Salve,mi appresto a domandare quanto segue:è vero che,un terapeuta,non può avere contatti col paziente al di fuori del setting terapeutico?è vero che,tra paziente e terapeuta,non può esserci alcuno scambio di gesti affettivi,effusioni,tenerezze di qualsiasi tipo?è vero che,il terapeuta,non può rivolgersi al paziente con appellativi del tipo:"Io... Leggi di più sono,per te,come un padre"."Tu sei,per me,come un figlio"?è vero che,il terapeuta,non può,ad es.,aiutare il paziente a reperire un impiego oppure a superare gli esami universitari,mediante raccomandazioni?è più importante la qualità o la frequenza temporale delle sedute?Mi spiego meglio:è preferibile un terapeuta che,lavorando in servizio pubblico e,seguendo quindi un vasto bacino d'utenza,offre incontri sporadici;ma comunque proficui oppure incontri frequenti,ma infruttuosi?è deleterio che,un paziente,in un transfert,si affezzioni filialmente al terapeuta?Lo veda,insomma,come un genitore(specie se il genitore effettivo non c'è più o non c'è mai stato)?Se un paziente sente denigrare,da un collega,il propio terapeuta:come si deve regolare?Come si procede se,il paziente,a seguito delle calunnie udite,non ripone fiducia nel terapeuta;ma,al contempo,non riesce a staccarsi da costui,perchè lo vede come un referente affettivo assimilabile ad una figura paterna?Grazie per l'attenzioneConfido in vostre risposte