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25-10-2006

Gentilissimi dottori nel 1998 in seguito ad

gentilissimi dottori nel 1998 in seguito ad episodi di ipoglicemia con ricovero ho scoperto di avere un fegato notevolmente ingrossato con AST e ALT otto volte il normale. Mi sono rivolto sia ad un reparto di diabetologia e disfunzioni metaboliche che a quello di gastroenterologia. In seguito ad una serie lunghissima di esami, sono state escluse sia epatiti di origine autoimmuni che dislipidemie e/o sindrome metabolica e diabete. Inoltre non c'era traccia, e non c'è tuttora, di virus, ne B ne C ne D. Ho eseguito biopsia al fegato con il seguente risultato: "frustoli bioptici caratterizzati da severa e diffusa steatosi macrovescicolare, associata a caripatia vacuolare ed isolati focolai di necrosi epatocitolitica intralobulare. Lieve e focale portite inattiva. Scarsa fibrosi portale. Il reperto orienta per la diagnosi di "steatoepatite non alcolica"." La mia domanda è la seguente: Cosa vuol dire tutto ciò? perche mi hanno detto che devo stare tranquillo e che non c'è nessuna cura? quest'anno grazie a degli amici studenti in medicina ho trovato dei lavori scientifici pubblicati su riviste accreditate americane in cui la NASH veniva trattata con antiossidanti quali: glutatione ridotto, Vit.A, Vit. C, Vit. E, Trimetilglicina(TMG), betaina, silimarina, con risultati a volte apprezzabili. Perchè non mi sono stati proposti? Inoltre vorrei sapere come faccio a sapere se la mia steatoepatite non progredisce verso la fibrosi e poi verso la cirrosi? dovrei fare una altra biopsia, visto che AST e ALT permangono sempre 2-3 volte il normale? grazie.
Dr. Fegato.com
Risposta di:
Dr. Fegato.com
Risposta
La steatoepatite non alcolica è una malattia che va tenuta sotto controllo ed eventualmente curata, anche con farmaci, se è il caso. Esistono infatti numerosi farmaci utilizzabili in tale sindrome, anche se in verità non sono stati ancora validati da sperimentazioni cliniche metodologicamente corrette. Tuttavia alcuni di questi farmaci sono relativamente innocui e già utilizzati per altre condizioni patologiche nelle quali se ne è potuto verificare il loro eventule potenziale di rischio. Non c’è modo di stabilire se la sua NASH progredisca verso la cirrosi, se non attraverso biopsia a distanza di anni (decenni).
TAG: Epatologia | Fegato | Gastroenterologia | Medicina interna
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