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Disegno infantile: dire senza parlare

Disegno infantile: dire senza parlare

Il disegno può essere considerato uno strumento terapeutico grazie al quale il bambino riesce a comunicare sentimenti e difficoltà.

Molti genitori si chiedono in che modo il disegno o il gioco possano essere considerati degli strumenti diagnostici, terapeutici e riabilitativi.

Da qui nascono i numerosi interrogativi che vanno ad aumentare lo scetticismo che molte persone nutrono nei confronti della psicologia infantile e delle sue tecniche d’intervento terapeutiche.

Il disegno facilita in vari modi la comunicazione verbale tra adulto e bambino. In particolare in un contesto CLINICO esso permette di rompere il ghiaccio, distogliendo l’attenzione del bambino da paure e timori legati alla situazione diagnostica.

Disegnando, il bambino può comunicare sentimenti ed esperienze difficili da raccontare perché complesse, poco comprensibili o angosciose. Il disegno può anche aiutare ad affrontare un’esperienza di malattia: grazie a questo il CLINICO può far emergere le paure del bambino, ma anche scoprirne le risorse e utilizzarle in senso terapeutico.

Il disegno, quindi, costituisce una chiave per accedere al mondo intrapsichico infantile.

L’arte-terapia offre al bambino la possibilità di ricostruire e rivivere traumi o aspetti problematici sotto forma di arte o di gioco, favorendo il rilascio delle tensioni e la condivisione con gli altri delle situazioni sperimentate.

Il disegno diventa uno strumento catartico, un modo per esternare sentimenti repressi e risolvere tensioni e problemi emotivi attraverso la loro raffigurazione, ma anche un contenitore utilizzabile per riordinare emozioni confuse, contraddittorie, difficili da comprendere.

Grazie al disegno infine il terapeuta può accedere alle forze emotive positive inespresse dal bambino e, lavorandoci, può rafforzarle e renderle fruibili al piccolo paziente.

Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2021
2 minuti di lettura

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