Roma, 25 giu. (AdnKronos Salute) - Migliorare la memoria, la concentrazione e la capacità di studiare grazie a pillole e integratori? Per gli oltre 500 mila studenti impegnati negli esami di maturità il responso della scienza è netto: non esiste un doping per migliorare la prestazione, come chiarisce 'Dottore, ma è vero che...?', il sito della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) anti-fake news. Come stimolante, dunque, meglio il classico caffè, non ci sono prove scientifiche sufficienti per promuoverne o scoraggiarne il consumo regolare, ma nemmeno effetti collaterali. Insomma la tazzina è preferibile "ad un integratore psicostimolante. Ma ancor di più, meglio una dieta bilanciata e un adeguato riposo notturno", consigliano gli esperti anti bufale.
"Quando sentiamo parlare o leggiamo di 'doping per gli studenti esaminandi' di solito ci si riferisce alla assunzione di sostanze nootrope. È una parola che viene dal greco e che vuole significare qualcosa che è in grado di mutare (tropein) la mente (noos). Si tratta di "sostanze possono trovarsi sia in medicinali per i quali è necessaria una prescrizione medica, sia in integratori che possono essere liberamente acquistati. Ovviamente, in dosi e formulazioni differenti".
Tra questi prodotti il piracetam, uno dei primi medicinali a essere stato utilizzato per la demenza senile e Alzheimer (senza dare risultati convincenti ) e che "è presente anche in diversi integratori, spesso incautamente presentati come 'le pillole per diventare intelligenti': sarebbe bello, ma non è così", si spiega il sito dove si ricorda anche che, sui grandi numeri, anche le condizioni economiche giocano un ruolo determinate perché aumentano le probabilità di avere migliori condizioni per studiare re maggiore accesso alle fonti di conoscenza.
Pillole e farmaci 'per diventare intelligenti' continuano però ad essere popolari più grazie alla pubblicità che dall'efficacia "non confermata dalle ricerche più serie", si spiega sul portale anti fake news. Stesso discorso per le vitamine e integratori. Anche in questo caso - ricordano gli esperti - la pressione della pubblicità industriale è molto forte.
Ma i ricercatori della Cochrane, un’organizzazione internazionale che si dedica a sintetizzare i risultati della ricerca clinica, dopo la valutazione degli studi disponibili, hanno sottolineato di non aver trovato "prove che qualsivoglia strategia di integrazione con vitamine o minerali negli adulti che abbiano una normale capacità cognitiva abbia un effetto significativo sul declino cognitivo o sulla demenza, sebbene le prove non consentano conclusioni definitive". Per quanto riguardo l'uso di caffè come stimolante "i rischi sarebbero inferiori. Soprattutto per il portafoglio".