27-03-2008

alcool

mi sono sottoposto agli esami del sangue per il rinnovo della patente io sono diabetico insulino dipendente.dovendo fare la transferrina desialata non ho fatto uso di alcolici per quattro mesi premetto che bevo soltanto birra circa tre lattine nei due pasti mi hanno rilevato la transferrina desialata a 2.7 AST 14 ALT 12 bilirubina totale 1.0 GGT 9 avendo dovuto subire negli ultimi due mesi due somministrzioni di glucagone per via di ipoglicemie notturne chiedo se il valore di transferrina desialata possa risultare alterato in quanto il glucagone sò essere un ormone che influisce sul fegato cosa posso fare? grazie molte
Risposta
La transferrina desialata (CDT), secondo la letteratura prevalente (1) e la comune esperienza clinica e diagnostica è stata internazionalmente accettata come marcatore cronico di ripetuta od eccessiva assunzione di alcool. In una recente revisione casistica (2), la transferrina desialata è definita come il più sensibile (80% negli alcoolisti e il 60% nei forti bevitori) e specifico marcatoredi abuso cronico di alcool ad oggi disponibile. Diversi studi hanno indicato che consumi superiori a 50-80 g di etanolo al giorno per almeno una settimana inducono un innalzamento dei valori di CDT nella maggioranza dei pazienti esaminati (11). Durante l’astinenza alcoolica la CDT mostra un’emivita plasmatici di circa 15 giorni (12,13). Esistono differenti varianti genetiche di transferrina dovute alla sostituzione di diversi amminoacidi nella catena polipeptidica (14). Sono conosciute circa una quarantina di sostituzioni different; in particolare, la variante “C” è la più frequente (oltre il 95%) nella popolazione caucasica. Le varianti “B” e “D” possono interferire con la determinazione della CDT. Per tale motivo può accadere che persone che assumono quantità normali di alcool possano risultare falsamente positive in quanto eterozigoti per la Transferrina “CD”. Tuttavia l’interferenza della variante D nel determinare sovrastime di CDT dipende non solo dal sottotipo personale, ma anche dal metodo di determinazione: infatti i metodi che dosano la CDT incorporando nel complesso la Trisialo CDT sono più facilmente soggetti all’interferenza della Transferrina “D” (15). La variante “B” invece ha un pI minore e pertanto coeluisce con le forme normali ed il bevitore cronico di alcool recante nel corredo genetico la Transferrina “B” può risultare falsamente negativo. Molti studi hanno confermato in trials clinici la validità della CDT come marcatore di abuso alcoolico, sia in termini di sensibilità che in termini di specificità. Riguardo alla “specificità” della CDT come marcatore di abuso alcoolico cronico (20), le principali cause di falsi positivi sono le sindromi C.D.G. (Disordini congeniti della glicosilazione) (21), le varianti genetiche Transferrina “D” e alcune patologie epatiche (epatocarcinomi, cirrosi biliare primitiva.. ) (22), mentre in presenza di carenze marziali (23,24), qualora si utilizzi il rapporto tra CDT e Transferrina, la potenziale interferenza viene annullata. Risulta comunque evidente da questi studi che gli errori di valutazione indotti dall’uso della CDT sono di gran lunga inferiori come numero di quelli indotti dal dosaggio della GGT, parametro di funzionalità epatica dosato comunemente nei soggetti etilisti. Per quel che riguarda la “sensibilità” (25), l’emivita della CDT è circa 14 giorni. Studi effettuati sulla base di assunzione di alcool per tre settimane mostra che consumi cronici anche di piccole quantità modificano la concentrazione di CDT, mentre l’assunzione di forti quantità in tempi più ristretti non modifica la concentrazione di CDT. Il valore medio di CDT considerato è risultato essere 0,95%, con moda 0,65 e mediana 0,84%. La deviazione standard è stata calcolata pari a 0,62. Il valore rappresentativo della popolazione, ottenuto aggiungendo al valore medio il doppio della deviazione standard, risulta essere 2,19%. La varianza sul totale del campione è pari a 0,38, con coefficiente di variazione (CV) di 65,2. Routinariamente, il limite inferiore di positività usato come discriminante tra coloro che abusano di alcool e coloro che ne fanno un uso moderato è stato fissato a 2%. Si indica nel valore 2,50% il dato patologico e l’intervallo intermedio come positivo potenziale. In base alle fasce d’età più basse (18-28 e 29-39 anni) e più alte (62-72 e 73-83 an-ni) si collocano i valori inferiori dell’indice di CDT (rispettivamente 0,87%, 0,96%, 0,98%, 0,86%), mentre in quelle centrali (40-50 e 51-61 anni) si riscontrano i valori maggiori (rispettivamente 1,04% ed 1,06%). Il valore medio di CDT nella popolazione di sesso femminile è in genere 0,78% Discussione Il cut-off fissato (2%), discrimina il bevitore moderato dall’abusatore cronico di alcool. CDT (Carbohydrate Deficient Transferrin) ossia transferrina carboidrato carente, desialata: biomarker dell’abuso alcoolico, molto più affidabile dell’MCV (volume globulare medio dell’emocromo) e della GGT. Essa documenta un consumo alcoolico giornaliero di circa 70 gr di etanolo, pari a 750 ml di vino di circa 12° per 14 giorni. Il valore si dimezza in 15 giorni di stop alcool e si normalizza dopo un mese di astinenza (fonte: Patologia Clinica Ospedale Lanciano). I valori della CDT possono essere espressi come valore assoluto oppure come % della Transferrina totale, i valori di riferimento sono: CDT
TAG: Diabete | Endocrinologia e malattie del ricambio