Milano, 26 mag. (AdnKronos Salute) - "Sul conto corrente infruttifero n.25039 aperto presso la Banca d'Italia, intestato all'Istituto italiano di tecnologia, gli oltre 415 milioni di euro di liquidità certificati dalla Corte di Conti, oggi 26 maggio 2017 ci sono? Sono disponibili? Se non ci sono che fine hanno fatto? Se sono indisponibili perfino alle decisioni del Parlamento, per quali oscure ragioni finanziarie?". E' con queste domande che l'Associazione Luca Coscioni incalza il ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan: "Dica la verità sul 'tesoretto', c'è o no?", chiedono Filomena Gallo e Marco Cappato, segretario e tesoriere dell'associazione.
"In queste ore - spiegano in una nota - la Commissione Bilancio della Camera può decidere se destinare alla ricerca pubblica del Paese 415 milioni di euro che da anni sono bloccati su un conto infruttifero della Banca d'Italia intestato all'Iit. Tra gli emendamenti alla Manovra in discussione", infatti, "c'è anche un emendamento importantissimo che propone di destinarli alla ricerca pubblica italiana" come "unica iniezione possibile di speranza per una comunità allo stremo in termini di risorse". Ma ora, "a un passo dalla meta", proseguono Gallo e Cappato, "dai quotidiani apprendiamo che quelle risorse potrebbero non esservi più". Da qui l'appello a Padoan: "Ha l'obbligo di chiarire ogni aspetto dell'esistenza e disponibilità dei fondi del 'tesoretto Iit'".
"L'informazione è tecnicamente semplice per gli uffici del Mef", osservano i vertici dell'Associazione Coscioni che ripetono: "Il ministro ha il preciso obbligo verso i parlamentari che ne stanno discutendo di smentire immediatamente, se possibile, l'IPOTESI gravissima del venir meno di quei fondi per la ricerca. Il ministro non può nascondersi nelle fumose parole di anonimi funzionari del Mef, che parlano di generici approfondimenti da farsi nei prossimi giorni. Ministro, ci dica pubblicamente, la verità. Non c'è approfondimento da farsi - concludono Gallo e Cappato - La comunità degli scienziati, gli accademici e i cittadini tutti hanno diritto a conoscere come le loro risorse, gli investimenti in conoscenza per il futuro del paese vengono fatte. Non ci deluda, non tradisca l'altissima funzione pubblica che le è stata affidata".