12-08-2016

Paziente con MPM: quale alimentazione seguire?

Buon pomeriggio, sono il marito di una donna ammalata di MPM diagnosticato a maggio 2016; dopo vari approfondimenti sulle terapie possibili tradizionali e non, abbiamo scelto di partecipale ad un trial di primo braccio in II fase per un trattamento di immunologia oncologica. Nel periodo intercorso tra la diagnosi e l'inizio della terapia, abbiamo pianificato assieme ad un nutrizionista un programma alimentare, fitoterapico e radionico con supporto di agopuntura e reiki che ha prodotto nel breve risultati assai sorprendenti sui quali tuttavia abbiamo fatto considerazioni razionali senza avventurarci troppo in speranze infondate. Dopo l'inizio del trattamento ci è stato imposto di sospendere ogni somministrazione di integratori e di riprendere una alimentazione normale. Posso ritenere che questa pretesa sia da giustificarsi con gli interessi dello sponsor del Trial che vuole avere la certezza dell'efficiacia della combinazione di farmaci sulla malattia, ma avrei volentieri trasgredito questa prescrizione se non avessi ricevuto un rifiuto da parte del nutrizionista che non ha voluto assumersi la responsabilità di affermare che non esiste incompatibilità tra i medicinali del trattamento e l'assunzione di fitoterapici connessi a diete particolari. Siamo quindi in una situazione dove abbiamo degli strumenti per coadiuvare le terapie innovative con un sistema che consente al paziente di avere più energia, sentirsi più sereno, mantenere l'appetito e quindi le capacità reattive dell'organismo e dello spirito che non devono mancare in queste malattie e dall'altra parte il timore di interferire con la chimica di trattamento. Inoltre tra un trattamento infusivo e l'altro passano 28 giorni un periodo dove il paziente vive uno stato di limbo in attesa del prossimo trattamento. Sarebbe opportuno a mio parere utilizzare questo range per coadiuvare la terapia immunologica con strumenti in grado di mantenere l'asset psico-fisico del paziente elevato e quindi riprendere il programma citato in precedenza. Ma non essendo medico e non avendo ricevuto pareri favorevoli in merito non possiamo rischiare da una parte la salute del paziente e dall'altra rendere inefficaci i trattamenti. Sto cercando quindi un contatto con con un nutrizionista oncologo che valuti la situazione nella sua generalità per sostenere anche nei riguardi del comitato scientifico del NIBIT che finanzia il trial l'opportunità di proseguire a trattare la paziente durante le fasi di intervallo terapeutico con un idoneo programma alimentare e terapeutico integrativo. In caso di risposta positivo provvederò a contattarla per una consulenza privata . Cordiali saluti. 
Risposta di:
Dr. Giovanni Orlando
Specialista in Nutrizione e Scienze dell'alimentazione
Risposta
Salve, la ringrazio per la fiducia, per seguire casi così delicati credo sia opportuno che si abiti nella stessa città e che si abbia una stretta collaborazione con gli oncologi che hanno in cura la paziente. Ancora meglio se il medico dietologo lavori nello stesso complesso ospedaliero ove presente il reparto oncologico che ha in cura il paziente. Questo credo sia il miglior modo per lavorare a totale beneficio della paziente, senza incorrere in spiacevoli errori. Potrà sembare banale, ma già una corretta alimentazione che supporti la paziente in toto e che sia efficace al mantenomento costante del peso è già di notevole supporto. La Professoressa Gentile del Niguarda (Milano), UO di Nutrizione clinica, credo sia un punto di riferimento concreto, abitassero loro in Lombardia.
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