Rifiuti in Campania

rifiuti in campania

L’emergenza rifiuti in Campania non accenna ad attenuarsi e, mentre divampano polemiche politiche e sociali, sono in tanti a chiedersi se le tonnellate di spazzatura abbandonate per le strade della regione rappresentino un danno per la salute dei cittadini. È di pochi giorni fa un comunicato del Ministero della Salute che rende noto: “in Campania e nelle zone particolarmente interessate dall’emergenza rifiuti non vi sono macroindicatori di particolari danni alla salute attribuibili all’emergenza del momento e, pur nel ribadire l'assoluta urgenza e necessità per la rimozione controllata ed immediata dei rifiuti e la prevenzione di eventuali incendi abusivi, si sottolinea che i dati disponibili sulle notifiche di malattie infettive e contagiose non mostrano un andamento particolarmente atipico eventualmente riferibile all'emergenza rifiuti e che analogamente i dati sulle schede di dimissione ospedaliera appaiono seguire il normale andamento stagionale”. In altre parole, non sembra che i cumuli di spazzatura che riempiono la Campania rappresentino in sé un danno alla salute. Almeno non per ora.

La questione va seguita molto attentamente e, infatti, il Ministero ha annunciato la nascita di una convenzione tra il Centro per il controllo delle malattie del Ministero e la Regione Campania per un progetto biennale sul tema ambiente e salute.

I cittadini possono stare tranquilli, quindi? Lo confermerebbe anche Guglielmo Borgia, direttore del dipartimento di malattie infettive della Federico II di Napoli, che ha spiegato che in effetti non esiste ad oggi alcun aumento di patologie infettive, meno che mai della tanto paventata epatite: lo specialista, infatti, sottolinea che l’Epatite A, come il tifo e il colera, si trasmette per via fecale-orale (quindi attraverso i cibi o l’acqua) e il virus dell’epatite B e C passa attraverso il Sangue o per via sessuale. Nulla a che fare, quindi, con i rifiuti. L’unico pericolo concreto, ha concluso Borgia è rappresentato dalla leptospirosi, una Patologia che si trasmette con l’urina dei ratti o con un morso. I sintomi sono l’itterizia, la febbre, problemi epatici o renali: ma per ora non si è registrato alcun aumento dell’incidenza di questa patologia, chiarisce l’infettivologo.

Di certo quella dei rifiuti campani è una bomba a orologeria. I rischi per la salute esistono e, anche se non sono rappresentati dai sacchetti e dai cumuli di spazzatura, vanno ricercati nelle discariche abusive, nei rifiuti sotterrati che inquinano da decenni i terreni della regione e soprattutto negli incendi appiccati ai cumuli di spazzatura. Quelli sì che sprigionano la tanto temuta diossina nell’aria e fanno aumentare il rischio di tumori.

Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera, ricorda che l’Unione Europa ha recentemente condotto uno studio sugli effetti della diossina sulla salute e ha dimostrato che “l’incenerimento fai-da-te di una sola tonnellata di rifiuti urbani indifferenziati produce una media di 400 microgrammi di diossina, ma può arrivare a picchi che superano i 1.000 microgrammi per tonnellata”. Una quantità di diossina davvero preoccupante che aumenta significativamente il livello di rischio-tumori, avvelena terreni e acqua e provoca numerose malattie. Numeri di un’emergenza sanitaria che non può essere verificata in tempi brevi: gli esperti sono concordi nel ritenere che gli effetti nocivi della diossina sulla salute pubblica saranno verificabili solo tra anni.

E i tanto contrastati inceneritori? La Campania è l’unica regione del mondo occidentalizzato a non avere sul proprio territorio un termovalorizzatore che bruci i rifiuti differenziati. I timori dei cittadini campani che si oppongono alla costruzione di termovalorizzatori a norma sarebbero assolutamente infondati, soprattutto se poi questi stessi cittadini scendono in strada “ad appiccare roghi alla diossina”.

Roberto Bertollini, consigliere del direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non usa mezzi termini: uno studio condotto proprio dall’OMS ha dimostrato che gli impianti di smaltimento realizzati a regola d’arte non rappresentano un problema per la salute di chi abita nelle vicinanze: “sono molto più pericolosi per la salute i rifiuti abbandonati in strada, spesso bruciati senza controllo o in discariche improvvisate”, spiega Bertollini che aggiunge che l’aumento dell’incidenza di tumori tra le popolazioni di alcune zone della Campania è causato solo dalla presenza di discariche abusive, piene di sostanze radioattive, che hanno inquinato i terreni, e dai roghi di spazzatura che sprigionano quantità pericolosissime di diossina.

Intanto la Regione Campania ha promosso uno studio, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità con la collaborazione dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IFC-CNR), che avrà come principale obiettivo quello di analizzare il contenuto di diossina e metalli pesanti nel sangue di 780 persone e nel latte materno di 50 donne in tredici comuni della provincia di Napoli e Caserta. I prelievi inizieranno a febbraio.

 

Il punto di vista
Gastroenterologia

L’ Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF) giudica favorevolmente l’apertura del dibattito su un argomento così importante per la salute dei cittadini italiani. L’AISF auspica interventi decisivi per ridurre l’incidenza di tumori epatici nelle zone maggiormente colpite. È fondamentale che il Governo le Regioni, oltre a risolvere i problemi contingenti derivanti dall’emergenza rifiuti in Campania, intervengano concretamente a sostenere indagini epidemiologiche e ricerca clinica, e rafforzino i progetti di sorveglianza e i percorsi di diagnosi e cura delle malattie del fegato.

24/11/2015
14/01/2008
TAG: Malattie infettive | Infezioni