Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - "Lunedì negli studi dei medici di famiglia che somministrano il vaccino anti-Covid, abbiamo avuto l'inferno, abbiamo dovuto mandare via le persone prenotate con la seconda dose di AstraZeneca che non avevano più i requisiti rispetto alla prenotazione. E abbiamo dovuto riorganizzare le agende. Personalmente ho finito alle 10 di sera nel mio studio. E ad oggi siamo sommersi di telefonate e di domande dei pazienti. Tra rinvii e incertezze il problema resta. Ci serve chiarezza". Così Pier Luigi Bartoletti, vice segretario nazionale dei medici di famiglia Fimmg e segretario provinciale della Fimmg Roma, racconta all'Adnkronos Salute la difficile settimana dei dottori di famiglia dopo le nuove indicazioni sulle seconde dosi AstraZeneca, varate venerdì.
"Vanno riorganizzate le agende, perché le fiale di vaccino contengono 10 dosi e una volta aperte vanno utilizzate. I richiami a persone sotto i 60 anni devono essere rimandati e riprogrammati, e quelli sopra i 60 può capitare non siano in numero adeguato alle dosi disponibili. A questo si aggiungono le rinunce. I medici di medicina generale - spiega - hanno in frigorifero al massimo una fiala e dunque ogni singola dose è preziosa. Il rischio di sprechi, benché limitato, è una possibilità reale".
"Molti pazienti - continua Bartoletti - insistono per fare la seconda dose da noi con AstraZeneca, ma dobbiamo dirgli di no. Dobbiamo attenerci alle regole. Spesso vanno via imbufaliti. Tra l'altro in questi giorni non abbiamo potuto proporre direttamente l'alternativa dl vaccino a mRna semplicemente perché non lo avevamo nella maggior parte dei casi ed è stato necessario rinviare. Speriamo solo che si faccia chiarezza al più presto", dice Bartoletti.
"Per evitare il caos nelle vaccinazioni è prioritario il tema sicurezza, ma serve anche buon senso", dice Bartoletti che torna a chiedere chiarezza, visto che, al momento, le indicazioni sono contraddittorie. "Se da un lato l'Ema - spiega ancora Bartoletti - ad oggi conferma che il vaccino di Astrazeneca è somministrabile dai 18 anni in su, dall’altro c’è l’Aifa che precisa come i casi di trombosi siano rari nelle prime dosi, ma nulli nelle seconde. Contestualmente però 'ordina' di completare il ciclo vaccinale delle persone under 60 anni con un vaccino a mRna (Pfizer o Moderna) e utilizzare Astrazeneca solo per i cittadini oltre i 60 anni".
"Ma non basta. I 'cosiddetti' bugiardini a cui i medici devono attenersi, dicono invece che il ciclo vaccinale va completato con lo stesso prodotto iniziale vietando il mix delle seconde dosi. Tutte indicazioni vincolanti per i medici", continua Bartoletti, "così diventa difficile lavorare. Dunque occorre fare chiarezza e presto perché il perdurare di questa confusione rischia di avere effetti devastanti sulla campagna di vaccinazione, espone i medici a rischi di vertenze giudiziarie e alimenta incertezze nei cittadini".