Empowerment del paziente e Social Media: quali sfide per il futuro?

empowerment del paziente e social media quali sfide per il futuro
Marina Peluso
Scritto da:
Marina Peluso
Esperta in Digital Health
Si è appena concluso il Workshop su salute e social media organizzato dall’Istituto Mario Negri di Milano. Una giornata dedicata ad analizzare il ruolo delle nuove tecnologie e dei nuovi strumenti di comunicazione nel promuovere l’importanza della salute e nell’incrementare le competenze sanitarie di pazienti e cittadini.

Comunicare e promuovere la salute ai tempi dei social, questo il titolo dell’incontro che ha visto coinvolte personalità provenienti da diversi ambiti professionali e universitari che hanno per comune denominatore un territorio operativo di interesse generale: la salute.
 
Tantissimi i temi affrontati, e altrettante le problematiche messe sul tavolo della discussione. Ogni relatore si è soffermato su un aspetto di questo ampio quadro relazionale che coinvolge Istituzioni, luoghi di cura, professionisti della salute e cittadini, ognuno dei quali meriterebbe di essere ripreso e approfondito.
 
Ma andiamo con ordine. Il primo tema che è stato discusso è quello della disponibilità delle informazioni sul web. Quanto è usato internet nella diffusione e circolazione di informazioni a carattere medico-sanitario? A questa domanda risponde Isabella Cecchini, di GFK Eurisko: “Secondo recenti indagini, emerge che il web gioca un ruolo fondamentale nella costruzione delle competenze del paziente. Sono 11,5 Milioni gli italiani che cercano su internet informazioni che riguardano la salute, la cura e le patologie, ovvero quasi un italiano su due”. Un dato che immediatamente ci porta a riflettere sulla qualità delle notizie che circolano in rete, sulla loro validità e affidabilità. È proprio su questo che si concentra l’intervento del prof.  Walter Quattrocchi, dell’Istituto IMT di Lucca. Quali sono i principi in base ai quali si selezionano le notizie online?  Secondo il Prof. Quattrocchi siamo tutte vittime del confirmation bias, quel meccanismo in base al quale siamo portati a leggere e a credere a quelle informazioni che confermano le nostre convinzioni già consolidate.
 
Eugenio Santoro, dell’Istituto Mario Negri, si è interrogato sull’efficacia dei social media nella promozione della salute. Gli studi scientifici a riguardo mettono l’accento sul fatto la diffusione sui canali social di messaggi che promuovono la prevenzione stimola in effetti le persone ad attivarsi e a trasformare i propri stili di vita. Proprio alla luce di questo, Santoro suggerisce che le nuove tecnologie di comunicazione possono essere un canale di prevenzione importante per le Istituzioni sanitarie. Ma come vengono effettivamente utilizzati questi strumenti dal settore della sanità pubblica? A questa domanda risponde con il suo intervento Alessandro Lovari, Ph.D. dell’Università di Sassari, che ha presentato uno studio qualitativo sull’uso che le ASL italiane fanno delle piattaforme social. Il quadro che emerge mostra che i social Network non vengono utilizzate come piattaforme interattive, ma più come canali di broadcasting.
 
Il tema che ha dominato la seconda parte dell’incontro è stato senza dubbio l’empowerment del paziente, intesto come potenziamento delle capacità critiche e decisionali del cittadino rispetto al sistema sanitario. Internet e la rete, i social media e la minore distanza tra medico e paziente mettono il cittadino in condizione di non essere più oggetto passivo dello sguardo medico, ma soggetto attivo della cura. Come ha efficacemente spiegato Roberto Ascione, CEO Healthware International: “lo spazio social ha abilitato nuove interazioni medico-paziente, creando un canale integrativo e molto promettente di educazione alla salute ed umanizzazione dell’assistenza. L’esempio più paradigmatico sono senz’altro i sistemi di crowdsourcing per l’orientamento o addirittura il consulto tramite i servizi di domande e risposte online”. Questo se vogliamo è stato il fil rouge di questa giornata, come sottolineato anche dagli interventi di Guendalina Graffigna, dell’Università Cattolica e Paola Mosconi, dell’Istituto Mario Negri. La Dott.ssa Graffigna, ha anche parlato dell’importanza del coinvolgimento del paziente nel processo di cura, specie per quelle patologie croniche in cui l’aderenza alle cure risulta più difficile da ottenere. In questo certamente i social media possono giocare un ruolo fondamentale, mettendo in comunicazione pazienti che soffrono di patologie simili e creando comunità di persone che si sostengono e incentivano l’aderenza alla cura. Anche Paola Mosconi ha toccato questo aspetto, sottolineando l’importanza della connessione emotiva tra gli interlocutori sanitari e i soggetti a cui le cure sono destinate.
 
A chiudere la giornata, l’antropologa Cristina Cenci - DNM, ha messo in rilievo il fatto che i social media e le tecnologie di comunicazione digitale sono uno strumento fondamentale per praticare la Medicina Narrativa, ovvero quell’approccio alla cura che permette di ricostruire, insieme al paziente, il senso del corpo malato a partire da una narrazione efficace della pratica medica.
 
A conclusione di questa interessante e istruttiva maratona sulla relazione tra salute e social media, riprendiamo alcuni interrogativi lasciati aperti da Roberto Ascione alla fine del suo intervento: "proprio perché i social media e le tecnologie hanno un impatto dirompente sulla vita delle persone è necessario sviluppare strumenti di conoscenza efficaci, che sappiano rispondere anche alle esigenze etiche e normative che questo ambito impone".
24/05/2016
24/05/2016
Marina Peluso
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Marina Peluso
Esperta in Digital Health