30-11-2012

inserimento di endoprotesi

Calcolosi.Premetto che ne soffro dal 1999 e da allora vado avanti a flebo antidolorifiche che possono essere sporadiche o frequenti .Abbiamo provato con la litrossia extracorporea al Policlinico di Monza ma senza risultati.Col passare degli anni ogni tanto qualche calcolo usciva e così di mia spontanea volontà gli ho fatti analizzare arrivando alla conclusione che sono tutti composti da ossalato di calcio e fosfato di ammonio.Arrivato ormai alla rassegnazione chiedo un ultimo consulto ad un grande luminare il quale dopo avermi spillato una parcella molto alta mi dà la sua diagnosi: sei fatto così, ci devi convivere.Essendo diversi calcoli nei calici nessuno mai ti opererà.Va bene, gli anni passano, ogni tanto mi faccio fare le mie flebo, fino a quando nel ultimo periodoavverto sempre più frequentemente bruciore alla vescica in fase e non di minzione.Ormai essendo quasi urologo non prendo nulla sapendo già che non si tratta di cistite ma bensì di un calcolo che sta per uscire e probabilmente è in vescica.Una notte per non andare sempre a farmi fare le flebo al Policlinico, decido di andare al pronto soccorso del ospedale San Gerardo di Monza.E qui inizia il peggior periodo della mia vita.Il medico mi fa la solita flebo e mi invita a presentarmi il giorno dopo dall'urologo.Vado, racconto l accaduto e mi invita a fare degli esami del sangue particolari abbastanza costosi, (che ovviamente nessuno mai leggerà) lastra, eco e tornare.Morale: c'è un calcolo di 13mmX8mm nell'uretere destro.Fai uro tac e ne riparliamo mi dice: al limite ci sarà da mettere uno stent ma niente di che vai tranquillo........Il giorno 19 novembre alle ore 16:00 mi recavo presso l'ospedale San Gerardo per effettuare un uro tac con contrasto, fortunatamente (così pensavo io ) ero in piena colica e ho chiesto al tecnico di dirmi cosa vedeva cosi andavo giù al p.s. a farmi fare una flebo e glie lo dicevo.Mi dice di scendere che loro da giù avrebbero visto già l esame e decidono di ricoverarmi.Non avevo febbre ma solo dolore alla vescica.Il giorno dopo non c'era posto, quello dopo ancora mi fanno scendere in un ambulatorio dove a loro dire sentendo solo un lieve fastidio avrebbero inserito uno stent ureterale per mettere in sicurezza il rene.Bene: qui inizia la mia sofferenza! Urlare,piangere, contorcermi dal dolore per poi sentirmi dire.Non ce la faccio lei è troppo contratto riproveremo in anestesia totale.E qui mi chiedo: ma un anestesia locale non si poteva fare?Torniamo in reparto, aspettiamo un altro giorno e poi finalmente mi portano in sala operatoria.Faccio presente di essere allergico al ASA e al Paracetamolo, mi legano caviglie e mani e l ultimo ricordo che ho è l infermiera che dice al chirurgo: ma non è troppo grosso quel tubo???? Che poi scoprirò essere il catetere credo) E il chirurgo: ma va è perfetto.Dà li perdo i sensi, non mi ricordo ne di iniezioni ne di mascherine per addormentarmi.Mi sveglio successivamente e per i primi secondi penso che dai sto bene è andata.......ma non faccio a tempo a finire il mio pensiero: inizio ad urlare dal dolore, dimenarmi, mi scoprò e vedo quel catetere che esce ed è lui a procurarmi tutto ciò.Cerco di togliermelo pensando fosse solo un tubo infilato NESSUNO mi ha detto del palloncino interno! NESSUNO! L' infermiera si accorge e prontamente mi inietta un antidolorifico che mi procurerà sollievo.Mi riportano in camera e per qualche ora tutto fila liscio, si dà un po di fastidio ma bisogna fare i lavaggi quindi stringiamo i denti.Alle 22 la situazione precipita, dolori indescrivibili, urlavo talmente tanto, sudavo e piangevo dal dolore che le lenzuola erano fradice.Niente! A nessuno importava poiché sostenevano che se chi mi aveva operato non aveva lasciato detto di darmi antidolorifici potevo morire li! Loro non potevano.Siamo arrivati al punto del: Vi firmo tutto quello che volete ma toglietemi sto coso ma niente.Dalle 22 alle 06:00 ho sofferto come un cane, riuscendo solo ad elemosinare due somministrazioni di antidolorifici e un iniezione di morfina.Quando iniettavano e mi rilassavo ero talmente bagnato dal sudore che tremavo dal freddo ma non gli fregava niente a nessuno, dovevo tirarmi su io la coperta stando attendo poiché al minimo sollecito del catetere saltavo per aria.Suonavo, chiedevo aiuto e arrivava la studentessa: ma io sono solo qui a studiare mi diceva.Il mattino seguente arriva l'urologo fresco come una rosa ironizzando sul fatto che un po bisogna soffrire........mi faccio togliere il catetere al istante promettendo di bere tanto.Due giorni dopo mi mandano a casa col vincolo di tornare dopo 15 20gg a fare il resto del lavoro ovvero rientrare e rompere il calcolo dal interno avvisandomi che soffrirò il doppio di ciò che è stato poiché avrò due cateteri la prossima volta!Ora io ho una paura folle di tornare in questo ospedale, non tanto per il lavoro eseguito che probabilmente è stato fatto a regola d'arte ma per il modo in cui fanno soffrire la gente fiscalizzando sugli antidolorifici.Ora non so per quale motivo, forse per ansia o per danni indotti ma mi ritrovo che faccio fatica a respirare, non ho forza nelle braccia e non ho nessuna intenzione di soffrire ancora in questo modo.Se tornerò al San Gerardo poiché nessuno si prenderà l impegno di finire il lavoro di altri farò in modo che mi portino via al primo errore (sentite le storie di gente con dita,gambe pezzi di corpo da amputare per precauzione quando poi salvati tutti dalla Multimedica di Sesto San Giovanni),e mi vedrò costretto di essere seguito da un legale.La cosa che mi preme di più sapere ora è se: mancanza di respiro e non forza sono imputabili ai postumi dell'anestesia. Fabio
Risposta

