico del Servizio Sanitario Nazionale (ogni intervento costerà circa 3500 euro).

Secondo l’accordo del 9 febbraio, le Regioni dovranno individuare i centri di riferimento presso i quali invitare le donne per fare un controllo. Questa la procedura prevista: verrà proposta la rimozione della protesi alle donne con Infiammazione, contrattura capsulare, sospetta rottura, rottura evidente, essudazione; la rimozione potrà essere presa in considerazione, anche in assenza di segni di danneggiamento, nel caso in cui la preoccupazione della donna sia tale da ledere il suo benessere psicologico; alle donne che manifestano preoccupazioni sproporzionate rispetto alla propria situazione verrà proposto un supporto psicologico.

Al momento solo la Regione Toscana, però, si è mossa nella direzione di quanto stabilito lo scorso 9 febbraio con il Ministero. Lo denunciano le associazioni dei consumatori. L'Unione Nazionale Consumatori, infatti, invita con una nota le Regioni a recepire "il prima possibile il Protocollo adottato lo scorso 9 febbraio dalla Conferenza Stato-Regioni per farsi carico delle spese relative agli INTERVENTI di tutte le pazienti portatrici delle protesi P.I.P.".

E cosa ne pensano i chirurghi plastici? L’Aicpe, associazione che riunisce un centinaio di professionisti, precisa che la rimozione va eseguita in caso di semplice sospetto di importante contrattura capsulare, sieroma, infiammazioni loco-regionali, adenopatie, lesioni evidenti o rottura franca.

Ma se non risultano evidenti queste complicanze, le protesi non andrebbero tolte: un intervento di rimozione presenta dei rischi e non è da sottovalutare nemmeno il risultato estetico finale (in pratica con nuove protesi il risultato potrebbe essere deludente rispetto alla situazione precedente).

Se non c’è l’urgenza di rimuovere le protesi i chirurghi consigliano alle donne di sottoporsi ad una visita di controllo ogni sei mesi.