Mio padre, 71 anni, urostomizzato da cinque anni per un carcinoma vescicale ed in attesa di intervento per inserimento di stunt ureterali a causa di idronefrosi bilaterale che aveva gia' dopo l'intervento, ad inizio dicembre accusa forti dolori addominali ed ha febbricola. Al pronto soccorso viene diagnosticata infezione alle vie urinarie,... Leggi di più leucociti alti ma dall'ecografia addominale e radiografia ai polmoni non risulta nulla di significativo. Viene trattato con antibiotico per via endovenosa e toradol. Prima di essere dimesso ha un picco febbrile a 39, brividi con scuotimento e nausea. Trattato con paracetamolo a fine giornata non ha piu' febbre e viene dimesso anche per mancanza di posti letto. Gli viene prescritta doppia terapia antibiotica che continua a casa in attesa dei risultati dell'urinocoltura. Il giorno dopo e' un po' debole, si alimenta poco, non accusa piu' dolore ed ha febbricola. Durante la notte ha febbre a 41.Arriva in ospedale in stato comatoso con grave acidosi metabolica ed ipotensione. Viene rianimato e dichiarato fuori pericolo ma dopo poco ha una nuova crisi con ipotensione e coagulazione del sangue che gli causano il decesso. Mi chiedo come sia possibile che avvengano cose del genere, 48 ore prima mio padre usciva, andava al bar, guidava non dava segnali di gravi compromissioni. In cosa abbiamo sbagliato? Si poteva evitare questo schock settico mortale? Noi familiari non riusciamo a farci una ragione dell'accaduto