Gentile Signore,

la tolleranza al dolore è assolutamente soggettiva, nessuno può farle una colpa se lei percepisce come allucinanti situazioni che nella maggioranza delle persone può generare un fastidio, da modesto a soppportabile con un supporto terapeutico. Peraltro, il tentativo di inserire una endoprotesi ureterale senza anestesia richiede indubbiamente un grado di collaborazione inusitata da parte del paziente, tanto che senz'altro la maggioranza degli specialisti non ne consideri neanche la possibilità. Purtroppo, a differenza delle occasioni precedenti, questo calcolo di 13 mm certamente non sarebbe stato destinato ad essere espulso spontaneamente. Oggigiorno la soluzione di questi casi è ovviamente endoscopica (ureteroscopia operativa), ma in base alle proprie abitudini, alcuni operatori non eseguono l'intervento in tempo unico, ma preferiscono "preparare" l'uretere inserendo un'endoprotesi per qualche tempo. Questo atteggiamento (più comune in passato) è oggi quantomeno molto prudenziale, può rendere più agevole il trattamento del calcolo ma certamente allunga significativamente i tempi di risoluzione definitiva. Da quel che ci riferisce, nel suo caso questo assume i caratteri di una vera sofferenza, questo ci dispiace molto e le auguriamo che la sua brutta avventura giunga presto ad una conclusione favorevole. Lei ci dice inoltre di avere molti altri calcoli nei calici renali, ovviamente questi continueranno in futuro a costituire il rischio incombente di nuove coliche ripetute. La moderma endourologia, mediante l'utilizzo di strumenti operativi flessibili, rende possibili oggi interventi di "bonifica" con rimozione simultanea (e se possibile bilaterale) di tutte le concrezioni, ottenendo ottimi risultati - impensabili con le onde d'urto - e la possibilità di ripartire una buona volta "da zero" e magari con l'aiuto di un bravo nefrologo, instaurare un serio programma di prevenzione delle recidive.

Saluti

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