(Adnkronos Salute) - "L'Herpes zoster purtroppo continuerà a essere a lungo un problema per una buona parte di adulti sopra i 50 anni, ma soprattutto dopo i 60-65 anni, anche se l'età" in cui si fa viva la malattia "si sta un po' abbassando". E' lo scenario prospettato da Gian Vincenzo Zuccotti, direttore Pediatria e Pronto soccorso pediatrico nell'Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano, ospedale dei bimbi Vittore Buzzi.
"E' vero - spiega l'esperto all'Adnkronos Salute - che da un paio d'anni abbiamo avuto l'introduzione della vaccinazione obbligatoria anche contro la varicella, ma prima di vederne gli effetti passeranno decenni, 50-60 anni almeno, il tempo che questi bambini vaccinati diventino grandi e raggiungano l'età avanzata. In tutto questo periodo continueremo a vedere un gran numero di persone che hanno avuto la varicella da piccole e potranno andare incontro a una riattivazione del virus superati i 50 anni, con una prevalenza maggiore dopo i 65".
La varicella, riflette Zuccotti, "è una malattia infettiva molto contagiosa che è stata super diffusa in questi anni. E sono numerosi gli adulti che sperimentano in età avanzata l'Herpes zoster. Sappiamo che questa è una manifestazione clinica abbastanza importante e può in alcuni casi compromettere la qualità di vita in maniera più cronica: in una percentuale fino al 30-35% di soggetti colpiti dopo la fase acuta scatta la cosiddetta nevralgia post-erpetica. Può succedere quindi che, dopo una prima eruzione cutanea acuta, persista un dolore prolungato".
"In una buona parte dei casi, soprattutto se la diagnosi è precoce e si inizia la terapia antivirale entro 72 ore, l'Herpes zoster tende a risolversi, ma quando la diagnosi viene ritardata e così anche la terapia le cose si complicano - osserva Zuccotti - Per sviluppare l'Herpes zoster la persona deve aver avuto la varicella. E i dati ci dicono che circa il 90% degli adulti ultra 65enni è a rischio. Il virus rimane latente grazie al buon controllo del sistema immunitario. Ma, quando in età avanzata anche il nostro sistema immunitario invecchia e non è più reattivo come prima, questa condizione può favorire la riattivazione del virus".
"Si capisce - continua l'esperto - quanto importante sia poter prevenire questa manifestazione. Ad oggi abbiamo un vaccino vivo attenuato che ha dimostrato un'efficacia buona, ma non particolarmente elevata, intorno al 50%. E questa efficacia purtroppo tende a ridursi col passare degli anni. In pratica l'efficacia media del 50% fra gli over 60 si riduce al 18% circa sopra gli 80 anni e questo è un problema. La novità di un vaccino ricombinante in arrivo è importante - assicura Zuccotti - perché quest'ultimo ha dimostrato un'efficacia molto elevata, superiore al 90%, che tende a persistere. Sono dati preliminari, ma ci dicono che ancora a 7 anni di distanza questa efficacia rimane superiore al 90% anche in fasce d'età più avanzate".
Tanto che, conclude lo specialista, "ormai molti Paesi come gli Usa raccomandano questo tipo di vaccino ricombinante e raccomandano di rivaccinare gli adulti di età maggiore di 50 anni precedentemente coperti con il vaccino vivo attenuato. Così anche in Canada. Mentre in Germania e Regno Unito lo raccomandano sopra i 60 anni, per dire che c'è una grande attenzione al problema e i grandi Paesi industrializzati si sono allineati su questo vaccino ricombinante. Un vaccino di nuova generazione può costare un po' di più rispetto agli altri, ma sui grandi numeri, riuscendo a evitare complicanze, ha un impatto importante e ne andrebbe scelto uno che abbia una copertura quasi completa".