Roma, 6 feb. (AdnKronos Salute) - Oggi, nel mondo, almeno 200 milioni di donne e ragazze sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili, subendo uno degli atti di violenza di genere più disumani al mondo. Più di 20 milioni di donne e ragazze in 7 Paesi (Egitto, Sudan, Guinea, Djibouti, Kenya, Yemen e Nigeria) sono state sottoposte a questa pratica per mano di un operatore sanitario. Tra il 2014 e il 2017 circa 3,3 milioni di donne e ragazze hanno avuto accesso a servizi di protezione, prevenzione e cura in 16 Paesi (Burkina Faso, Djibouti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Kenya, Mali, Mauritania, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan e Uganda). Lo denunciano Unicef, Unfpa e Unwomen nella Giornata internazionale di tolleranza zero alle mutilazioni genitali femminili.
"Riaffermiamo il nostro impegno a porre fine a questa violazione dei diritti umani, così che decine di milioni di ragazze che oggi rischiano di essere mutilate entro il 2030 non subiscano le stesse sofferenze -scrivono in una nota - Questo impegno è importante perché le mutilazioni genitali femminili causano conseguenze fisiche, psicologiche e sociali di lungo periodo. Violano i diritti delle donne alla salute sessuale e riproduttiva, all'integrità fisica, alla non discriminazione e alla libertà da trattamenti crudeli e umilianti. Rappresentano anche una violazione dell'etica medica: le mutilazioni genitali femminili non sono mai sicure, non importa chi le pratichi e quanto sia pulito il luogo in cui vengono effettuate".
"Dato che la mutilazione genitale femminile è una forma di violenza di genere - proseguono le associazioni - non possiamo dare una risposta in modo isolato rispetto alle altre forme di violenza contro donne e ragazze o altre pratiche come i matrimoni precoci o forzati. Per porre fine alle mutilazioni genitali femminili dobbiamo affrontare il problema della disuguaglianza di genere alla radice e lavorare per l'empowerment sociale ed economico delle donne".
"Nel 2015 - ricordano ancora Unicef, Unfpa e Unwomen - i leader del mondo hanno appoggiato massicciamente l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili come uno degli obiettivi dell'Agenda di sviluppo sostenibile 2030. E' un obiettivo raggiungibile e dobbiamo agire adesso per tradurre questo impegno politico in azioni concrete".
"A livello nazionale - rilevano le associazioni - abbiamo bisogno di nuove politiche e leggi che proteggano i diritti delle ragazze e delle donne a vivere libere da violenza e discriminazione. I governi nei Paesi in cui le mutilazioni genitali femminili sono ancora diffuse dovrebbero anche sviluppare piani di azione nazionali per porre fine a questa pratica. Per essere effettivi, i loro piani dovrebbero includere risorse di bilancio dedicate a servizi per la salute sessuale e riproduttiva, l'istruzione, il welfare sociale e servizi legali".