Roma, 25 lug. (AdnKronos Salute) - "E' ancora una volta la Corte dei conti, attraverso l'ultimo 'Referto al Parlamento sulla gestione finanziaria dei servizi sanitari regionali' e il 'Rapporto di coordinamento di finanza pubblica 2018', a certificare la costante contrazione delle entrate per lo Stato derivanti dai ticket sulle prestazioni sanitarie, in particolare quelli sulla specialistica ambulatoriale, sul pronto soccorso e su altre prestazioni ad esclusione di quelle farmaceutiche". Parallelamente, "sono aumentate le iniquità per i cittadini". Lo denuncia il Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, chiedendo al ministro della Salute "l'impegno a eliminare nei confronti di tutti i cittadini questo balzello già a partire dalla prossima Legge di bilancio".
"Il gettito annuo per lo Stato passa infatti da oltre 1,5 miliardi di euro del 2012 a poco più di 1,3 mld del 2017. Nel periodo 2012-2016 la compartecipazione alla spesa in valori assoluti è diminuita del 13% circa. Anche nel 2017 il gettito da ticket si è ridotto dello 0,9%. In particolare - si spiega - è il ticket sulle prestazioni di specialistica ambulatoriale a subire la maggiore contrazione negli anni: solo nel 2017 sono entrate nelle casse dello Stato 14 milioni di euro in meno rispetto al 2016. Tutto 'merito' del superticket, cioè la quota fissa per ricetta pari a 10 euro".
"Una misura che, oltre a ostacolare l'accesso alle prestazioni da parte dei cittadini già alle prese con il problema delle liste di attesa - sottolinea Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tdm di Cittadinanzattiva - depaupera i redditi delle famiglie che si trovano a dover affrontare un problema di salute e sposta risorse e assistiti dal servizio sanitario pubblico al canale privato. Per una serie di prestazioni più a basso costo, proprio a causa del superticket può risultare economicamente più vantaggioso svolgere la stessa prestazione in regime privato. E' uno squilibrio che va superato assolutamente".
La normativa che ha introdotto il superticket ha previsto la possibilità per le Regioni di ricorrere a misure alternative ai 10 euro sulla ricetta, ma con effetto finanziario equivalente. Si sono avvalse di questa possibilità 7 Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Basilicata. Recentemente, inoltre, hanno adottato iniziative per eliminare o ridurre il peso del superticket Emilia Romagna, Lombardia e Abruzzo.
"'Regione che vai ticket che trovi, una vera e propria giungla - continua Aceti - e le recenti iniziative regionali volte a eliminare o ridurre il peso del superticket, se da una parte rappresentano una buona notizia per quelle Regioni, dall'altra riaccendono i riflettori sulle profonde disuguaglianze che caratterizzano il Ssn e che rischiano di aumentare in assenza di un provvedimento nazionale di abrogazione di questa vera e propria tassa sulla salute. Vanno garantiti pari diritti e opportunità di cura per i cittadini di tutte le Regioni".
"Proprio su questo chiediamo al ministro della Salute, che ha già annunciato attenzione al tema, l'impegno a eliminare nei confronti di tutti i cittadini questo balzello già a partire dalla prossima Legge di bilancio e che, secondo i dati rilevati con la tessera sanitaria nel 2016, ha prodotto entrate pari a 413,7 milioni di euro. Ciò per scongiurare un regionalismo differenziato nei diritti dei pazienti e nella loro effettiva esigibilità. Chiediamo inoltre una riscrittura della bozza di Decreto di riparto del fondo di 60 milioni di euro, garantendo realmente maggior equità e accesso alle prestazioni per la popolazione più vulnerabile, come ad esempio le persone inoccupate", conclude Aceti ricordando che "sulle disuguaglianze Cittadinanzattiva ha lanciato da qualche mese la campagna Diffondi la salute, volta proprio a trovare una soluzione alle enormi disparità territoriali, sia di accesso che di offerta".