Roma, 28 gen. (AdnKronos Salute) - L'immagime di un camice bianco con lo stetoscopio e, a fianco, un abito nero da prete con la croce. Con una scritta: "Testa o croce? Non affidarti al caso. Chiedi subito al tuo medico se pratica qualche forma di obiezione di coscienza". E' il manifesto della campagna dell'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar), associazione che ha depositato ricorso al Tar della Liguria contro la decisione del Comune di Genova di rifiutare l'affissione, come riferisce una nota dell'Uaar. I manifesti della campagna - lanciata in ottobre sui social con l’hashtag #Nonaffidartialcaso - sono stati affissi in molte città.
Ma "il Comune di Genova - si legge nella nota - ha rifiutato le affissioni adducendo come motivazione 'una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale' e 'al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa'". Per Adele Orioli, segretaria dell’Uaar "si tratta di una censura bella e buona, totalmente immotivata. La nostra campagna non fa che richiamare l’attenzione su un tema caldo: quello dell’obiezione di coscienza del personale medico e nasce dalla constatazione che in materia di salute diamo molte scelte per scontate. E se in alcuni casi ciò non comporta particolari conseguenze, lo stesso non si può dire per altri, come per la scelta del proprio ginecologo o del proprio medico di base".
Per questo "abbiamo lanciato questa campagna, che non mette in alcun modo in discussione la competenza dei medici ma invita a prestare maggiore attenzione ai consigli che riceviamo e alle cure che ci propongono (che potrebbero rappresentare un accanimento terapeutico)".
"Inevitabile la scelta di fare ricorso al Tar", ha fatto eco Gianni Solari, coordinatore Uaar di Genova. "Tanto più se pensiamo che solo pochi mesi fa, di fronte alle proteste per un maxi-poster antiabortista, il sindaco ha invocato il principio di libertà di pensiero ed espressione. Perché nel caso delle nostre affissioni non si è richiamato agli stessi principi? La nostra campagna non offende nessuno, invita semplicemente a fare scelte consapevoli in materia di diritti riproduttivi e di fine vita".
"La vera offesa, di cui dovrebbe preoccuparsi il primo cittadino di Genova, sono le donne private dell’accesso a un diritto. Basti pensare che in Liguria il 60% dei ginecologi obietta", conclude.